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L’ad di Discovery Araimo: “Soddisfatti per Fazio, ma non ci sostituiamo al servizio pubblico”

Il general manager: “Voglio fare l’editore in modo adeguato alla società. Il talento che conosce il mezzo e il suo pubblico diventa lui il formato. In Italia sono in pochi”
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«Il risultato è straordinario, ma teniamo i piedi per terra». Alessandro Araimo, classe 1970, general manager di Warner Bros, Discovery Italy & Iberia, ha portato Fabio Fazio sul Nove. Domenica con Che tempo che fa è stato il canale più visto dopo Rai 1.


Che effetto fa?

«Un bell’effetto, inutile negarlo, però il nostro è un percorso, non voglio che ci si senta arrivati. È ovvio che ne ricaviamo un incitamento a fare bene il nostro lavoro, quello di editore. Sono un manager di un gruppo privato e devo tenere d’occhio l’equilibro dei conti e il profitto».


Con Liliana Segre e David Grossman avete fatto servizio pubblico.

«Vorrei fare una televisione che sia contemporanea e internazionale, fatta da italiani che sappiano guardare il mondo. Si è visto molto bene in una serata di 4 ore e mezza. Se questo è fare servizio pubblico sono stracontento, ma la realtà è che voglio fare l’editore in un modo adeguato alla società».


Quindi?

«Guardo al mio obiettivo piuttosto che al concetto di serv…

«Il risultato è straordinario, ma teniamo i piedi per terra». Alessandro Araimo, classe 1970, general manager di Warner Bros, Discovery Italy & Iberia, ha portato Fabio Fazio sul Nove. Domenica con Che tempo che fa è stato il canale più visto dopo Rai 1.


Che effetto fa?

«Un bell’effetto, inutile negarlo, però il nostro è un percorso, non voglio che ci si senta arrivati. È ovvio che ne ricaviamo un incitamento a fare bene il nostro lavoro, quello di editore. Sono un manager di un gruppo privato e devo tenere d’occhio l’equilibro dei conti e il profitto».


Con Liliana Segre e David Grossman avete fatto servizio pubblico.

«Vorrei fare una televisione che sia contemporanea e internazionale, fatta da italiani che sappiano guardare il mondo. Si è visto molto bene in una serata di 4 ore e mezza. Se questo è fare servizio pubblico sono stracontento, ma la realtà è che voglio fare l’editore in un modo adeguato alla società».


Quindi?

«Guardo al mio obiettivo piuttosto che al concetto di servizio pubblico, per sua natura connaturato alla Rai. Mi fa piacere che il nostro ruolo di editore sia visto bene, ma io faccio un servizio al pubblico. Non voglio prendere il ruolo della Rai».


Non pensa che la politica tarpi le ali alla Rai?

«Siamo un gruppo internazionale in Italia da tanto tempo, partito piccolissimo e arrivato ad avere Fazio in prima serata. Ci siamo potuti muovere con regole democratiche, indipendentemente dal governo che c’è stato. Per un editore privato o pubblico sono le idee a guidare le scelte editoriali. Per valutare un nuovo management serve tempo e tenderei a darlo anche ai nuovi vertici, prima di valutare le scelte. Non è facile prendere in mano un’azienda grande come la Rai».


Però due milioni di spettatori hanno cambiato canale, qualcosa vuol dire.

«Il mercato italiano della televisione ha opportunità importanti, c’è una parte in crescita che prenderà punti ai concorrenti, quello che è accaduto domenica. Fazio e Littizzetto hanno un pubblico. Sono un manager che guarda ai propri risultati, il mercato ti premia o ti punisce».


Com’è nato il corteggiamento a Fabio Fazio?

«Avevamo già provato ad avvicinarlo cinque anni fa, alla firma del precedente contratto con Rai. Per una serie di ragioni, la cosa non andò a buon fine. Però si era creato un feeling sulla visione della tv e sulle cose che avremmo potuto fare. Pensavo che fosse finita lì. Poi ci siamo ritrovati in primavera, a fine contratto, in una fase di riflessione e potenziale cambiamento. Sapevo cosa poteva rappresentare per noi. Avevamo sperimentato l’esperienza, di successo, con Maurizio Crozza».


Vorrebbe avere altri talenti?

«In un mondo dominato dai formati e dalle serie, il talento che conosce il mezzo e il suo pubblico diventa lui il formato. Non solo è proprietario, lo crea ogni settimana, cosa più unica che rara. Sono pochi: Fazio, Crozza, De Filippi e Fiorello. Ballando con le stelle fa il 25%. Carlucci è brava ma è un format che trovi negli altri Paesi».

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