Giornata della Memoria vittime del colonialismo: “Gli italiani non furono brava gente”. La proposta di Boldrini, 5stelle, Fratoianni e Anpi
di Giovanna CasadioROMA – Chiedere scusa non costerebbe niente. Per gli eccidi, l’impiego di aggressivi chimici, le deportazioni, la prigionia. E potrebbero essere tutte d’accordo le forze politiche se qualcuna non pensasse evidentemente di avere scheletri nell’armadio e perciò anche il colonialismo italiano è una pagina da non toccare. Tanto vale fare finta di nulla.
Una leggina di tre articoli – sottoscritta dalla dem Laura Boldrini, dal M5S Riccardo Ricciardi, dal segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni su proposta dell’Associazioni partigiani e del suo presidente Gianfranco Pagliarulo e dalla rete Yekatit 12-19 febbraio con Silvano Falocco – fa discutere prima ancora di essere depositata in Parlamento. Chiede che sia istituito il Giorno della Memoria per le vittime del colonialismo italiano. La data: il 19 febbraio, perché nel 1937 fu l’inizio dell’eccidio della popolazione civile a Addis Abeba. Però l’obiettivo è ricordare i 700 mila africani uccisi durante il periodo di occupazione colon…
ROMA – Chiedere scusa non costerebbe niente. Per gli eccidi, l’impiego di aggressivi chimici, le deportazioni, la prigionia. E potrebbero essere tutte d’accordo le forze politiche se qualcuna non pensasse evidentemente di avere scheletri nell’armadio e perciò anche il colonialismo italiano è una pagina da non toccare. Tanto vale fare finta di nulla.
Una leggina di tre articoli – sottoscritta dalla dem Laura Boldrini, dal M5S Riccardo Ricciardi, dal segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni su proposta dell’Associazioni partigiani e del suo presidente Gianfranco Pagliarulo e dalla rete Yekatit 12-19 febbraio con Silvano Falocco – fa discutere prima ancora di essere depositata in Parlamento. Chiede che sia istituito il Giorno della Memoria per le vittime del colonialismo italiano. La data: il 19 febbraio, perché nel 1937 fu l’inizio dell’eccidio della popolazione civile a Addis Abeba. Però l’obiettivo è ricordare i 700 mila africani uccisi durante il periodo di occupazione coloniale italiana in Eritrea, Etiopia, Libia e Somalia.
Ma è già partito un tam tam della destra con i titoli e gli articoli del Giornale e di Libero secondo i quali “la Boldrini accusa i nostri nonni” e la sinistra piccona il mito degli “italiani brava gente”. Un mito che ha rimossa la ferocia del colonialismo e che Pagliarulo traduce nella proposta di abbattere il monumento al generale Rodolfo Graziani (che fu poi ministro della Repubblica di Salò, inserito dalle Nazione Unite nella lista dei criminali di guerra ma mai processato) ad Affile, monumento alla cui inaugurazione nel 2012 partecipò Francesco Lollobrigida.
Tocca a Boldrini spiegare la proposta. Parte dal tanto sbandierato Piano Mattei, di cooperazione con l’Africa, di cui la premier Giorgia Meloni parla, per ricordare che non vuole dire nulla, almeno finora. “Ci sono giornali che denigrano questa iniziativa di una Giornata della Memoria delle vittime del colonialismo italiano, e invece bisogna avere il coraggio di fare i conti con il passato, che è un segno di maturità”, osserva Ricciardi. E Fratoianni riassume: “È una legge giusta, fa luce su pagine terribili della nostra storia e crea coscienza collettiva”.
La moltiplicazione delle giornate della memoria ne svilisce la portata? Questa è una diversa questione, da affrontare se si vuole. Però in questo caso è l’occasione per ovviare alla rimozione, ai “diversi vuoti”: insiste Pagliarulo. Non solo il colonialismo fascista, ma l’inizio dell’avventura coloniale italiana con le sue diverse tappe, dal 1882 “un colonialismo un po’ straccione” e che poi, durante il fascismo, diventa feroce.
Chi sono gli “anti italiani” di cui anche nell’occasione di una legge sul colonialismo la destra discute? “Ci sono gli anti italiani. Mussolini ad esempio era un anti italiano”, sempre Pagliarulo. Una possibilità che la legge sia approvata e che la giornata per le vittime del colonialismo c’è? Remota: ammettono i promotori. Non certo perché altre son le urgenze nel pieno della guerra di aggressione di Hamas a Israele, del Medio Oriente scosso da venti di guerra e dell’Ucraina sotto la minaccia di Putin. Anzi. Proprio in questi momenti è bene riprendere il filo della storia e farne tesoro.