Spese per la Difesa, pubblicati i piani del governo: la Nato può attendere, rinviato al 2028 il 2 per cento del Pil
di Gianluca Di FeoIl ministro della Difesa, Guido Crosetto
Il bilancio della Difesa sarà di 27.748 milioni, pari all’1,38 per cento del Pil e con un aumento rispetto al 2022 di un miliardo e ottocento milioni. Nei piani del governo Meloni l’obiettivo di raggiungere il 2 per cento del Pil fissato dalla Nato – e oggetto di un acceso dibattito politico negli scorsi mesi – viene rinviato a un 2028 che appare molto lontano. Infatti le previsioni per il 2024 e il 2025 vedono addirittura in calo questo rapporto, che scenderà all’1,26 per cento del Pil.
Ma se si prendono in considerazione anche i programmi hitech di navi e caccia finanziati dal Ministero delle imprese e del Made in Italy e i fondi per le missioni estere, la spesa complessiva per le forze armate sarà di 30.758 milioni. Stanziamenti che includono però anche i carabinieri e quindi la sicurezza del Paese.
In tutto nel 2023 l’Italia intende acquistare nuovi strumenti militari per un valore di otto miliardi. A leggere con attenzione c’è una sorta di “metodo Pollicino”: si decine l’avvio di…
Il bilancio della Difesa sarà di 27.748 milioni, pari all’1,38 per cento del Pil e con un aumento rispetto al 2022 di un miliardo e ottocento milioni. Nei piani del governo Meloni l’obiettivo di raggiungere il 2 per cento del Pil fissato dalla Nato – e oggetto di un acceso dibattito politico negli scorsi mesi – viene rinviato a un 2028 che appare molto lontano. Infatti le previsioni per il 2024 e il 2025 vedono addirittura in calo questo rapporto, che scenderà all’1,26 per cento del Pil.
Ma se si prendono in considerazione anche i programmi hitech di navi e caccia finanziati dal Ministero delle imprese e del Made in Italy e i fondi per le missioni estere, la spesa complessiva per le forze armate sarà di 30.758 milioni. Stanziamenti che includono però anche i carabinieri e quindi la sicurezza del Paese.
In tutto nel 2023 l’Italia intende acquistare nuovi strumenti militari per un valore di otto miliardi. A leggere con attenzione c’è una sorta di “metodo Pollicino”: si decine l’avvio di progetti multimiliardari mettendo sul piatto una manciata di milioni e spalmando il completamento nel prossimo decennio, senza però definire neppure le coperture totali. È il caso ad esempio dei nuovi carri Leopard 2 che costeranno più di otto miliardi: 2.624 milioni nel prossimo triennio, altri 2.400 milioni nei successivi undici anni e un buco di 4.200 milioni a cui dare risposta.
I tank leopard in battaglia contro le difese russe
Il dossier
È stato finalmente reso noto il Documento di Programmazione Pluriennale della Difesa, il libro mastro di 264 pagine con le indicazioni strategiche e tutti gli investimenti nel settore militare: il primo a venire firmato dal ministro Guido Crosetto che mette nero su bianco i piani dell’esecutivo di centro-destra. Normalmente viene pubblicato nella primavera, con uno slittamento a luglio lo scorso anno per l’effetto dell’invasione dell’Ucraina, e questa volta arriva in Parlamento contemporaneamente alla Manovra e alle pressioni di Palazzo Chigi per la spending review.
La premessa firmata da Crosetto è ambiziosa e prende atto dei nuovi scenari mondiali. È finita la stagione in cui l’Italia si poteva limitare alle missioni cosiddette di pace, contando sullo scudo della Nato. Il ritorno della guerra in Europa e il moltiplicarsi delle crisi internazionali impone di cambiare e prepararsi ai conflitti su larga scala: “Il deterioramento del quadro generale di sicurezza ci ha infatti ricordato che lo sforzo quotidiano delle forze armate deve tornare ad essere orientato a preparare lo strumento militare ad assicurare la difesa dello Stato in ogni momento e per tutto il tempo necessario. In questo senso, deve tornare a rappresentare il principale baluardo in termini di difesa e deterrenza da tutti i tipi di minacce, presenti e future, che la nostra nazione si potrebbe trovare ad affrontare e che possono mettere a rischio i nostri interessi nazionali”.
“Per questo la Difesa – scrive il ministro - sta avviando un profondo processo di rinnovamento e trasformazione dello strumento militare, che comporterà l’adozione di scelte coraggiose e lungimiranti”. Quali? Crosetto è chiaro: servono molti più soldi di quelli disponibili. Tanti miliardi in più. E per questo ipotizza stanziamenti straordinari per comprare nuovi mezzi: “L’obiettivo di medio termine a cui puntare è di garantire un’adeguata e costante alimentazione degli investimenti, definendo un nuovo modello di finanziamento, il quale si basi su quella che ho già definito una ‘legge triennale sull’Investimento’”. Questa legge – che il ministro definisce come “da adottare auspicabilmente in breve tempo” - dovrebbe mettere sul tavolo altri fondi ossia “un rilevante valore aggiunto sotto diversi profili economici”. Allo stesso tempo – come in tutti i progetti militari – si sottolinea l’importanza di sostenere l’industria nazionale del settore.
Oltre a questo, il ministro evidenzia il problema dell’esercizio – le risorse per la manutenzione e per addestrare il personale – “che ha raggiunto livelli ormai insostenibili, incidendo in maniera importante sia sui livelli di efficienza dei mezzi in dotazione sia sulla possibilità di effettuare idonee attività addestrative”. È inutile avere caccia e tank se non si impara a utilizzarli o se non si possono comprare i ricambi. Una valutazione elementare, spesso però ignorata con le officine che si arrangiano “cannibalizzando” ossia prendendo pezzi da un veicolo o da un cannone per far funzionare gli altri.
Queste considerazioni si ancorano al panorama descritto dal capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che mostra come la Penisola e la nostra area di interesse nazionale siano circondate da situazioni molto preoccupanti. Non c’è solo la Russia, con la lunga guerra in Ucraina e le iniziative ostili in Africa e nei Balcani: bisogna fare pure i conti con la Cina: “Risulta infatti in costante crescita il ruolo rivestito da Pechino in termini di postura e di proiezione di influenza nell’intera regione del Mediterraneo Allargato, perseguendo senza sosta una linea di affermazione egemonica”. E c’è poi la grande faglia di instabilità che tra Africa e Medio Oriente sta facendo proliferare le formazioni jihadiste.
L’onda corazzata
Tutto ciò si traduce in tanti disegni di crescita militare. Oltre al potenziamento della nostra task force anfibia – i marines italiani composti da San Marco e Lagunari, con aerei, navi ed elicotteri per interventi nel Mediterraneo di sei-otto mesi – c’è la spinta a dotarsi di armi a lungo raggio: i razzi Himars, protagonisti degli scontri in Ucraina, sui semoventi terrestri e un missile da imbarcare sulla flotta che potrebbe essere lo Scalp Navale francese in attesa di mettere a punto il nuovo cruise europeo. L’Aeronautica ha già gli Storm Shadow, anche questi usati spesso dagli ucraini per bersagliare la Crimea.
I dominatori della spesa bellica futura sono due: i mezzi corazzati e il nascente caccia di sesta generazione Tempest. Seicento giorni di combattimenti sui fronti ucraini hanno convinto lo Stato maggiore che sia indispensabile ricostruire le forze pesanti, dimenticate dopo la fine della Guerra Fredda. Oggi l’Italia non ha praticamente carri armati, sono rimasti in servizio una trentina di Ariete sui duecento acquistati a fine anni Ottanta, e si sta correndo ad aggiornare 120 tank di questo tipo.
La prima scelta del governo, annunciata a giugno e al vaglio del Parlamento, è di comprare i Leopard 2 tedeschi. Si tratta dell’unico tank disponibile in Europa, è stato più volte aggiornata ma è stato comunque concepito negli anni Settanta. L’operazione si annuncia molto costosa: 2.624 milioni subito, parte di quattro miliardi stanziati nell’arco di 14 anni. Il prezzo finale però sarà molto più alto 8.246 milioni, più di metà senza copertura. E destinati a un modello che quando entrerà in servizio avrà più di sessant’anni alle spalle.
Ancora più impegnativo il piano per sostituire i veicoli da combattimento, ribattezzato Aics. Ci sono 1.646 milioni e anche qui ne sono finanziati 5.230 in 14 anni. Ma il conto sarà di ben 15 miliardi, per due terzi da trovare. “Questa programmazione – commenta Piero Batacchi, direttore di Rivista Italiana Difesa - è molto centrata sulla modernizzazione dello strumento terrestre. Come dimostra la scelta degli Himars si è guardato alle lezioni che arrivano dall’Ucraina. Il progetto Aics ipotizza più di mille mezzi blindati di nuova generazione: alcuni ad esempio avranno un cannone da 120 millimetri, altri saranno anti-drone con una mitragliera e un apparato di disturbo delle frequenze, altri ancora serviranno a lanciare loitering munition, più spesso chiamate droni killer. Questi sistemi anticiperanno le tecnologie del futuro tank europeo”.
L’altro blockbuster è il supercaccia Tempest, da realizzare insieme a Gran Bretagna e Giappone in un’inedita alleanza industriale che dovrà disegnare il futuro dell’aviazione. I fondi sono pari a 5 miliardi. Nessuno sa prevedere quanto servirà per farlo volare: siamo ancora agli studi preliminari e già sono serviti tre miliardi. Giova ricordare che questo programma per realizzare un velivolo di sesta generazione, ossia più avanzato dell’F-35, è iniziato per volontà dei due governi Conte.
L’armata dei desideri
I nuovi programmi sono una lista di pagherò. Nel 2024 ci sono in tutto 264 milioni: la rata iniziale. Perché gli esborsi per quelli decisi nel passato richiedono 7,7 miliardi. Gli Himars ad esempio costeranno 970 milioni, per adesso ci sono soltanto 137 milioni in sette anni. Il resto è, per ora, una cambiale in bianco.
Tra gli strumenti più rilevanti spiccano le tre navi anfibie per rimpiazzare le vecchie classe Santi, che saranno pure “particolarmente idonee allo svolgimento di attività di supporto in caso di calamità naturali, emergenze ambientali e sanitarie”. Le prime due verranno 1.226 milioni. Altri 660 milioni per proseguire la costruzione dei sottomarini U212. Il drone europeo Euromale invece verrà 815 milioni: il Documento evidenzia la necessità di potenziare le capacità nel settore dei velivoli telecomandati e dei “droni killer”, ma non ci sono soldi per esaudire le richieste. Investimenti significativi per i missili terra-aria, necessari a colmare il vuoto nella nostra contraerea. Per le batterie Samp-T c’è un fondo di 1.142 milioni. Gli elicotteri da combattimento verranno 710 milioni e i jet d’addestramento T346 335.
E l’F-35? Il Documento spiega che per i primi 28 e per la costruzione della fabbrica di Cameri (Novara) sono stati spesi 7 miliardi. Adesso servono altri 4,2 miliardi per comprarne altri 27, con un risparmio di un miliardo grazie all’aumento degli ordini in tutto il mondo. Ci sarà poi un ulteriore trance di 35 aerei per 7 miliardi. Insomma, un totale di oltre 18 miliardi. Con ricadute sull’economia nazionale stimate finora in 5 miliardi. L’intercettore Eurofighter invece costa ai contribuenti mezzo miliardo l’anno, inclusi gli aggiornamenti dei radar.
La lista della spesa è molto più lunga, ma non ci sono abbastanza quattrini, neppure spezzettando e frazionando. Così viene pubblicato un elenco di desiderata: “Interventi finanziari che saranno prioritariamente ricercati attraverso strumenti di futura istituzione”. Quali? Un satellite spia, aerei da pattugliamento marittimo e da trasporto a lungo raggio, sistemi contraerei per fermare i missili balistici, pattugliatori navali e corvette, radar volanti, droni killer. Oltre alle fette scoperte degli acquisti già avviati. “Credo che il gap più significativo sia quello del velivolo per la ricognizione sul mare e la lotta ai sottomarini – continua Batacchi di Rid -. Abbiamo visto quanto sia aggressiva la flotta subacquea russa nel Mediterraneo e anche altre nazioni hanno incrementato la presenza negli abissi dove si trovano gasdotti e cavi a fibra ottica”.
Il Documento parla tanto di tecnologie innovative, come un polo della robotica e gli apparati per la cyberwar: un capitolo significativo è relativo allo spazio, con piano di navette orbitanti e di microsatelliti. Anche qui però bisogna fare i conti con la realtà di un Paese che ha risorse limitate per permettersi ambizioni di potenza.