Medio Oriente, Salvini l’incendiario, Crosetto il pompiere. I due volti del governo Meloni
di Emanuele LauriaIl pompiere e l’incendiario. Le due linee del governo Meloni si scontrano fragorosamente, in queste ore di ansia e delicati equilibri da mantenere sulla lotta al terrorismo. Da un lato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si pone un problema di sicurezza e di sobrietà rispetto al dramma delle immagini che giungono dal Medio Oriente e annulla due eventi legati alla festa delle Forze armate del 4 novembre: il concerto previsto alla Nuvola dell’Eur e la grande mostra del Circo Massimo, alla quale sono, o meglio erano attesi, oltre centomila visitatori. Su quest’ultimo evento ufficialmente si sta valutando ma la cancellazione della manifestazione è data pressoché per sicura. Di certo, per la ricorrenza delle Forze armate è stato ridimensionato l’iniziale programma di tre giorni. “A malincuore”, sottolineano da ambienti vicini a Crosetto.
Dall’altra parte c’è il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il teorico del pugno duro contro il terrorismo islamico, da esibire nelle piaz…
Il pompiere e l’incendiario. Le due linee del governo Meloni si scontrano fragorosamente, in queste ore di ansia e delicati equilibri da mantenere sulla lotta al terrorismo. Da un lato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si pone un problema di sicurezza e di sobrietà rispetto al dramma delle immagini che giungono dal Medio Oriente e annulla due eventi legati alla festa delle Forze armate del 4 novembre: il concerto previsto alla Nuvola dell’Eur e la grande mostra del Circo Massimo, alla quale sono, o meglio erano attesi, oltre centomila visitatori. Su quest’ultimo evento ufficialmente si sta valutando ma la cancellazione della manifestazione è data pressoché per sicura. Di certo, per la ricorrenza delle Forze armate è stato ridimensionato l’iniziale programma di tre giorni. “A malincuore”, sottolineano da ambienti vicini a Crosetto.
Dall’altra parte c’è il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il teorico del pugno duro contro il terrorismo islamico, da esibire nelle piazze reali e virtuali. Nelle stesse ore in cui Crosetto predica prudenza, Salvini decide che il 4 novembre, nello stesso giorno delle celebrazioni annullate per ragioni di sicurezza, debbano essere chiamate in piazza tutte “le forze politiche, culturali, economiche, sociali. Per dire no all’estremismo islamico e all’antisemitismo strisciante, a ideologie che spargono fuoco nel cuore dell’Europa”.
Ora, senza neppure entrare nel merito dell’evento annunciato, è evidente che costituisca una contraddizione nei confronti del posizione di chi dentro il governo – da Crosetto per arrivare a Palazzo Chigi – creda sia il momento di mantenere i toni bassi, non creare altre occasioni di tensione e non alimentare una spirale di violenza e attentati che, purtroppo, rischia di mettere indietro le lancette del tempo.
Ma forse, anche in questo delicatissimo ambito, il governo sconta il protagonismo dei singoli. Tutti condannano l’estremismo islamico ma Salvini cavalca il tema con disinvoltura: fino a festeggiare sui social l’uccisione dell’”assassino islamico” di Bruxelles: “Non lo rimpiangeremo”. È la Bestia che si è rimessa in moto, una macchina di comunicazione tornata ruvida e a tratti violenta. Ma in molti, sempre sui social, rimproverano a Salvini che proprio l’accostamento delle parole “assassino” e “islamico” accresce l’intolleranza religiosa di qualsiasi tipo, con toni che non si addicono un vicepremier.
Ma il leader della Lega, uscito scornato dall’approvazione di un manovra che poco spazio ha lascito alle richieste del Carroccio – dalle pensioni alla flat tax – ritiene necessario catturare l’attenzione. E i voti di una destra estrema – da Le Pen ad Afd – con la quale va a braccetto verso il voto delle Europee. Contrapponendosi proprio all’approccio più istituzionale della premier Meloni. Ma su un tema così sensibile come quello della sicurezza, il governo può permettersi di avere un doppio volto?