Trento e Bolzano al voto, FdI sogna la scalata. Autonomisti obbligati al patto coi nemici storici
dal nostro inviato Giampaolo VisettiManifesti elettorali a Bolzano
BOLZANO – A ottant’anni dalla caduta del fascismo, in Alto Adige si appresta ad essere abbattuto anche l’ultimo muro, etnico e politico, che dal dopoguerra ha diviso il gruppo linguistico tedesco da quello italiano. Nelle province autonome di Bolzano e di Trento si vota domenica e tutti i sondaggi prevedono, per la prima volta, l’ascesa al potere locale di Fratelli d’Italia, partito erede del Msi, storicamente schierato contro le autonomie speciali. L’affermazione della destra nazionale, baluardo dell’italianizzazione sudtirolese imposta da Mussolini, non aprirà la strada ad un “compromesso storico”. Per la Volkspartei, semplicemente, questa volta non c’è scelta. Lo statuto d’autonomia, a tutela delle minoranze, impone ai gruppi linguistici la spartizione del potere: il partito maggioritario tedesco governa assieme alle forze italiane più votate. Realpolitik: la coabitazione obbligata, consolidata dall’opportunità di ottenere sempre più soldi e competenze dal governo di Roma, ha visto…
BOLZANO – A ottant’anni dalla caduta del fascismo, in Alto Adige si appresta ad essere abbattuto anche l’ultimo muro, etnico e politico, che dal dopoguerra ha diviso il gruppo linguistico tedesco da quello italiano. Nelle province autonome di Bolzano e di Trento si vota domenica e tutti i sondaggi prevedono, per la prima volta, l’ascesa al potere locale di Fratelli d’Italia, partito erede del Msi, storicamente schierato contro le autonomie speciali. L’affermazione della destra nazionale, baluardo dell’italianizzazione sudtirolese imposta da Mussolini, non aprirà la strada ad un “compromesso storico”. Per la Volkspartei, semplicemente, questa volta non c’è scelta. Lo statuto d’autonomia, a tutela delle minoranze, impone ai gruppi linguistici la spartizione del potere: il partito maggioritario tedesco governa assieme alle forze italiane più votate. Realpolitik: la coabitazione obbligata, consolidata dall’opportunità di ottenere sempre più soldi e competenze dal governo di Roma, ha visto alternarsi Dc, Pd, Fi e Lega. Se nel fine settimana tra le Dolomiti le previsioni saranno confermate dalle urne, la destra nazionalista della premier Giorgia Meloni, già primo partito alle politiche sia in Trentino che tra gli italiani del Sudtirolo, governerà così la Regione assieme agli autonomisti di Svp, Lega e Patt. A Bolzano l’ultimo test prima delle Europee di giugno promette di salvare anche Forza Italia: se gli orfani di Berlusconi riusciranno ad eleggere un consigliere, la Volkspartei li coinvolgerà in cambio dell’apparentamento necessario per conservare il suo deputato filo-Ue a Bruxelles. Le previsioni della vigilia anticipano invece in salita una ripresa del centrosinistra unito guidato dal Pd di Elly Schlein: in Alto Adige confermerebbe a fatica un seggio, in Trentino il candidato presidente Francesco Valduga non riuscirebbe a contrastare il bis del governatore leghista Maurizio Fugatti. “La rielezione di Fugatti e del presidente altoatesino Arno Kompatscher – dice Gunther Pallaver, docente emerito di Scienze politiche all’università di Innsbruck – non è in discussione. Decisivo sarà piuttosto il calo dei loro partiti autonomisti, Svp e Lega, oltre al livello di crescita dei nazionalisti di FdI. Rispetto al passato si profila un Trentino Alto Adige sempre meno speciale e sempre più allineato a destra con Roma e con Vienna, oltre che con il resto del Nord del Paese”. A profilarsi è una sfida tutta interna alle destre, tedesca e italiana. A Bolzano per la prima volta l’ex partito di raccolta Svp è dato sotto il 40%: il previsto calo di oltre 5 punti priverebbe Kompatscher di 2 o 3 consiglieri, costringendolo ad allargare la maggioranza non solo agli italiani di Fdi-Lega. Non è escluso il coinvolgimento dell’estrema destra tedesca: pur divisa in tre, soffia dentro il suo stesso schieramento. A Trento la “mission impossible” di Fugatti è confermare l’exploit-Lega del 27,1% di cinque anni fa. Alle ultime politiche il partito di Salvini si è fermato al 7,8%, con la Meloni schizzata dal 3 al 25%. Per il leader del Carroccio, contestato per la scelta di marciare in Europa assieme alla sovranista Marine Le Pen, un altro tonfo minaccia di scatenare un terremoto interno. “Dentro la destra - dice Giuseppe Sciortino, preside di Sociologia all’università di Trento – il capovolgimento dei rapporti di forza non si profila come una meteora nemmeno nei territori-culla di Lega e autonomia. La sfida della coalizione di Fugatti è restare sopra il 40% per far scattare il premio di maggioranza: con un trionfo di Fdi e un altro calo della Lega anche il governatore uscente risulterebbe però, se non ufficialmente sotto tutela, fortemente ridimensionato”.
Al Nord il sorpasso Meloni-Salvini non ha impedito, nei mesi scorsi, la non scontata conferma dei leghisti Fontana e Fedriga in Lombardia e Friuli Venezia Giulia. In Veneto l’allineamento con Fdi lascia aperta perfino al bossiano Zaia la speranza di una riforma elettorale e del tris. “I tre leader salviniani commissariati dalla Meloni – dice Marco Brunazzo, docente di Scienze politiche nell’ateneo trentino – sono stati rieletti con percentuali tra il 54 e il 76%. Secondo i sondaggi Fugatti non subirà solo il successo di Fdi. L’accordo elettorale ha prodotto la divisione di Lega e autonomisti del Patt: difficile, per il governatore, avvicinarsi alla popolarità dei colleghi presidenti leghisti. Con una guida debole la prospettiva di una subordinata padanizzazione del Trentino, denunciata dal centrosinistra, non sarebbe politicamente infondata”. Lo scontro interno alla destra con vista sulle Europee, spiega la mobilitazione sia di Salvini che dei ministri Fdi in regione. In forse solo il duello a distanza Meloni-Schlein.
A insidiare le previsioni, specie in Alto Adige, il conflitto europeo aperto da Salvini con l’Austria sul blocco tirolese dei tir al Brennero. Parte dell’economia locale applaude: per gli elettori storici di Svp e Patt è invece imbarazzante allearsi sia con i centralisti di Roma che con i neo-nemici dell’ultradestra di Vienna. “Il dato di fondo di questo voto – dice Francesco Palermo, costituzionalista bolzanino dell’università di Verona – è la forza d’attrazione del populismo. In Sudtirolo la Svp resiste se si sposta sempre più a destra e se accetta di governare perfino con Fdi. In Trentino anche Lega e autonomisti storici devono accettare la nuova leadership meloniana. La crisi del centrosinistra incrina le specificità che in regione hanno legittimato l’autonomia e genera una destra ancora in cerca di classe dirigente, ma pronta a sostenere qualsiasi rivendicazione localista”. Protagonista della campagna elettorale, assieme a nostalgia per i no-vax e catastrofe-sanità, la narrazione estrema di un’invasione di orsi e lupi, versione alpina dell’incubo-immigrati. “Con il mondo in fiamme – dice Pallaver – la paura si afferma quale prima motivazione del voto anche in uno dei territori più ricchi d’Europa”.