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Giambruno lascia la conduzione del programma: “Dispiaciuto per l’imbarazzo creato”. Lo scontro affonda il titolo Mediaset

(ansa)
Il giornalista resterà nella redazione Rete4, ma rinuncia alla conduzione. Il timore di nuovi audio. In Borsa le azioni del gruppo tv perdono il 6%
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Un finale già scritto. Andrea Giambruno non tornerà a condurre Diario del giorno su Rete4. A sera, con uno stringatissimo comunicato, Mediaset prova a chiudere (o almeno così spera) lo psicodramma scatenato dai fuori-onda di Striscia la notizia: l’ex compagno della premier, “dispiaciuto per l’imbarazzo e il disagio creato con il suo comportamento, ha concordato con l’azienda” l’addio al video, fanno sapere da Cologno Monzese. Ma non è un licenziamento, né la sua anticamera, tutt’altro: il giornalista 42enne manterrà il posto nel programma, però dietro le quinte. “Continuerà a curare il coordinamento redazionale”, è la sentenza. Che potrebbe voler dire archiviare il procedimento disciplinare avviato dal Biscione per violazione del Codice etico.

In fondo a una trattativa condotta personalmente da Piersilvio Berlusconi, il fu first gentleman — che in realtà non avrebbe voluto rinunciare ai riflettori — si è reso conto di averla fatta grossa, si è scusato e ha “conciliato”: individuando con i vertici del gruppo un’onorevole exit strategy, per sé stesso e per Mediaset, precipitata nel frattempo al centro di una tempesta perfetta. Lo scivolone in Borsa del titolo, che ieri ha chiuso in calo del 6%, è stato letto dagli analisti anche come conseguenza delle forti fibrillazioni in seno alla maggioranza di governo. Non è un mistero che Giorgia Meloni si sia sentita tradita dalla famiglia Berlusconi per quegli imbarazzanti siparietti captati negli studi del Palatino. Né sembra aver creduto fino in fondo alla versione di Piersilvio, capo del colosso televisivo, che a frittata fatta le ha telefonato per spiegarle che nulla sapeva, di avere appreso dell’esistenza dei fuori-onda solo quando il Tg satirico di Canale5 li ha resi noti al grande pubblico.

La presidente del Consiglio non è solo irritata: è furibonda. Tanto da aver impartito ai fedelissimi l’ordine di non assecondare più alcuna richiesta degli azzurri (specie se si tratta di difendere gli interessi del Biscione). Da qui l’accelerazione dei Berlusconi per chiudere il caso Giambruno e il disperato tentativo di Antonio Tajani di riportare la calma, fugando ogni sospetto. “Non c’è da parte della famiglia, per quel che ne so, alcun intendimento di creare danni al governo come non c’è da parte di Forza Italia”, aveva detto il ministro degli Esteri in mattinata. “La famiglia Berlusconi — aveva insistito il segretario azzurro — è rimasta sorpresa e anche dispiaciuta per ciò che è accaduto dopo il servizio andato in onda in un programma Mediaset, ma l’autore è autonomo”.

Parole che tuttavia non hanno frenato le ritorsioni dei Fratelli contro gli alleati. E se il sottosegretario Alberto Barachini ha dovuto sudare sette camicie per far passare la nomina di Giuliano Amato alla guida della Commissione sull’Intelligenza Artificiale stoppata da Meloni il giorno prima (“Ci siamo chiariti e mi sono scusato personalmente per il disguido di comunicazione”), nell’ultimo vertice di maggioranza sulla giustizia la linea del viceministro forzista Paolo Sisto sulla prescrizione è uscita sconfitta.

Non semplici scaramucce, ma un avvertimento preciso, basato sul timore che esistano altri audio di Giambruno, magari farciti di allusioni sul suo rapporto con l’ex compagna. Ebbene, se dovesse emergere qualcosa di nuovo — è il messaggio — la premier non si limiterà alla rappresaglia. Né nei confronti di FI, né tanto meno di Mediaset.

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