Fenomeno Juergen Wirth Anderlan, il no-vax anti-immigrati che ha travolto Svp e le storiche destre in Alto Adige
dal nostro inviato Giampaolo VisettiJürgen Wirth Anderlan
(ansa)BOLZANO – Il suo partito si chiama come le iniziali del suo nome: semplicemente JWA, Juergen Wirth Anderlan. Il simbolo è la sua lunga barba, da frate boscaiolo. Prima di tutto lui è però la grande sorpresa delle elezioni provinciali in Alto Adige. Qualcuno lo paragona a Javier Milei, il populista dell’estrema destra argentina che sempre domenica ha centrato il ballottaggio alle presidenziali. Il fenomeno JWA che nella provincia autonoma di Bolzano ha travolto sia la Svp che la destre di lingua tedesca, respinge l’accostamento: ammette però di aver puntato anche lui tutto sul mix tra clown e profeta per “dire le verità che nessuno osa ammettere” e puntare il dito “contro un Sudtirolo che ormai ricorda un re che non si accorge di essere rimasto nudo”.
La sua campagna elettorale, per “totale assenza di soldi”, ha scommesso tutto e solo sui social. Risultato: partendo da zero l’ex comandante degli Schuetzen, 53 anni, ha ottenuto 16500 preferenze di lista, più di 14 mila voti personali e …
BOLZANO – Il suo partito si chiama come le iniziali del suo nome: semplicemente JWA, Juergen Wirth Anderlan. Il simbolo è la sua lunga barba, da frate boscaiolo. Prima di tutto lui è però la grande sorpresa delle elezioni provinciali in Alto Adige. Qualcuno lo paragona a Javier Milei, il populista dell’estrema destra argentina che sempre domenica ha centrato il ballottaggio alle presidenziali. Il fenomeno JWA che nella provincia autonoma di Bolzano ha travolto sia la Svp che la destre di lingua tedesca, respinge l’accostamento: ammette però di aver puntato anche lui tutto sul mix tra clown e profeta per “dire le verità che nessuno osa ammettere” e puntare il dito “contro un Sudtirolo che ormai ricorda un re che non si accorge di essere rimasto nudo”.
La sua campagna elettorale, per “totale assenza di soldi”, ha scommesso tutto e solo sui social. Risultato: partendo da zero l’ex comandante degli Schuetzen, 53 anni, ha ottenuto 16500 preferenze di lista, più di 14 mila voti personali e due seggi in consiglio provinciale. Il richiamo alle storiche lotte dei tiratori scelti sudtirolesi dell’eroe Andreas Hofer, in guerra per respingere gli invasori napoleonici, non è solo una trovata mediatica. Il boom di Anderlan affonda nella pancia della popolazione altoatesina di lingua tedesca, specie di quella delle valli in rivolta contro divisioni, veleni e scandali che hanno ridotto la Svp al minimo di sempre. Gli slogan, estremisti, sono tutti contro gli immigrati, a favore dei no vax e ostili al “potere che ruba e che non fa”.
“La mia prima battaglia – spiega dopo il trionfo – sarà sicuramente per fare in modo che i responsabili dei danni provocati durante la pandemia finiscano davanti a un tribunale”. L’Alto Adige, dove la maggioranza della popolazione non vive ammassata in città, durante gli anni più tragici del Covid ha registrato il record nazionale dei movimenti anti-vaccini. Nelle divise destre tedesche i no-vax restano forti, al punto da eleggere 3 rappresentanti su 35 nel nuovo consiglio. Anderlan così ha puntato tutto su rabbia, paura e temi cari al populismo, e ha vinto. “Ma non solo la popolazione di lingua tedesca – dice – mi ha scelto. Tutti qui sono esasperati, tutto il popolo è scontento della situazione in cui ci troviamo. Anche un sacco di elettori italiani assicurano di aver scelto me, o almeno giurano di averlo fatto”.
A renderlo più popolare dei suoi stessi slogan anti-sistema, la sua presenza scenica. Pelle coperta da tatuaggi, costumi tradizionali in pelle scamosciata, look giovanilista, boccale di birra sempre in mano e presenza fissa alle sagre di paese, raggiunte in cima alle montagne sull’inseparabile Harley Davidson. Look perfetto, tra Sudtirolo e valli al confine con l’Austria, per piacere sia ai giovani contadini che agli anziani non urbani dimenticati dall’industria di mele, vino e sci. Frasi-icona: “Meno macchine e più figli”, o “Siamo plurali anche senza migranti e 77 generi”. Così, giurando di essere contro l’estrema destra neonazista che cresce sia a Vienna che a Berlino, Anderlan dilaga tra indecisi, complottisti, arrabbiati e la sempre più folta schiera di sudtirolesi che si definiscono “naturalisti”, ossia fedeli “alle leggi del corpo e degli alberi” e ovviamente contro “i diktat delle multinazionali”.
Nonostante lo ripudi, il leader dell’ultradestra austriaca Herbert Kickl, conferma così il suo appoggio al fenomeno JWA. “Ho conosciuto molta gente coraggiosa – dice Kickl – e Anderlan è uno di loro, un vero tirolese che si batte con la schiena dritta, per i diritti del popolo e il potere che vuole rubarci la libertà. Senza persone come lui, con il coraggio di sfidare i potenti, non avremmo fatto crollare il regime del corona e l’obbligo dei vaccini: e oggi saremmo qui a servire i clandestini”. La ricetta sudtirolese di Jwa? “Rimpatriare tutti gli immigrati – dice – per risolvere così le emergenze casa e lavoro”.
Prima del voto di domenica nessuno confessava l’intenzione di votarlo. Da domenica notte scrivere sui social “io sto con Juergen” è un tormentone. “Io non volevo convincere qualcuno a votarmi – dice Aderlan – il fatto è che sono sempre rimasto me stesso e questo piace. È andata bene e la cosa certa è che almeno io non sfrutterò la fiducia della gente per salire al potere con la Svp. Farò opposizione e terrò d’occhio la maggioranza, ma pure il resto delle minoranze con me non può sentirsi tranquilla”.
Non era nessuno: chiuse le urne, il neo eletto da primato contende all’ex campione di sci Gustav Thoeni, al re degli Ottomila Reinhold Messner e alla mummia di Oetzi il primato sudtirolese della popolarità. “Questione di barba – dice – il segreto è non tagliare ciò che serve”.