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“Buttafuoco è musulmano”. Quando Meloni bloccò la candidatura in Sicilia dell’intellettuale “infedele” nominato presidente della Biennale di Venezia

Pietrangelo Buttafuoco

 (ansa)
Proposto a governatore dalla Lega nel 2015, l’allora no della premier: “Ci rendiamo conto del messaggio culturale, prima ancora che politico, che daremmo al mondo?”
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Sono bastati pochi anni per cambiare idea. Non un ripensamento, ma uno stravolgimento totale. Ed è così che, da “infedele” contro le tradizioni greche e romane, il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco di religione musulmana (convertito nel 2015) diventa il volto del governo alla Biennale di Venezia. Un completo cambio di rotta per Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni che, di fronte alla sua conversione all’Islam e alla sua possibile candidatura in Sicilia, commentava nel 2015: “Ci rendiamo conto del messaggio culturale, prima ancora che politico, che daremmo al mondo? È come se a Istanbul venisse candidato ed eletto un cristiano. Non ho nulla contro i musulmani e l’Islam... ma santo Dio!”.

L’allora coordinatore di “Noi con Salvini” in Sicilia Angelo Attaguile avanzò la possibilità di insediare Buttafuoco a capo della regione Sicilia, complice l’amministrazione traballante dell’ex governatore Crocetta. Un nome, quello del giornalista, non nuovo alla cerchia della destra, t…

Sono bastati pochi anni per cambiare idea. Non un ripensamento, ma uno stravolgimento totale. Ed è così che, da “infedele” contro le tradizioni greche e romane, il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco di religione musulmana (convertito nel 2015) diventa il volto del governo alla Biennale di Venezia. Un completo cambio di rotta per Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni che, di fronte alla sua conversione all’Islam e alla sua possibile candidatura in Sicilia, commentava nel 2015: “Ci rendiamo conto del messaggio culturale, prima ancora che politico, che daremmo al mondo? È come se a Istanbul venisse candidato ed eletto un cristiano. Non ho nulla contro i musulmani e l’Islam... ma santo Dio!”.

L’allora coordinatore di “Noi con Salvini” in Sicilia Angelo Attaguile avanzò la possibilità di insediare Buttafuoco a capo della regione Sicilia, complice l’amministrazione traballante dell’ex governatore Crocetta. Un nome, quello del giornalista, non nuovo alla cerchia della destra, tanto da guadagnarsi l’approvazione del leader del Carroccio.

A osteggiarne l’approdo tra i ranghi politici era stata però la stessa Giorgia Meloni, che nella proposta rintracciava un dettaglio insolito. Era di pochi mesi prima la notizia della conversione del giornalista all’Islam, per Buttafuoco considerata un ritorno alla “Tradizione” che affondava nelle radici siciliane. E Giafar al-Siqilli, cioè Giafar il siciliano, diventava il suo nuovo volto.

Insomma, un nome che con il fronte lepenista non aveva molto in comune, ma a preoccupare ancora di più Fratelli d’Italia era il segnale dato agli elettori. Un messaggio, spiegava Giorgia Meloni, “di un cedimento culturale a quei fanatici che vorrebbero sottomettere noi infedeli. Nel libro ‘Sottomissione’, lo scrittore francese Michel Houellebecq racconta della vittoria alle elezioni presidenziali di un candidato musulmano contro un candidato del Front National. La Francia in mano agli estremisti jihadisti, la resa, l’incapacità di difendere la propria cultura occidentale e nazionale. Qui invece siamo al paradosso che il fronte lepenista candiderebbe in Sicilia un convertito all’Islam”.

Un parere, a 7 anni di distanza, ben lontano da quello espresso in occasione della sua nomina a capo della Biennale di Venezia. “Buttafuoco, finalmente, afferma un cambio di passo che il governo Meloni vuole imprimere in ogni sede culturale e sociale della nazione – spiega il senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon - solo personalità scelte per lo spessore, la competenza e l'autorevolezza”. E nello sconfiggere il feudo della sinistra, come lo stesso Speranzon definisce la Biennale, l’alt alla candidatura e “il messaggio” agli elettori si perdono nel tragitto verso Palazzo Chigi.

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