Spiraglio sul Mes: in aula a novembre. La Ue: “Approvatelo”
di Emanuele LauriaDa sinistra, Giancarlo Giorgetti, Giorgia Meloni e Matteo Salvini
(ansa)ROMA – Sul Mes il governo apre. Ed è qualcosa di più di uno spiraglio. Per la prima volta Palazzo Chigi prende in considerazione l’idea di un’approvazione del nuovo regolamento del meccanismo di stabilità. Convinto di poter ottenere, in cambio del proprio sì, alcune concessioni da parte di Bruxelles. Nessuno parla ufficialmente e, davanti al pressing che arriva dal presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, Giorgia Meloni prende ancora tempo. Ma i vertici della Camera mettono in calendario per la settimana dal 20 al 24 novembre la ratifica del Mes. Segnale di un compromesso in fase avanzata.
Donohoe scrive una lettera al presidente dell’Eurosummit (e del consiglio europeo) Charles Michel. E dice chiaramente che “non dovremmo perdere di vista l’importanza di finalizzare la riforma del meccanismo europeo di stabilità. Attendiamo con impazienza — il passaggio fondamentale — la ratifica del trattato Mes in Italia, che stabilirà un sostegno pubblico comune al fondo di risoluzione unico”. …
ROMA – Sul Mes il governo apre. Ed è qualcosa di più di uno spiraglio. Per la prima volta Palazzo Chigi prende in considerazione l’idea di un’approvazione del nuovo regolamento del meccanismo di stabilità. Convinto di poter ottenere, in cambio del proprio sì, alcune concessioni da parte di Bruxelles. Nessuno parla ufficialmente e, davanti al pressing che arriva dal presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, Giorgia Meloni prende ancora tempo. Ma i vertici della Camera mettono in calendario per la settimana dal 20 al 24 novembre la ratifica del Mes. Segnale di un compromesso in fase avanzata.
Donohoe scrive una lettera al presidente dell’Eurosummit (e del consiglio europeo) Charles Michel. E dice chiaramente che “non dovremmo perdere di vista l’importanza di finalizzare la riforma del meccanismo europeo di stabilità. Attendiamo con impazienza — il passaggio fondamentale — la ratifica del trattato Mes in Italia, che stabilirà un sostegno pubblico comune al fondo di risoluzione unico”. È una strigliata, perché si sottolinea ufficialmente che il nostro Paese è l’unico a non avere ancora dato il via libera al trattato. Ma fonti di governo sottolineano altre parti della lettera. Quella in cui l’Europa dà atto al governo Meloni di avere fornito “aggiornamenti regolari sull’iter parlamentare in corso” con l’augurio che “venga portato a termine al più presto”. Nello stesso documento, il presidente dell’Eurogruppo fa esplicito riferimento al fatto che il Mes sarebbe il preludio “a un’Unione bancaria più resiliente”.
E l’Unione bancaria, come “strumento più efficace contro le crisi finanziarie”, era un obiettivo indicato proprio dalla presidente del Consiglio nella scorsa primavera. In più, nell’ultimo capoverso della lettera, Donohe afferma che “dopo la ratifica del Trattato, potremo anche riflettere collettivamente sul ruolo e sugli strumenti futuri del Mes”. Un accenno a una riforma del meccanismo europeo di stabilità che viene vista con favore dal governo. Ufficialmente, Meloni continua a prendere tempo. E nega che dell’argomento si parlerà nel corso del consiglio europeo che comincia oggi. Nulla dice, la premier, sul fatto che invece se ne discuterà nel corso della riunione che seguirà domani, ovvero l’eurosummit, il vertice dei venti capi di Stato e di governo dell’area euro. E soprattutto la convocazione della Camera per il 20 novembre, giunta proprio nel pomeriggio di ieri, appare ai più un’indicazione.
È cominciato il cammino che potrebbe portare a breve termine alla ratifica del trattato, con la rivendicazione, da parte dell’esecutivo, degli impegni strappati a Bruxelles. Un modo anche per coprire una retromarcia, visto che finora almeno due dei partiti della maggioranza (Lega e Fratelli d’Italia) si sono dichiarati sempre contrari al Mes, posizione che ha portato a un rinvio della ratifica, con una moratoria della discussione in aula che scade proprio a novembre. La Lega rimane in silenzio, anche se qualcuno collega le assenze di diversi esponenti del Carroccio ieri in aula, a partire da Salvini, a un dissenso espresso tacitamente verso lo sviluppo della trattativa, in un clima generale di instabilità figlio del caso Giambruno. Di certo, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, non chiude più le porte alla ratifica del trattato: “Lavoriamo sempre con la coalizione, la coalizione deciderà. Mi pare ci sia la guerra in Medio Oriente, una situazione incandescente, domani c’è il Consiglio europeo e stiamo a pensare al Mes?”.