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Rai, l’ex presidente Zaccaria: “Irriconoscibile, cacciati tutti i fuoriclasse. Il pasticcio sul canone aggrava i conti”

Intervista al costituzionalista: “Servizio pubblico non più centrale nell’informazione, ormai guardo La7. Fazio andava tenuto”
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Sedici anni da consigliere di amministrazione Rai, altri quattro da presidente. “È una specie di record, impossibile da eguagliare con i meccanismi di oggi”, sorride Roberto Zaccaria, docente di diritto Costituzionale e diritto dell’Informazione, tra i massimi conoscitori della televisione pubblica. Ci scherza su anche nel suo ultimo libro in uscita: memoir di ricordi sparsi sull’università, la politica (è stato deputato con il centrosinistra), l’amata Inter e naturalmente la Rai “che ormai è irriconoscibile”, chiosa. “Sono stati allontanati tutti i fuoriclasse - Fazio, Annunziata, Saviano, Gramellini, Insinna che non si sa bene cosa farà – sostituiti spesso con persone non alla stessa altezza. Ma la Rai è come la nazionale, devi scegliere i migliori. Altrimenti rischi la retrocessione”.

I nuovi vertici hanno fatto piazza pulita di giornalisti e conduttori non allineati per far spazio ai più fedeli: è un errore?

“Alla fine parlano gli ascolti, che sono il termometro dei comportamenti …

Sedici anni da consigliere di amministrazione Rai, altri quattro da presidente. “È una specie di record, impossibile da eguagliare con i meccanismi di oggi”, sorride Roberto Zaccaria, docente di diritto Costituzionale e diritto dell’Informazione, tra i massimi conoscitori della televisione pubblica. Ci scherza su anche nel suo ultimo libro in uscita: memoir di ricordi sparsi sull’università, la politica (è stato deputato con il centrosinistra), l’amata Inter e naturalmente la Rai “che ormai è irriconoscibile”, chiosa. “Sono stati allontanati tutti i fuoriclasse - Fazio, Annunziata, Saviano, Gramellini, Insinna che non si sa bene cosa farà – sostituiti spesso con persone non alla stessa altezza. Ma la Rai è come la nazionale, devi scegliere i migliori. Altrimenti rischi la retrocessione”.

I nuovi vertici hanno fatto piazza pulita di giornalisti e conduttori non allineati per far spazio ai più fedeli: è un errore?

“Alla fine parlano gli ascolti, che sono il termometro dei comportamenti del pubblico e vanno male. Secondo l’elaborazione dello Studio Frasi, nelle prime cinque settimane del palinsesto deciso dai manager insediati da Meloni la Rai ha perso quasi 300mila spettatori ed è stata scavalcata da Mediaset. La7 è sopra Rai2 e Rete4. E anche nel prime time Rai1 è stata sorpassata da Canale5. Di questo passo, presto o tardi potrebbero diminuire pure le entrate pubblicitarie. E il pasticcio sul canone aggrava il buio per i conti. Con buona pace dell’indipendenza della Rai”.

Sta dicendo che c’è un disegno per indebolire la Tv di Stato e ridurla a un’articolazione, magari nel megafono dell’esecutivo?

“Il rischio esiste. A cambiare in peggio le cose è stata la legge del 2015 fatta da Renzi, che è palesemente incostituzionale. Oggi l’ad è espresso dal governo, nominato dal ministro dell’Economia, mentre i consiglieri sono per 4/7 scelti dai partiti in Parlamento. Ma la Consulta nel 1974 ha detto, senza mai contraddirsi, che nel servizio pubblico gli organi direttivi non devono essere espressione prevalente del potere esecutivo. Ai miei tempi, il consiglio era composto da cinque persone, nominate dai presidenti delle Camere: di alcuni non si sapeva con esattezza a chi appartenessero. Ora invece sono tutti targati. C’è una maggioranza in Cda che risponde direttamente al governo pro-tempore”.

E questo come si combina con il taglio del canone?

“Una governance non indipendente poiché indicata dal presidente del Consiglio, unita a un sistema di finanziamento che non dà garanzie di autonomia perché non sai mai se e quali risorse stanzierà la politica, si traduce in un meccanismo che tiene la Rai col cappio al collo: non solo ne indichi i vertici, ma decidi anche quanti soldi gli dai. Il canone della Bbc (180 sterline) e anche quello tedesco (210 euro) costa più del doppio rispetto ai 90 euro che si versano in Italia: non è un capriccio, ma garanzia di libertà. E aggiungo: quando c’eravamo noi, la Rai incassava dalla pubblicità metà delle risorse In questo momento non arriva al 30%: quota che potrebbe scendere ancora se gli ascolti continueranno a calare”.

Ma se l’audience crolla non è anche colpa dell’avanzata delle piattaforme in streaming?

“Sì, ma vale per tutti. Se la Rai perde più della concorrenza, le cause vanno ricercate anche nelle scelte su programmi e conduttori. D’altra parte l’attuale consiglio, espressione del governo Draghi, è in scadenza ed è depotenziato. Ha un ad che fra meno di un anno si sa già che verrà rimpiazzato dall’attuale dg, vicino alla premier, messo lì perché il predecessore è scappato”.

In realtà Fuortes è stato costretto a lasciare per le pressioni del governo Meloni e perché non aveva più la maggioranza in Cda.

“E chi lo ha detto? Fuortes aveva due doveri: uno, confermare Fabio Fazio, lui era l’ad e quel dossier lo aveva sul tavolo. Due, andare in Consiglio a dire: il mio programma è questo, dentro c’è la prosecuzione di Che tempo che fa, vi chiedo di rinnovarmi la fiducia. Lui ha abbandonato la nave senza questa verifica e nel frattempo ha trattato per un altro posto”.

Forse Fazio, come Annunziata, ha preferito andare anziché diventare bersaglio quotidiano del centrodestra.

“Ma perché, quando c’era il centrosinistra Bruno Vespa ha avuto una vita difficile? Nel suo campo è un fuoriclasse, come Fazio e Annunziata. In Rai destra e sinistra devono convivere, il segreto è sempre aggiungere, mai togliere o epurare. E’ come se la mia Inter vendesse Lautaro Martinez. Così si dà a Discovery la possibilità di fare il 10%. La rete ti dà una spinta di avviamento, ma la differenza la fa il giocatore: se è bravo, è assolutamente vietato farlo andar via”.

Lei la guarda ancora la Rai?

“Personalmente preferisco sintonizzarmi sul Tg La7 perché c’è Mentana e subito dopo Gruber. Sono bravi, perciò li guardo. Ormai la dorsale informativa di qualità è lì. Per non parlare della satira. Per molti anni ha avuto grandissimo spazio, ora la televisione pubblica non la fa più: forse perché ha paura di disturbare l’esecutivo?”.

Anche i talk sono in affanno.

“La Rai non è più centrale nell’informazione. Nelle stagioni migliori gente come Biagi, Santoro e Vespa hanno condotto programmi spesso in contemporanea e il pubblico li guardava, eccome. Oggi per trovare un talk di informazione devi fare lo slalom e non c’è equilibrio, si è persa credibilità. Per dirne una, tutti sanno che la Gruber ha le sue idee, ma fa una trasmissione pluralista e gli ascolti la premiano”.

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