Divisivo e istrionico: Buttafuoco, l’intellettuale convertito all’Islam che sbarca a Venezia. E la Biennale svolta a destra
di Concetto VecchioPietrangelo Buttafuoco
(ansa)ROMA - «Pietrangelo Buttafuoco l’ho cresciuto io, e le assicuro che il suo pensiero è rimasto lo stesso di quando saliva sulla mia 500 per andare ai comizi del Movimento sociale: un uomo di destra, senza dubbio», dice al telefono da Enna, Rino Ardica, ex deputato missino. E con la designazione alla Biennale (che organizza anche la mostra del cinema di Venezia) il governo ha scelto il più trasversale e illustre dei suoi intellettuali, ma anche il meno incline alle abiure. E c’è in questa apparente contraddizione la difficoltà a raccontare il personaggio, «uno che non ha mai rinnegato nulla, non si è mai definito antifascista, un fervente missino», specifica da Siracusa il suo grande amico Fabio Granata, assessore che combatte il ponte sullo Stretto. «Mi hanno detto che lei è fascista», lo accolse gelido Norberto Bobbio nel novembre del 1999. «Professore, confusione per confusione, io non sono fascista. Sono altro», gli rispose Buttafuoco. E anche questo è vero.
I siciliani si distinguo…
ROMA - «Pietrangelo Buttafuoco l’ho cresciuto io, e le assicuro che il suo pensiero è rimasto lo stesso di quando saliva sulla mia 500 per andare ai comizi del Movimento sociale: un uomo di destra, senza dubbio», dice al telefono da Enna, Rino Ardica, ex deputato missino. E con la designazione alla Biennale (che organizza anche la mostra del cinema di Venezia) il governo ha scelto il più trasversale e illustre dei suoi intellettuali, ma anche il meno incline alle abiure. E c’è in questa apparente contraddizione la difficoltà a raccontare il personaggio, «uno che non ha mai rinnegato nulla, non si è mai definito antifascista, un fervente missino», specifica da Siracusa il suo grande amico Fabio Granata, assessore che combatte il ponte sullo Stretto. «Mi hanno detto che lei è fascista», lo accolse gelido Norberto Bobbio nel novembre del 1999. «Professore, confusione per confusione, io non sono fascista. Sono altro», gli rispose Buttafuoco. E anche questo è vero.
I siciliani si distinguono in uomini che parlano con i loro silenzi, e i facondi. Teatrale, iperbolico, lavico, Buttafuoco, sessant’anni, appartiene alla seconda scuola. Il suo modello culturale è sempre stato Carmelo Bene, quello umano lo zio Nino Buttafuoco, che fu il primo europarlamentare del Msi e deliziava gli elettori con comizi omerici. Soprattutto sognava per quel nipote ricco di talento la carriera politica. «Si candidò con me alle regionali del 1991», ricorda Ardica. Cominciò come militante del Fronte della Gioventù, la sezione del Msi era frequentata da un camerata, un certo Giannazzo, che pretendeva di parlare in piazza, ma non era cosa sua, gli dicevano, lui però insisteva, e allora Buttafuoco e i suoi amici un giorno lo caricarono sulla 500 con l’altoparlante sul tetto e lo portarono in campagna dove Giannazzo poté finalmente dare libero sfogo al suo impulso oratorio.
«La politica non era cosa sua», dice ora Ardica di Buttafuoco. E così Pietrangelo preferì aprire una libreria a Leonforte, piena di libri bellissimi che nessuno comprava. Povera è la Sicilia interna, e spopolato dall’emigrazione il suo paese, Agira, i Buttafuoco però erano borghesi e presto Pietrangelo riparò a Catania, la città di Brancati e di Pippo Fava. Da studente di filosofia andò in Germania a Friburgo, sulle orme di Jünger, in un viaggio autogestito dalle studentesse della facoltà di lingue (non c’era ancora l’Erasmus), recitò Carmelo Bene e cantò Dove sta Zazà, alle ragazze apparve «galante, istrionico, coltissimo». E ancora adesso recita la stessa parte quando lo chiamano agli stati generali della cultura di Fratelli d’Italia: è l’unico che suscita ovazioni sincere, le signore sempre si spellano le mani, i mariti annuiscono. E il ministro Sangiuliano, che ora l’ha scelto per l’alta carica, da ragazzo militava pure lui nel medesimo Fronte della Gioventù.
Ma non è vero, come ha sostenuto ieri il vicecapogruppo vicario meloniano Raffaele Speranzon, che la destra «ha infranto un altro tetto di cristallo». Buttafuoco dirige teatri, pubblica i suoi libri con Mondadori, ha condotto 8 e mezzo, fatto parte del cda dell’università di Enna, collabora alla Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine gestita da Luciano Violante. E per un breve periodo, dopo il Secolo - nella redazione di via della Mercede con Italo Bocchino - Foglio, (dove firmò un pezzo memorabile sui funerali del padre) e Panorama, ha pure scritto per le pagine culturali di Repubblica.
A un certo punto si è convertito all’Islam. E anche questa è una contraddizione, la conferma di uno spirito trasgressivo. Agli amici perplessi spiegò la sua scelta così: «I musulmani portano quei valori che saldano l’uomo alla vita, alla famiglia, all’onore». L’abbraccio di Maometto gli costò il mancato sostegno alla candidatura a governatore della Regione Sicilia di Giorgia Meloni otto anni fa. Aveva appena pubblicato il suo libro più venduto, Buttanissima Sicilia, un pamphlet al vetriolo contro i mali dell’autonomia siciliana e il governo Crocetta, che sembrò aprirgli la strada della gloria politica. In quel momento era ritenuto più vicino a Matteo Salvini. «È l’unico che abbia saputo realizzare un’incubatrice dove preparare il futuro della destra», spiegò al Tempo. Oggi i rapporti con la premier sono di nuovi ottimi.
Eretico senza tradire le sue origini, ha amato i missini di sinistra come Beppe Niccolai, il Craxi «che a Sigonella umiliò l’America», e quando il comunista Mirello Crisafulli finì sotto inchiesta lo difese con un’appassionata paginata di giornale, che Mirello, dopo l’archiviazione, fece incorniciare alla parete dell’ufficio. Ora la sua nomina dovrà passare dalle Commissioni Cultura di Camera e Senato, quindi arriverà il decreto di nomina. Il mandato dell’attuale presidente, Roberto Cicutto, indicato da Dario Franceschini, scade il 2 marzo 2024. La destra si prende anche la Biennale. «Ma con il più libero dei nostri», giura Granata.
«Oggi è impossibile immaginare Hemingway che racconta Dresda», così Buttafuoco denunciava un anno fa il conformismo di sinistra. Ora tocca a lui. Lo zio Nino da lassù sarà finalmente contento.