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La Rai meloniana punta ad avere più spot. Altro colpo a Mediaset

Pier Silvio Berlusconi

 
Dentro FI il sospetto che sia un nuovo avvertimento. Sgarbi in bilico: FdI lo silura dalla giuria di Miss Italia
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ROMA – All’interno di Forza Italia il sospetto è forte: quel provvedimento solo ventilato è una minaccia a Mediaset. Un nuovo avvertimento, dopo lo stop al decreto Energia annunciato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin e l’irritazione di Meloni per la nomina, da parte del sottosegretario Alberto Barachini, di Giuliano Amato come capo del comitato per l’intelligenza artificiale. Sul tavolo del cda Rai, l’altra sera, è finito l’innalzamento del tetto del 6 per cento alla pubblicità che oggi vincola l’emittenza pubblica. Un modo per compensare i mancati introiti derivanti dal taglio del canone ma anche un sicuro danno per la concorrenza sul mercato pubblicitario.

Un danno, insomma, a Mediaset: la sola ipotesi di un provvedimento del genere, promosso dalla Rai “meloniana”, mette fibrillazione, dentro un solco fra FdI e Forza Italia aperto dal caso Giambruno. Un segnale che origina da Palazzo Chigi? È questa la domanda che circola in Transatlantico. Come se non bastassero le tensioni che…

ROMA – All’interno di Forza Italia il sospetto è forte: quel provvedimento solo ventilato è una minaccia a Mediaset. Un nuovo avvertimento, dopo lo stop al decreto Energia annunciato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin e l’irritazione di Meloni per la nomina, da parte del sottosegretario Alberto Barachini, di Giuliano Amato come capo del comitato per l’intelligenza artificiale. Sul tavolo del cda Rai, l’altra sera, è finito l’innalzamento del tetto del 6 per cento alla pubblicità che oggi vincola l’emittenza pubblica. Un modo per compensare i mancati introiti derivanti dal taglio del canone ma anche un sicuro danno per la concorrenza sul mercato pubblicitario.

Un danno, insomma, a Mediaset: la sola ipotesi di un provvedimento del genere, promosso dalla Rai “meloniana”, mette fibrillazione, dentro un solco fra FdI e Forza Italia aperto dal caso Giambruno. Un segnale che origina da Palazzo Chigi? È questa la domanda che circola in Transatlantico. Come se non bastassero le tensioni che in questi giorni hanno provocato un crollo del titolo di Mediaset in Borsa: ieri meno due per cento, flessione di rilievo ma inferiore a quella delle chiusure precedenti. Di certo, con Meloni a Bruxelles, la maggioranza è percorsa da forti scosse. Rumoroso, il siluramento di Vittorio Sgarbi dalla giuria di Miss Italia. Un benservito che viene offerto all’interno di una conferenza stampa organizzata da FdI, con la patron del concorso, Patrizia Mirigliani, a spiegare che il critico d’arte «una decina di giorni fa» era stato invitato a presiedere la giuria del concorso, con un cachet di diecimila euro: «Attendiamo la sua risposta», dice Mirigliani. Ma è molto più diretto Fabio Petrella, deputato di FdI, presente all’evento: «Per lui Miss Italia finisce qui». La posizione di Sgarbi è in bilico, dopo le polemiche sulla sua attività collaterale a quella di governo che gli frutta ingenti compensi e che lo stesso ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha sanzionato. Il sottosegretario ha replicato anche ieri senza freni: «Io sono Sgarbi, da prima di essere nominato al governo. Mi invitano agli eventi per questo motivo e non vedo incompatibilità». In serata, alla Zanzara, Sgarbi attacca direttamente Sangiuliano: «Il ministro si indigna? Penserà di non essere autore di libri, di non fare attività autonoma che invece fa. Il libro su Prezzolini non è attività del ministero, ma dello scrittore». E ancora: «Meloni arrabbiata? Forse con lui. Io non ho fatto niente».

Fatto sta che al ministero stanno incrociando le date delle missioni (coperte da rimborsi pubblici) di Sgarbi con i vari eventi cui ha presenziato a pagamento. Palazzo Chigi si è preso qualche giorno di tempo per prendere una decisione. Peraltro, il critico d’arte è sotto inchiesta per evasione fiscale a Roma. Ma un provvedimento di rimozione, che solo Meloni può adottare, potrebbe creare imbarazzo rispetto ad altri casi di esponenti di governo indagati (Santanchè, Delmastro). Situazione complicata, che riporta sempre alla contrapposizione con Forza Italia: «Ma io non faccio parte di FI», precisa Sgarbi, che è stato vicinissimo a Berlusconi, fino all’operazione Scoiattolo con cui nel dicembre del 2021 reclutava grandi elettori per il Quirinale. In questo clima, Meloni proverà a condurre al traguardo una riforma per lei cruciale come il premierato: lunedì si terrà un vertice di maggioranza sulla riforma costituzionale e sulle altre leggi in cantiere (come l’Autonomia differenziata cara alla Lega). Venerdì prossimo, forse, il Cdm: fra gli ultimi nodi c’è il meccanismo della sfiducia costruttiva. Note le perplessità del Quirinale e difficile che la maggioranza riesca a completare entro le Europee almeno la prima approvazione del disegno di legge costituzionale da parte delle due Camere. Ma Meloni, nel momento più difficile del suo percorso, vuole uscire dall’angolo rilanciando un proprio cavallo di battaglia.

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