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Il piano casa del Pd: “Trovate un miliardo contro il caro affitti”

(ansa)
La presentazione a Venezia. La segretaria dem chiede un ministero ad hoc, l’appello a Conte e Calenda
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ROMA — «Ma guarda che caso», dice Elly Schlein, appena atterrata in aeroporto dopo la trasferta a Bruxelles al vertice del Pse. «Noi domani presentiamo il nostro piano per la casa, dopo 4 mesi di ascolto con i sindaci, le associazioni degli inquilini e dei proprietari, e proprio alla vigilia si sveglia Salvini». Sul cellulare della segretaria del Pd c’è un’agenzia stampa in cui il ministro delle Infrastrutture, che avrebbe anche questa delega nel portafogli, annuncia entro fine anno «un tavolo» sul tema. «Ma è ministro da un anno! E che fa? Un tavolo!», s’infervora la leader dem. «Se vanno avanti di questo passo, non faranno nulla nemmeno a fine legislatura». Ecco perché Schlein intende battere sul chiodo. Non da sola. Immagina un fronte largo, da Conte a Calenda: «Vogliamo dialogare con tutte le altre opposizioni, il modello è il salario minimo». C’è anche una proposta per il governo: «Creiamo un ministero per la Casa. Le politiche abitative non possono essere una cenerentola». Propo…

ROMA — «Ma guarda che caso», dice Elly Schlein, appena atterrata in aeroporto dopo la trasferta a Bruxelles al vertice del Pse. «Noi domani presentiamo il nostro piano per la casa, dopo 4 mesi di ascolto con i sindaci, le associazioni degli inquilini e dei proprietari, e proprio alla vigilia si sveglia Salvini». Sul cellulare della segretaria del Pd c’è un’agenzia stampa in cui il ministro delle Infrastrutture, che avrebbe anche questa delega nel portafogli, annuncia entro fine anno «un tavolo» sul tema. «Ma è ministro da un anno! E che fa? Un tavolo!», s’infervora la leader dem. «Se vanno avanti di questo passo, non faranno nulla nemmeno a fine legislatura». Ecco perché Schlein intende battere sul chiodo. Non da sola. Immagina un fronte largo, da Conte a Calenda: «Vogliamo dialogare con tutte le altre opposizioni, il modello è il salario minimo». C’è anche una proposta per il governo: «Creiamo un ministero per la Casa. Le politiche abitative non possono essere una cenerentola». Proposta disinteressata, fa notare Schlein: «Si vota fra quattro anni, non è che lo proponiamo per noi».

I dem apriranno il fronte casa oggi, a Venezia. Con una batteria di sindaci, da Dario Nardella (Firenze) a Beppe Sala (Milano). Lo spazio per introdurre nel dibattito un tema per ora fuori dai radar della politica è stretto. Ma un po’ la manovra aiuta, dato che proprio sull’aumento della cedolare secca già si intravedono bizze in maggioranza. Schlein un po’ se la ride: leghisti e meloniani per anni hanno descritto una sinistra che «mette le mani sulla casa». «E invece questa manovra li smaschera».

Cosa prevede il piano del Pd? Intanto un paio di miliardi, abbondanti, per l’edilizia pubblica. Un miliardo all’anno, da qui al 2031, servirebbe a ristrutturare le case popolari. Per riqualificarle, dato che oggi 90mila alloggi sono vuoti, perché inservibili, in palazzoni fatiscenti, mentre 650mila famiglie sono in graduatoria. Un altro miliardo andrebbe al fondo contro il caro affitti, che il governo Meloni non ha rifinanziato (erano 300 milioni). Il fondo serve ad aiutare le famiglie che non hanno i requisiti per la casa popolare, ma non riescono comunque a fronteggiare il costo di un affitto. Altri 200 milioni sarebbero destinati a nuovi studentati, anche per andare incontro ai ragazzi che protestano in tenda. Più un fondo per i fuori sede, 20 milioni nel 2024. Anche qui, si parte da dati sconfortanti: secondo Eurostudent, il 68% degli studenti italiani vive con mamma e papà, la media europea è del 34%. Partirebbe poi un censimento degli immobili inutilizzati dello Stato, a cominciare dalle immancabili caserme, di cui si parla da decenni.

C’è pure una stretta sugli affitti brevi, nelle grandi città iper turistiche. Un tetto alle case versione B&B, da far stabilire ai Comuni ogni 5 anni. E poi sì, a proposito di cedolare, anche il «ricorso alla leva fiscale per rendere conveniente ai proprietari» l’affitto tradizionale. «Ma non significa solo aumentare la cedolare per fare cassa, come fa Meloni – spiega Pierfrancesco Majorino, responsabile Casa di Schlein – è parte di una riforma complessiva. Lo Stato deve tornare a occuparsi di politiche abitative. Non se ne parla dai tempi di Fanfani».

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