Le mani della destra sulla cultura ma anche sui botteghini. In manovra spunta la tassa Sangiuliano
di Giovanna VitaleIl ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano
(ansa)Le mani di Gennaro Sangiuliano sugli incassi di monumenti e teatri. È l’ultima trovata del ministro della Cultura, infilata nella manovra di bilancio che tra stasera e domani verrà trasmessa alle Camere. Non sapendo dove trovare i soldi per finanziare le sue iniziative, l’inquilino del Collegio romano ha deciso di auto-assegnarsi il potere di prelevare, a sua totale discrezione, parte degli introiti derivanti da mostre, spettacoli musicali, eventi che a migliaia si tengono ogni anno nei musei e nei teatri più importanti d’Italia - il Colosseo a Roma, la Scala a Milano, l’Arena di Verona, la Fenice a Venezia e chi più ne ha più metta – per destinarli a ciò che più gli aggrada.
Il prelievo forzoso
Il comma 6 dell’articolo 64 prevede infatti che il “ministro della Cultura può disporre con propri decreti che una quota dei proventi conseguiti in occasione di concerti, mostre, manifestazioni culturali e altri eventi” organizzati in luoghi che godono di autonomia speciale (come appunto i pol…
Le mani di Gennaro Sangiuliano sugli incassi di monumenti e teatri. È l’ultima trovata del ministro della Cultura, infilata nella manovra di bilancio che tra stasera e domani verrà trasmessa alle Camere. Non sapendo dove trovare i soldi per finanziare le sue iniziative, l’inquilino del Collegio romano ha deciso di auto-assegnarsi il potere di prelevare, a sua totale discrezione, parte degli introiti derivanti da mostre, spettacoli musicali, eventi che a migliaia si tengono ogni anno nei musei e nei teatri più importanti d’Italia - il Colosseo a Roma, la Scala a Milano, l’Arena di Verona, la Fenice a Venezia e chi più ne ha più metta – per destinarli a ciò che più gli aggrada.
Il prelievo forzoso
Il comma 6 dell’articolo 64 prevede infatti che il “ministro della Cultura può disporre con propri decreti che una quota dei proventi conseguiti in occasione di concerti, mostre, manifestazioni culturali e altri eventi” organizzati in luoghi che godono di autonomia speciale (come appunto i poli museali e le aree archeologiche) oppure promossi, “in accordo con i soggetti interessati”, da enti controllati o vigilati “incluse le Fondazioni lirico sinfoniche e i teatri nazionali” sia versata nelle casse dello Stato e riassegnata “allo stato di previsione della spesa” del medesimo ministero “per essere destinata alla tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali”.
In sostanza, Sangiuliano può imporre senza dar conto a nessuno un prelievo forzoso sui guadagni supplementari di alcune delle massime istituzioni culturali del Paese, fin qui utilizzati per restauri e implementazione della propria offerta, per spostarli su strutture e progetti a lui più cari. Paradossalmente se volesse finanziare la sagra della salsiccia oppure allestire un calendario di appuntamenti sulle foibe, chiodo fisso della destra italiana, potrebbe farlo senza che si possa obiettare alcunché. E se anche per le fondazioni è richiesto l’assenso, appare difficile che – essendo vigilate dal dicastero – possano dire di no a una richiesta del ministro.
Decine di milioni di euro
Non stiamo parlando di bruscolini. Nel bilancio di previsione 2023 del Colosseo, ad esempio, le entrate per “supplemento mostre” ammontano a 12 milioni di euro. Agli Uffizi, sono la metà: 6 milioni. Al teatro alla Scala, nel 2022, sono stati incassati – sotto la voce “altri ricavi e proventi”, al netto dunque della vendita dei biglietti ma comprese le sponsorizzazioni – la bellezza di 79 milioni di euro. E lo stesso discorso vale per l’Opera di Roma, l’Arena di Verona, il Piccolo di Milano: tutti spazi spesso affittati per eventi e manifestazioni che vanno ben oltre il cartellone istituzionale. Ebbene ora Sangiuliano potrà mettere le mani nelle loro tasche e con quel denaro – decine di milioni di euro – alimentare la sua grandeur.
La replica del ministro
Una lettura “distorta” e “fuorviante”, replica secco il ministero: la norma in questione “corrisponde ad una precisa scelta politica di razionale ed equa ripartizione delle risorse destinate al sostegno alla Cultura della nostra Nazione, diretta, tra l’altro, ad una logica di solidarietà in base alla quale le istituzioni di maggior successo possono concorrere alla promozione di quelle periferiche o di nicchia, fermo restando l’indiscusso compito di cura di tutti i siti di interesse storico, artistico e culturale”. Non solo. La discrezionalità delle decisioni del ministro – prosegue l’ufficio stampa - è prevista dalle regole della Pubblica amministrazione e “non può corrispondere mai a un abuso”. Per cui attribuire a Sangiuliano “un intento di favoritismo o di clientela” è sbagliato, oltre che offensivo. Frutto di una sorta di complotto: “Si comprende che l’obiettivo dell’articolo sia la difesa di interessi di parte ben noti, anche di elites culturali ben definite, alle quali poco importa della valorizzazione di realtà più piccole di questo nostro meraviglioso territorio”.