Il grido delle piazze in Italia per la pace senza ambiguità: “Proteggere tutti i civili”. Il Pd aderisce in extremis
di Stefano CappelliniLa fiaccolata per la pace a Roma
(ansa)ROMA - Un piccolo segnale di pace, ieri in più piazze d’Italia. A Roma e Milano i due presidi principali, convocati dalla rete Pace e disarmo, hanno radunato la sinistra di chi ha qualche anno in più, e crede ancora nella soluzione “due popoli, due Stati”, e qualche giovane che non era nato quando, a inizio secolo, le trattative israelo-palestinesi naufragavano per lasciare spazio solo al conflitto e al terrorismo.
C’era agitazione per il rischio che in piazza si presentassero ultras, ma non c’è stato alcun deragliamento: nessuno slogan o striscione imbarazzante. Le parole d’ordine di convocazione non lasciavano spazio: cessate il fuoco, protezione di tutti i civili, condanna senza equivoci delle azioni di Hamas, con una clausola che schiarisce anche la zona grigia creata dalle parole del segretario generale Antonio Guterres («Le azioni di Hamas non nascono nel vuoto»): nessuna ingiustizia subita dal popolo palestinese – spiega il comunicato di convocazione del presidio – può giustifi…
ROMA - Un piccolo segnale di pace, ieri in più piazze d’Italia. A Roma e Milano i due presidi principali, convocati dalla rete Pace e disarmo, hanno radunato la sinistra di chi ha qualche anno in più, e crede ancora nella soluzione “due popoli, due Stati”, e qualche giovane che non era nato quando, a inizio secolo, le trattative israelo-palestinesi naufragavano per lasciare spazio solo al conflitto e al terrorismo.
C’era agitazione per il rischio che in piazza si presentassero ultras, ma non c’è stato alcun deragliamento: nessuno slogan o striscione imbarazzante. Le parole d’ordine di convocazione non lasciavano spazio: cessate il fuoco, protezione di tutti i civili, condanna senza equivoci delle azioni di Hamas, con una clausola che schiarisce anche la zona grigia creata dalle parole del segretario generale Antonio Guterres («Le azioni di Hamas non nascono nel vuoto»): nessuna ingiustizia subita dal popolo palestinese – spiega il comunicato di convocazione del presidio – può giustificare quello che Hamas ha fatto il 7 ottobre. Il problema, casomai, è che in piazza dell’Esquilino a Roma sono poche centinaia i manifestanti che arrivano sotto la basilica di Santa Maria Maggiore proprio nei minuti in cui si intensifica l’azione militare di Israele a Gaza.
È probabile che siano molti di più quelli che sfileranno oggi in corteo, sempre nella Capitale, per una manifestazione convocata dai movimenti della sinistra più radicale con un agghiacciante appello nel quale si legge testualmente: «Il 7 ottobre il popolo palestinese ha ricordato al mondo di esistere, ha dimostrato che sono ancora i popoli a scrivere la storia». Rifondazione comunista e Potere al popolo hanno fatto sapere di aderire «convintamente».
Tutt’altra piazza ieri, nonostante gli scarsi numeri e il balletto partitico del vado-non vado che ha caratterizzato la vigilia, soprattutto quella del Partito democratico, che ha lasciato libertà di partecipazione senza aderire formalmente. Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria dem, riconosce che forse la vicenda non è stata gestita al meglio: «In questa piazza non ci sono ambiguità». Elly Schlein, da Mestre dove è impegnata in una manifestazione per la casa, fa sapere che i dem condividono i temi della manifestazione: «Tanti di noi in piazza». Una specie di adesione in extremis che non impedisce al leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, presente al presidio di Milano, di polemizzare («Non capisco chi non c’è») e a Giuseppe Conte di sottolineare l’assenza con finta noncuranza: «Non entro nelle valutazioni altrui». Conte, accompagnato dai capigruppo M5S in Parlamento e dal vicepresidente Riccardo Ricciardi, si intrattiene a parlare con il segretario della Cgil Maurizio Landini. Non parlano di Palestina. Landini spiega a Conte come procede l’organizzazione dello sciopero generale. Il leader 5S gli garantisce l’adesione, poi va a sistemarsi dietro lo striscione dell’Anpi. Per il Pd, oltre a Furfaro, arrivano il capodelegazione all’Europarlamento Brando Benifei, Susanna Camusso, l’ex Articolo uno Nico Stumpo.
Certo, ad aiutare la compattezza virtuale di questo spezzone di opposizione c’è il fatto che Israele non necessita di aiuti militari come la disgraziata Ucraina, dato che tutti i politici presenti, dal leader dei Verdi Angelo Bonelli a Stefano Fassina, passando ovviamente dagli stessi Conte e Landini, sono sulla linea dello stop agli aiuti militari a Kiev. Dice Bonelli: «Non sono qua per fare polemiche su chi è venuto e chi no. Siamo preoccupati, la soluzione non è dare più armi, dobbiamo fermarci e usare la diplomazia». Sostiene Fassina: «Qui c’è chi è amico di entrambi i popoli. A Israele chiediamo: è sicuro che dopo aver spianato Hamas sarà più sicuro?». Nessuno lo è. D’altra parte, nessuno dei manifestanti è in grado di spiegare come Israele possa difendersi da Hamas senza una azione anche militare.
Un problema che certo non si pongono i manifestanti attesi oggi a Roma, per i quali l’unico obiettivo è l’appoggio incondizionato alla resistenza palestinese, Hamas compreso: «I palestinesi - si legge sempre nell’appello alla mobilitazione che rivendica il 7 ottobre - ci chiedono non solo la solidarietà, ma di sostenere attivamente la loro lotta di liberazione, il diritto alla resistenza», In piazza saranno presenti anche associazioni rossobrune, già No Vax e filorusse, che nella Capitale hanno organizzato una sedicente “Conferenza internazionale per la pace” nella quale sono previsti, tra gli altri, gli interventi del deputato di Hezbollah Aly Fayyad, di Andrej Kochetof, ex ministro della Repubblica putiniana di Lugansk, del padre di Julian Assange, nonché degli ex ambasciatori Alberto Bradanini ed Elena Basile.