La destra accelera sul premierato: lunedì il vertice poi venerdì testo in cdm. Bozza “soft” per non irritare il Colle
di Antonio FraschillaMaria Elisabetta Alberti Casellati
(fotogramma)L’annuncio arriva direttamente dalla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati: “Venerdì dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri la riforma costituzionale sul premierato. Lunedì ci sarà una consultazione all'interno della maggioranza per mettere a punto le ultime cose. Dovremmo essere arrivati".
La bozza tecnica, consegnata a Palazzo Chigi dal professore Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è molto snella e non prevede né sfiducia costruttiva né indicazioni sulla legge elettorale salvo un passaggio su una chiara maggioranza per l’elezione diretta del premier. La filosofia alla base della bozza è quella di introdurre in maniera chirurgica in Costituzione l’elezione diretta del presidente del Consiglio in prima battuta, togliendo quindi in questo caso il potere di verifica su nomi e maggioranze parlamentari al presidente della Repubblica. Ma solo in prima battuta e solo sulla nomina del premier: anche i ministri sarebbero …
L’annuncio arriva direttamente dalla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati: “Venerdì dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri la riforma costituzionale sul premierato. Lunedì ci sarà una consultazione all'interno della maggioranza per mettere a punto le ultime cose. Dovremmo essere arrivati".
La bozza tecnica, consegnata a Palazzo Chigi dal professore Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è molto snella e non prevede né sfiducia costruttiva né indicazioni sulla legge elettorale salvo un passaggio su una chiara maggioranza per l’elezione diretta del premier. La filosofia alla base della bozza è quella di introdurre in maniera chirurgica in Costituzione l’elezione diretta del presidente del Consiglio in prima battuta, togliendo quindi in questo caso il potere di verifica su nomi e maggioranze parlamentari al presidente della Repubblica. Ma solo in prima battuta e solo sulla nomina del premier: anche i ministri sarebbero comunque nominati dal Capo dello Stato. Per avere un contrappeso, dicono i tecnici consultati per redigere la bozza.
In caso di sfiducia o dimissioni, la bozza tecnica prevede il ritorno in campo dei ruoli del Quirinale e del Parlamento esattamente come adesso: per non indebolire i contrappesi attuali previsti in Costituzione ed evitare quanto accade nei Consigli regionali dove il governatore ha un potere fortissimo nei confronti dei consiglieri perché in caso di dimissioni o sfiducia si ritorna automaticamente al voto. Insomma, in questo testo “tecnico” non c’è nulla di quello che adesso vorrebbero aggiungere i partiti di maggioranza: sfiducia costruttiva vincolata tra l'altro alla maggioranza eletta o potere al premier di nomina i ministri, come si legge in testi che stanno circolando nelle segreterie di FI, FdI e Lega in vista dell’incontro di lunedì. Testi che aggiungono articoli alla bozza asciutta consegnata dai tecnici a Palazzo Chigi che suggeriscono prudenza: per evitare di irritare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di aprire a eventuali modifiche di troppi articoli della Costituzione con conseguente referendum complesso da far capire ai cittadini e comunque divisivo (come accaduto con la riforma Renzi poi naufragata).
Casellati non a caso mette le mani avanti difendendo il testo consegnato dal consigliere giuridico di Meloni: “Nessuno vuole toccare le prerogative del Presidente della Repubblica – dice la ministra intervenendo all’Assemblea di Azione - non a caso io ho parlato di un premierato all'italiana, non mi devo attenere necessariamente a un modello”. Per i costituzionalisti che hanno lavorato su indicazione della Meloni la soluzione migliore resta quella di un testo snello e chirurgico che lasci tutte le prerogative attuali a Parlamento e al Quirinale salvo il vincolo di nomina del premier eletto direttamente in prima battuta con mandato popolare e una indicazione ad una chiara maggioranza: passaggio che apre la strada a una riforma elettorale di stampo maggioritario.
E se sulla riforma Costituzionale comunque in Parlamento l’opposizione è pronta a fare la barricate, sulla legge elettorale arriva un’apertura dal Partito democratico: “Cambiamo la legge elettorale per dare ai cittadini il potere di scegliere chi li rappresenta, dobbiamo farlo ora non a ridosso del voto - dice la segretaria dei dem Elly Schlein – per il resto il Pd non è disponibile sull'elezione diretta del presidente del Consiglio o sul presidente della Repubblica. Certo fa un po’ specie vedere una ministra Casellati così preoccupata per la stabilità dei governi, evidentemente non sono così uniti al loro interno".