Meloni e Fitto commissariano il Mezzogiorno: ecco perché col decreto Sud anche per aprire un b&b o un cinema bisognerà passare dal ministero
di Antonio FraschillaGiorgia Meloni e Raffaele Fitto
Al Sud non si muoverà più foglia senza che il governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo sappia e lo approvi. Per aprire un B&b, un cinema, una attività imprenditoriale o un negozio, da Napoli in giù tutto dovrà essere richiesto a breve al ministero con delega al Sud guidato da Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia. E anche per spendere i soldi, Comuni e Regioni dovranno trovare una intesa con lo Stato: e precisamente con il ministero di Fitto. Così, mentre da un lato al Nord si promette l’autonomia differenziata, nel Mezzogiorno il governo Meloni procede dritto verso un commissariamento di fatto.
Tutto il Sud diventa una Zes alle dipendenze di un ministero
Domani alla Camera inizia il voto sul “dl Sud”, che prevede l’accentramento di poteri enormi in capo al ministero di Fitto. Il cuore del “dl Sud” è l’allargamento a tutto il Mezzogiorno delle Zone economiche speciali, fino a oggi delimitate in aree industriali e zone portuali. La filosofia dietro le Zes…
Al Sud non si muoverà più foglia senza che il governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo sappia e lo approvi. Per aprire un B&b, un cinema, una attività imprenditoriale o un negozio, da Napoli in giù tutto dovrà essere richiesto a breve al ministero con delega al Sud guidato da Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia. E anche per spendere i soldi, Comuni e Regioni dovranno trovare una intesa con lo Stato: e precisamente con il ministero di Fitto. Così, mentre da un lato al Nord si promette l’autonomia differenziata, nel Mezzogiorno il governo Meloni procede dritto verso un commissariamento di fatto.
Tutto il Sud diventa una Zes alle dipendenze di un ministero
Domani alla Camera inizia il voto sul “dl Sud”, che prevede l’accentramento di poteri enormi in capo al ministero di Fitto. Il cuore del “dl Sud” è l’allargamento a tutto il Mezzogiorno delle Zone economiche speciali, fino a oggi delimitate in aree industriali e zone portuali. La filosofia dietro le Zes, delle quali si è parlato per anni e avviate sotto il governo Draghi, è che in queste aree per attrarre investimenti siano previsti sgravi fiscali e aiuti (come il credito d’imposta) e siano creati uffici delegati per accentrare tutte le autorizzazioni necessarie ad aprire le attività in un unico sportello. Nel 2022 per gli sgravi in queste aree, in tutto otto da Napoli a Palermo, erano stati stanziati 1,6 miliardi di euro. Adesso cosa fa il governo Meloni? Da un lato allarga formalmente le Zes a tutto il Meridione, passando da 20 mila ettari di aree speciali a 10 milioni di ettari che ricomprendono tutte le aree dei Comuni. Dall’altro accentra le competenze in un’unica struttura al ministero di Fitto, con sessanta tecnici dedicati per rilasciare le autorizzazioni. E si aumentano anche i settori economici compresi nelle agevolazioni del credito d’imposta: non solo industria, ma anche commercio, turismo e “attività ludiche”. Tradotto? “Secondo questa impostazione anche per aprire un cinema, un centro sportivo, un negozio, e chiedere contestualmente il credito d’imposta, si dovrà presentare la domanda al ministero che secondo il “dl Sud” avrà anche poteri derogativi ai limiti urbanistici e alla pianificazione paesaggistica di Comuni e Regioni: un potere discrezionale enorme”, dice il deputato del Partito democratico Piero De Luca, figlio del governatore campano, che ha seguito la pratica alla Camera per i dem.
Accentramento burocratico, ma soldi zero
Un potere enorme per una struttura che con sessanta dipendenti si troverà davanti una mole tra le 15 e le 30 mila pratiche da smaltire all’anno. Per dare risposte a tutti dovrebbe varare 5 autorizzazioni all’ora. Il tutto per materie complesse e comunque con tempi che dipendono anche dagli enti locali che dovranno comunicare al ministero le regole urbanistiche e paesaggistiche per ogni singola domanda. Ma se da un lato si accentra la burocrazia, costringendo ogni imprenditore del Mezzogiorno, piccolo e grande, a passare dal ministero di Fitto, dall’altro si tagliano i soldi. Nonostante l’aumento di 500 volte delle aree sotto il marchio “Zes”, i soldi in bilancio restano sempre gli stessi: 1,8 miliardi di euro. “Con questa cifra significa prendere in giro il Meridione – continua De Luca – perché solo la Campania ha impegnato un miliardo di fondi per credito d’imposta con le vecchie Zes limitate alle aree industriali portuali. E adesso che tutta la Campania, come la Sicilia, la Calabria e le altre regioni meridionali diventano Zes?”.
I fondi Fsc in capo al ministro e stop all’Agenzia di coesione
Un ennesimo elemento del “commissariamento” delle Regioni del Sud riguarda poi i Fondi per lo sviluppo e coesione (Fsc) che valgono 25 miliardi già dati alle Regioni: fino a oggi questi fondi venivano gestiti dalle Regioni in maniera autonoma, adesso occorrerà trovare una intesa sui singoli progetti con il ministero. Ma c’è di più: in caso di ritardi il ministero si riprenderà i soldi non spesi senza alcun obbligo di reinvestirli al Sud, mentre oggi c’è l’obbligo che l’80 per cento vada alle regioni più svantaggiate e che hanno ritardi strutturali rispetto ad altre aree del Paese. Inoltre il governo Meloni ha deciso la chiusura dell'Agenzia della coesione, che monitorava la spesa dei fondi Fsc e di altre voci di spesa statali per il Mezzogiorno: le competenze dell’Agenzia passeranno un po' al ministero di Fitto un po' direttamente a Palazzo Chigi. Nel frattempo si è tutto paralizzato.
Pd e Azione: “Norme incostituzionali”. FdI: “Zes anche a Latina e Frosinone”
Il Partito democratico di Elly Schlein annuncia battaglia: “Il governo è totalmente incapace di rispondere alla domanda del Mezzogiorno per sostenere con politiche serie e strutturali la crescita economica e la coesione sociale di quei territori. Questo è un decreto contro il sud che fa scelte sbagliate, se non dannose, a partire dalla decisione di renderlo una Zes unica, senza risorse adeguate e che rischia di aggravare una china pericolosa intrapresa in questo primo anno di governo. Insieme all'autonomia differenziata il decreto sud sarà un fronte di battaglia del Pd”, hanno detto Schlein e Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, in una conferenza stampa dedicata al Mezzogiorno. “Abbiamo presentato eccezioni di incostituzionalità”, aggiunge De Luca. Dello stesso avviso anche Azione di Carlo Calenda: “Questo “dl Sud” è una ennesima sconfitta del Mezzogiorno – dice il deputato Giuseppe Castiglione - il ritardo nella spesa sarà aggravato perché una struttura di 60 persone non potrà dare risposte alle domande che arriveranno da tutti gli imprenditori meridionali. Se a questo aggiungono i tagli al Pnrr per miliardi di euro e i contratti di sviluppo bloccati, il Mezzogiorno rischia davvero di arretrare ancora di più”.
Ma guarda caso proprio da Fratelli d’Italia arriva la richiesta di inserire nelle Zes anche altri Comuni, come Latina e Frosinone: così anche in questi Comuni tutte le autorizzazioni passerebbero in capo al ministero guidato da Fitto.