Riforme, Meloni non vuole la sfiducia costruttiva: “Al voto se cade il premier”
di Emanuele LauriaGiorgia Meloni
(ansa)ROMA - L’incontro è fissato dopo il Consiglio dei ministri mattutino. Aperitivo con riforma costituzionale a Palazzo Chigi. Per Giorgia Meloni non sarà indigesto, anzi: “Abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità storica, consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia, con la riforma costituzionale che questo governo intende portare avanti, nella Terza Repubblica”. Le parole della premier, contenute per paradosso storico in un messaggio inviato a una riunione della Democrazia Cristiana (che sopravvive sotto l’egida di Gianfranco Rotondi), ricalcano l’ottimismo espresso nei giorni precedenti dalla ministra Maria Elisabetta Casellati. Il concetto che si vuole esprimere, nel governo, è quello dell’ultimo miglio sulla strada verso il premierato, di una svolta con cui elevarsi dal travaglio recente.
Tutto da verificare se le tensioni sulla manovra, su cui i leader del centrodestra si confronteranno stamattina prima di parlare della riforma, non incide…
ROMA - L’incontro è fissato dopo il Consiglio dei ministri mattutino. Aperitivo con riforma costituzionale a Palazzo Chigi. Per Giorgia Meloni non sarà indigesto, anzi: “Abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità storica, consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia, con la riforma costituzionale che questo governo intende portare avanti, nella Terza Repubblica”. Le parole della premier, contenute per paradosso storico in un messaggio inviato a una riunione della Democrazia Cristiana (che sopravvive sotto l’egida di Gianfranco Rotondi), ricalcano l’ottimismo espresso nei giorni precedenti dalla ministra Maria Elisabetta Casellati. Il concetto che si vuole esprimere, nel governo, è quello dell’ultimo miglio sulla strada verso il premierato, di una svolta con cui elevarsi dal travaglio recente.
Tutto da verificare se le tensioni sulla manovra, su cui i leader del centrodestra si confronteranno stamattina prima di parlare della riforma, non incideranno sul clima complessivo. Di certo, al tavolo che dovrebbe essere quello definitivo finisce un testo che cerca un equilibrio delicatissimo: “L’obiettivo è introdurre l’elezione diretta del premier, rispettare le prerogative del presidente della Repubblica e trovare i giusti contrappesi parlamentari”, dice Maurizio Lupi, capo di Noi Moderati.
Come mettere insieme tutte queste esigenze? La bozza è composta di pochi punti, che negli obiettivi non dovrebbero fare alzare il sopracciglio ai tecnici del Quirinale né avere un impatto negativo sui cittadini che parteciperanno a un eventuale referendum. C’è l’elezione diretta del premier, da attuare attraverso il voto su una scheda unica nella quale indicare anche i candidati prescelti a Camera e Senato. E c’è un premio di maggioranza, pari al 55 per cento dei seggi, per la coalizione collegata al presidente eletto. Ma il testo prevede pure che sia il capo dello Stato a conferire al presidente del Consiglio scelto dal popolo l’incarico di formare il governo. E sia sempre l’inquilino del Quirinale a nominare, su proposta del (o della) presidente del Consiglio, i ministri.
Resta, fino all’ultimo, il nodo della sfiducia costruttiva. Un’ipotesi che rimane in piedi, seppur dentro i paletti della maggioranza. Il premier che cessa dalla carica, secondo questa proposta, può essere sostituito da un parlamentare della stessa colazione ma solo se avrà il voto della stessa coalizione che ha vinto le elezioni. Un modo per garantire la stabilità e la durata della legislatura, per impedire cambi di casacca ma anche per evitare che le scelte di deputati e senatori siano condizionati dal rischio di andare tutti a casa nel caso di sfiducia al presidente del Consiglio. O di dimissioni di quest’ultimo. È una soluzione che piace in particolare a Forza Italia, promossa pure da Lupi (“Mi sembra una norma che rispetta il ruolo del Parlamento”), e che va incontro al no ai ribaltoni che ha sempre ispirato le posizioni di Fratelli d’Italia.
Qualche dubbio, fino all’ultimo, rimane però in Meloni e nel suo entourage: l’attuale capo del governo ha sempre affermato la predilezione per un sistema che leghi strettamente il mandato del premier (o della premier) alla volontà elettorale. Con il ricorso, dunque, a un nuovo voto se l’eletto conclude la sua esperienza. Ma alla fine la sfiducia costruttiva, con norma anti-ribaltone inclusa, dovrebbe vedere la luce. Si limano i dettagli.
Sull’impianto c’è il via libera della Lega: “Al testo della riforma abbiamo collaborato anche noi»", dice Roberto Calderoli. Se sarà trovata la quadra, il testo andrà venerdì in Cdm. Poi il viaggio in Parlamento. Con l’opposizione scettica, ma solo in parte: nell’ex Terzo Polo c’è chi, come Matteo Renzi, vede nel testo del governo somiglianze al suo progetto di sindaco d’Italia. Tante, da meditare un sostegno alla riforma.