Regioni ignorano le indicazioni su spese e leggi, Calderoli non interviene. L’opposizione: “Riferisca in Parlamento”
di Antonio FraschillaRoberto Calderoli
(ansa)ROMA – Il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, dovrà rispondere in Parlamento dopo l’inchiesta di Repubblica sul calo delle impugnative delle leggi regionali. Una riduzione del 70 per cento, che molti leggono come un favore ai governatori per avere in cambio meno tensioni sull’autonomia differenziata tanto cara alla Lega (e al ministro): “Qualche giornale mi critica, ma io sono orgoglioso perché significa che è migliorato il rapporto Stato-Regioni e le Regioni evidentemente scrivono meglio le norme”, ha detto Calderoli in commissione Affari regionali alla Camera, sottolineando che comunque il ministero vigila sulle norme di spesa inviando lettere vincolanti di impegno per far modificare le norme incostituzionali e quelle che confliggono con prerogative dello Stato ed equilibri di bilancio.
Ma secondo i dati pubblicati sul sito del ministero, nei primi otto mesi del 2023 sono state firmate 262 lettere di impegno per le Regioni contro le 179 dello stesso periodo del…
ROMA – Il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, dovrà rispondere in Parlamento dopo l’inchiesta di Repubblica sul calo delle impugnative delle leggi regionali. Una riduzione del 70 per cento, che molti leggono come un favore ai governatori per avere in cambio meno tensioni sull’autonomia differenziata tanto cara alla Lega (e al ministro): “Qualche giornale mi critica, ma io sono orgoglioso perché significa che è migliorato il rapporto Stato-Regioni e le Regioni evidentemente scrivono meglio le norme”, ha detto Calderoli in commissione Affari regionali alla Camera, sottolineando che comunque il ministero vigila sulle norme di spesa inviando lettere vincolanti di impegno per far modificare le norme incostituzionali e quelle che confliggono con prerogative dello Stato ed equilibri di bilancio.
Ma secondo i dati pubblicati sul sito del ministero, nei primi otto mesi del 2023 sono state firmate 262 lettere di impegno per le Regioni contro le 179 dello stesso periodo del 2022, con un incremento di quasi il 50 per cento: in soldoni il governo Meloni non impugna subito le norme alla Corte costituzionale, ma opta per un “impegno” con i governatori a cambiare le norme in questione. Ma quanti di questi “impegni” a oggi sono stati rispettati modificando le norme come chiesto dal ministero? Da gennaio ad agosto le riposte sono state appena 32, il 12 per cento. Qualcosa non torna, considerando che spesso si tratta di leggi di spesa.
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E proprio su questo passaggio si concentra l’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Marco Grimaldi di Alleanza verdi e sinistra: “Pur comprendendo l'intenzione di voler ridurre il numero dei contenziosi tra lo Stato e le Regioni occorre- scrive Grimaldi - verificare l'efficacia della semplice richiesta di ‘impegno’ a modificare i contenuti di una legge regionale in alternativa all'impugnazione per comprendere in che misura le regioni recepiscano effettivamente le osservazioni avanzate dal Governo modificando di conseguenza le norme regionali varate. Chiedo inoltre di sapere se il ministro non intenda chiarire quale sia l'esito, ad oggi, delle richieste di ‘impegno’ indirizzate alle Regioni nel 2023 in merito a leggi regionali soggette a valutazione di impugnazione, con particolare riguardo a quelle che prevedono aumenti di spesa o nuove spese e se, ogni qualvolta tali impegni dovessero essere disattesi, lo stesso proceda con la richiesta di impugnazione nei modi e nei tempi previsti dall'ordinamento”. Insomma, Calderoli dovrà spiegare se questo modus operandi rischia di produrre sprechi e costi per i bilanci già non floridi delle Regioni (e quindi dello Stato).