Meloni vola a Londra, unica premier al summit sull’intelligenza artificiale. Il feeling sempre più solido con Sunak
dal nostro inviato Emanuele LauriaLONDRA – L’obiettivo è ambizioso, le risorse sono poche. Ma quando Giorgia Meloni arriva oggi a Betchley park, unico capo di governo presente oltre al padrone di casa Rishi Sunak, lo fa per cercare di dare all’Italia un ruolo nel fronte internazionale che cerca di dare una regola allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
L’occasione è l’AI safety summit, prima grande conferenza mondiale sul tema con la partecipazione di politici e tycoon del settore come Sam Altman, considerato il padre di ChatGpt, o Elon Musk, che al termine avrà una conversazione con Sunak in diretta su X. Proprio con il ministro inglese - con cui il feeling è forte anche sul tema dei migranti - Meloni cerca di fare asse per portare avanti la sua campagna per dare “un'etica agli algoritmi”, attraverso meccanismi di governance globale. Una missione che l’inquilina di Chigi intende svolgere mettendola al centro dell’agenda del G7 italiano.
Le preoccupazioni sono svariate: riguardano la sicurezza nazionale per i…
LONDRA – L’obiettivo è ambizioso, le risorse sono poche. Ma quando Giorgia Meloni arriva oggi a Betchley park, unico capo di governo presente oltre al padrone di casa Rishi Sunak, lo fa per cercare di dare all’Italia un ruolo nel fronte internazionale che cerca di dare una regola allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
L’occasione è l’AI safety summit, prima grande conferenza mondiale sul tema con la partecipazione di politici e tycoon del settore come Sam Altman, considerato il padre di ChatGpt, o Elon Musk, che al termine avrà una conversazione con Sunak in diretta su X. Proprio con il ministro inglese - con cui il feeling è forte anche sul tema dei migranti - Meloni cerca di fare asse per portare avanti la sua campagna per dare “un'etica agli algoritmi”, attraverso meccanismi di governance globale. Una missione che l’inquilina di Chigi intende svolgere mettendola al centro dell’agenda del G7 italiano.
Le preoccupazioni sono svariate: riguardano la sicurezza nazionale per i timori legati ad attacchi informatici o alla progettazione di armi biochimiche, per i deepfake e i risvolti sul settore sanitario.
Già un mese fa, all'Assemblea generale dell'Onu, Meloni invitò al massimo impegno per "non commettere l'errore di considerare questo dominio una sorta di zona franca senza regole", poiché "l'evoluzione della tecnologia" deve rimanere "al servizio dell'uomo e non viceversa". Servono “barriere etiche” per l'intelligenza artificiale, è la tesi della premier, che a Londra esprime l’esigenza di "dare applicazione pratica al concetto di algoretica". Per lei non c’è altra opzione che non quella di lavorare a un quadro normativo globale.
Meloni attende l’approvazione definitiva del regolamento europeo per promuovere una legge quadro tutta italiana sull’intelligenza artificiale. La coperta, però, è corta: nella Nadef si fa riferimento a un collegato al bilancio e i finanziamenti non superano i cinque milioni. “È una voce che incrementeremo nel 2025”, garantisce il ministro Adolfo Urso. Per ora la battaglia si fa con risorse scarse.
Ma, sottolinea Urso, “nel frattempo abbiamo finanziato con venti milioni la fondazione per l’intelligenza artificiale di Torino, strettamente interconnessa ai settori dell’automotive e dell’aerospazio”. Sfida difficile, con un dialogo a tutto campo che però per la premier può avere rilievo geopolitico. Al di là della sintonia di Meloni con Sunak, Urso oggi ha un nuovo bilaterale - il secondo in tre giorni - con gli omologhi di Francia e Germania, due Paesi con i quali i rapporti si sono incrinati sull’emergenza migratoria. L’intelligenza artificiale, insomma, può accorciare le distanze diplomatiche.