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Tutte le procedure “anti-impostore”: come si organizza una telefonata tra due leader. E cosa non ha funzionato nel caso Meloni. Tajani ammette: “C'è stata superficialità”

Crosetto: “Errore madornale, la premier ne è stata vittima”. Tutti i passaggi che servono a garantire la sicurezza delle comunicazioni sono affidati agli uffici diplomatici, se salta qualche regola la ‘difesa’ diventa vulnerabile
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Esistono le procedure. Rigorose, Ripetitive. Servono a garantire la sicurezza delle comunicazioni tra leader. A non permettere a un malintenzionato o ad un agente segreto – ma anche a un comico russo - di spacciarsi per qualcun’altro e parlare con un leader del G7. Carpendone segreti. Provando a ricattarlo. Esponendolo nei rapporti internazionali. Sono procedure affidate agli uffici diplomatici. Se salta anche solo un passaggio, la “difesa” diventa vulnerabile. Ecco come funziona.

I messaggi whatsapp

I capi di governo entrano in contatto in due modi. Il primo, meno ortodosso e in voga da quando esiste la messaggistica on-line, prevede un sms whatsapp diretto tra i due leader. Precede la telefonata, che viene organizzata in pochi secondi. È un metodo che scavalca i consiglieri diplomatici, che soltanto alla fine dei contatti ricevono – nelle migliori delle ipotesi - un resoconto orale. Ha il pregio della velocità, qualche rischio rispetto alla sicurezza della linea e il vantaggio dell’…

Esistono le procedure. Rigorose, Ripetitive. Servono a garantire la sicurezza delle comunicazioni tra leader. A non permettere a un malintenzionato o ad un agente segreto – ma anche a un comico russo - di spacciarsi per qualcun’altro e parlare con un leader del G7. Carpendone segreti. Provando a ricattarlo. Esponendolo nei rapporti internazionali. Sono procedure affidate agli uffici diplomatici. Se salta anche solo un passaggio, la “difesa” diventa vulnerabile. Ecco come funziona.

I messaggi whatsapp

I capi di governo entrano in contatto in due modi. Il primo, meno ortodosso e in voga da quando esiste la messaggistica on-line, prevede un sms whatsapp diretto tra i due leader. Precede la telefonata, che viene organizzata in pochi secondi. È un metodo che scavalca i consiglieri diplomatici, che soltanto alla fine dei contatti ricevono – nelle migliori delle ipotesi - un resoconto orale. Ha il pregio della velocità, qualche rischio rispetto alla sicurezza della linea e il vantaggio dell’informalità e della privacy, perché tiene fuori dalla conversazione anche i più fidati collaboratori.

I contatti

La seconda strada, invece, è quella tradizionale. Funziona così: lo sherpa contatta l’omologo di un altro leader e chiede di programmare una chiamata. Se i due si conoscono, fissano un orario e definiscono la linea sicura. Se i due non si conoscono, l’ufficio del consigliere diplomatico chiama l’ambasciatore sul posto, si assicura che l’interlocutore sia effettivamente chi dice di essere. Poi, insieme, preparano la conversazione, anche nei contenuti. Poi si concorda una data e si definisce su quale utenza avverrà il contatto. Sono passaggi complessi, che prevedono numerosi contatti. Nulla di tutto questo, evidentemente, è accaduto nel modo corretto. Nessun campanello è scattato. Nessuna delle due procedure, nel caso della telefonata di Meloni con i comici russi, viene rispettata fino in fondo. E finisce malissimo. Come ha ammesso ora il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Certamente c'è stata una superficialità da parte di chi ha organizzato la telefonata e questo non deve più accadere ma le parole della presidente Meloni sono un chiaro segnale di conferma di quella che è la linea politica del nostro Paese”.

E il ministro della Difesa, Guido Crosetto, taglia corto: “Lo scherzo a Meloni?Non è una notizia. Qualcuno ha fatto un madornale errore. Punto. La premier è una vittima dell'errore".

Le procedure di sicurezza

Finisce male poi anche perché mancano alcuni passi che, di solito, vengono compiuti. Forse per la fretta, forse perché il primo contatto coinvolge – riferiscono – la segreteria della Presidente del Consiglio, che smista poi la richiesta ai diplomatici. Ma andiamo con ordine. Come è strutturato l’ufficio diplomatico del governo? Ogni consigliere diplomatico si occupa personalmente soltanto dei contatti con le principali cancellerie: Stati Uniti, Russia, Cina e i principali leader europei e del G20. Francesco Talò ha un ufficio con un vice e sei consiglieri. Uno si occupa di Africa. Ma torniamo alle procedure. Quando un diplomatico organizza la chiamata, attiva una serie di procedure di sicurezza. Soprattutto se il primo contatto avviene via e-mail, se il numero non è verificato, se non si conosce personalmente l’interlocutore. In questo caso, “l’arma” a sua disposizione è soprattutto una: affidarsi all’ambasciatore italiano collocato nel Paese da cui proviene la richiesta di contatto. È lui che conosce gli sherpa dell’altro leader, è lui che può preparare il dossier. Se non viene coinvolto, è più probabile un errore o un incidente.
Ma c’è di più. Le conversazioni del leader, di norma, vengono ascoltate in vivavoce da un membro dell’ufficio diplomatico. L’iter standard prevede che il consigliere che ha gestito la fase preparatoria scrive a Talò, lo informa dell’appuntamento telefonico e gli chiede se vuole ascoltare la conversazione o se sceglie di delegarlo: in ogni caso, un diplomatico ascolterà la telefonata del capo del governo. Esiste inoltre un addetto a prendere nota dei contenuti. Servirà a produrre uno stringato, ma importante appunto, che sarà diffuso in via riservata a chi ha accesso ai massimi livelli dell’azione di governo. Ecco un altro dato difficilmente spiegabile, in questo caso: una volta prodotto questo testo – se esiste, visto che alcuni passi della procedura sono stati saltati – chi l’ha letto? E nessuno tra gli sherpa e i diplomatici ha rintracciato anomalie? O si è confrontato con gli omologhi dell’Unione africana, scoprendo la truffa?

L’ennesimo “buco” in questo gigantesco bug del sistema.

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