Il fronte del no al premierato di Meloni. Dal Pd al M5S, dall’Anci alla Cgil: “Pasticciata, populista e pericolosa”
di Stefano BaldoliniBocciato il premierato, approvato dal Cdm di oggi che ha annunciato “la madre di tutte le riforme” costituzionali di Giorgia Meloni. Bocciato dalle opposizioni, dalla presidenza dell’Anci (i comuni italiani), dalla Cgil, perfino dalla “Buona destra” di Filippo Rossi.
"È una riforma pasticciata e pericolosa perché indebolisce nuovamente il Parlamento, è una riforma che limita le prerogative del presidente della Repubblica e che smantella la forma parlamentare", attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein.
Rincara la dose il presidente dei senatori dem Francesco Boccia: “Leggeremo il testo ma è evidente che si tratta di una riforma che cambia l'equilibrio tra i poteri”. “Il tutto nel nome della scelta di un 'capo'”. Non solo, dal Nazareno si osserva che parlare di riforme oggi è solo un’operazione mediatica per non parlare della manovra.
A entrare nel merito comunque è il costituzionalista di area dem, Stefano Ceccanti: "Hanno fatto un guazzabuglio: c'è l'elezione diretta ma non dicono …
Bocciato il premierato, approvato dal Cdm di oggi che ha annunciato “la madre di tutte le riforme” costituzionali di Giorgia Meloni. Bocciato dalle opposizioni, dalla presidenza dell’Anci (i comuni italiani), dalla Cgil, perfino dalla “Buona destra” di Filippo Rossi.
"È una riforma pasticciata e pericolosa perché indebolisce nuovamente il Parlamento, è una riforma che limita le prerogative del presidente della Repubblica e che smantella la forma parlamentare", attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein.
Rincara la dose il presidente dei senatori dem Francesco Boccia: “Leggeremo il testo ma è evidente che si tratta di una riforma che cambia l'equilibrio tra i poteri”. “Il tutto nel nome della scelta di un 'capo'”. Non solo, dal Nazareno si osserva che parlare di riforme oggi è solo un’operazione mediatica per non parlare della manovra.
A entrare nel merito comunque è il costituzionalista di area dem, Stefano Ceccanti: "Hanno fatto un guazzabuglio: c'è l'elezione diretta ma non dicono quanti turni ci sono; non hanno messo il limite ai mandati e non si sono dati i poteri che sono previsti per gli altri capi di governo e questo può generare una serie di conflitti”. Insomma, “era un terreno potenzialmente condivisibile”, ma, “purtroppo hanno prevalso le loro logiche di parte".
Sottolinea “l’assenza del limite di mandati per il premier eletto dal popolo”, anche il presidente dell'ANCI, Antonio Decaro, che lancia una provocazione: “Allora va tolto anche per i sindaci".
Mentre la Cgil annuncia battaglia e parla di "un vero e proprio sovvertimento della Costituzione che prefigura una dittatura della maggioranza che ci farebbe assomigliare più a una democratura che a una democrazia matura”.
Sulla stessa linea, a parte Italia viva di Matteo Renzi, più attendista, tutte le altre opposizioni. Il leader di Azione Carlo Calenda chiama la riforma meloniana “italierato”, una “nostra invenzione mai fino ad ora sperimentata nel mondo”. Per Riccardo Magi (+Europa), la riforma invece “apre all’orbanizzazione dell’Italia”. È "pasticciata e approssimativa. Una scelta che non favorirà la governabilità ma accentuerà gli squilibri del sistema", secondo l'ex presidente della Camera ed esponente M5S Roberto Fico. Per l’Alleanza Verdi Sinistra è “populismo istituzionale”.
Come “populista e pericolosa” è la riforma secondo la ‘Buona Destra’ di Filippo Rossi, che lancia la proposta di un tavolo per il ‘Comitato del No’ sperando di raccogliere un “fronte repubblicano” a difesa della Carta.