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Dal ruolo del capo dello Stato all’assenza del limite al mandato: ecco i sei punti critici della riforma del premierato

La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati

 (fotogramma)
Il ddl approvato dal Consiglio dei ministri contiene dei vulnus: l’elezione diretta del presidente del Consiglio è un’anomalia in Ue
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Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl sul premierato. Ecco i sei peccati capitali dell’elezione diretta del presidente del Consiglio.

1. L’azzoppamento del presidente della Repubblica

Il capo dello Stato è esautorato perché salta la parità di investitura parlamentare voluta dai Costituenti tra i due vertici dell’ordinamento: il presidente della Repubblica sarà eletto dal Parlamento e dai Grandi elettori, il premier direttamente dal popolo. È un equilibrio distrutto.

2. Il rapporto con il Parlamento

Viene stravolto il rapporto con il Parlamento. La forma di democrazia parlamentare è liquidata: non è più il Parlamento a determinare la vita del governo ma sarà il governo a determinare la vita del Parlamento.

3. L’anomalia in Ue

L’elezione diretta del presidente del Consiglio, cioè del capo del governo, è un caso unico nella Ue. In 14 Paesi europei l’elezione diretta di una carica apicale riguarda il presidente della Repubblica. Dappertutto inoltre è previsto il ballottaggio, u…

Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl sul premierato. Ecco i sei peccati capitali dell’elezione diretta del presidente del Consiglio.

1. L’azzoppamento del presidente della Repubblica

Il capo dello Stato è esautorato perché salta la parità di investitura parlamentare voluta dai Costituenti tra i due vertici dell’ordinamento: il presidente della Repubblica sarà eletto dal Parlamento e dai Grandi elettori, il premier direttamente dal popolo. È un equilibrio distrutto.

2. Il rapporto con il Parlamento

Viene stravolto il rapporto con il Parlamento. La forma di democrazia parlamentare è liquidata: non è più il Parlamento a determinare la vita del governo ma sarà il governo a determinare la vita del Parlamento.

3. L’anomalia in Ue

L’elezione diretta del presidente del Consiglio, cioè del capo del governo, è un caso unico nella Ue. In 14 Paesi europei l’elezione diretta di una carica apicale riguarda il presidente della Repubblica. Dappertutto inoltre è previsto il ballottaggio, usando la regola della maggioranza assoluta. Se cioè nessuno dei candidati alla carica supera il 50% al primo turno, allora si prevede un ballottaggio tra i due più votati al primo turno. Si ha così la certezza che la persona eletta dal popolo abbia la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi, spiega Dario Parrini, ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato che ha seguito il dossier premierato. Nel testo approvato dal Cdm, il ballottaggio sarebbe introdotto successivamente con legge elettorale ordinaria.

4. Il rischio di deriva venezuelana

In nessuno Stato europeo è ignorato il limite di mandato, cioè l’elezione diretta in cui ci si possa ripresentare alle urne per la carica un numero di volte indeterminato. Sono in genere previsti due mandati, e non più di due, consecutivi.

5. La norma anti-ribaltone

La norma anti-ribaltone “imbastardisce” il premierato, perché fa rientrare in gioco la variabile parlamentare grazie alla possibilità del presidente della Repubblica di scegliere un premier bis non eletto purché appartenga alla maggioranza uscita dalle urne. Va in soffitta il criterio “simul stabunt simul cadent”.

6. Se cade il governo

Se il premier eletto fallisce, il capo dello Stato può incaricare, solo per una volta, un altro premier. Ma a patto che sia “un parlamentare” (e della maggioranza). Requiem per i governi tecnici. Il Pd con Parrini definisce questa norma “un irrigidimento che non dà la stabilità che darebbe invece una maggiore flessibilità”. Ancora: “In momenti di grave crisi scegliere Ciampi e Draghi è stata una manna dal cielo, non una disgrazia”.

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