Riaffiora la lottizzazione al Csm: in palio la Scuola superiore di magistratura. I laici di centrodestra fanno guerra a Sciarra
di Liana MilellaLa presidente della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra
(ansa)ROMA - Ci risiamo. Al Csm, quando si parla di nomine, ricompare lo scandalo Palamara che travolse palazzo dei Marescialli nel maggio 2019. Stavolta lo scontro è già fortissimo. Di mezzo c’è la Scuola superiore della magistratura, potente macchina da 10 milioni l’anno, anche se il Guardasigilli Carlo Nordio gliene ha tagliati cinque. Proprio il Csm deve nominare ben sette componenti del Comitato direttivo della Scuola, sei toghe e un professore, che organizzeranno corsi di formazione per i prossimi quattro anni. In lizza 85 magistrati e 62 giuristi. Gli altri 5 - e fanno 12 - spettano a Nordio, un magistrato, due professori e due avvocati.
L’alto numero dei concorrenti già ci dice che il posto è assai ambito. Per i togati quattro anni fuori ruolo, o con un esonero parziale stabilito dallo stesso Csm; per i professori la possibilità dell’aspettativa decisa dal rettore. Economicamente, al presidente vanno 20mila euro all’anno più un gettone da 600 euro per ogni seduta del comitato dirett…
ROMA - Ci risiamo. Al Csm, quando si parla di nomine, ricompare lo scandalo Palamara che travolse palazzo dei Marescialli nel maggio 2019. Stavolta lo scontro è già fortissimo. Di mezzo c’è la Scuola superiore della magistratura, potente macchina da 10 milioni l’anno, anche se il Guardasigilli Carlo Nordio gliene ha tagliati cinque. Proprio il Csm deve nominare ben sette componenti del Comitato direttivo della Scuola, sei toghe e un professore, che organizzeranno corsi di formazione per i prossimi quattro anni. In lizza 85 magistrati e 62 giuristi. Gli altri 5 - e fanno 12 - spettano a Nordio, un magistrato, due professori e due avvocati.
L’alto numero dei concorrenti già ci dice che il posto è assai ambito. Per i togati quattro anni fuori ruolo, o con un esonero parziale stabilito dallo stesso Csm; per i professori la possibilità dell’aspettativa decisa dal rettore. Economicamente, al presidente vanno 20mila euro all’anno più un gettone da 600 euro per ogni seduta del comitato direttivo (in media una a settimana); 600 euro agli undici componenti fino a un massimo di 40 sedute all’anno come per il presidente.
E qui si scatena la guerra tra i “puristi” delle nomine, che non ci stanno alla solita immagine del Csm lottizzatore, e chi si affida invece al metodo antico, quello che Pier Camillo Davigo sintetizzò in poche ma efficaci parole, “uno a me, uno a te, e uno a lui…”.
Come non bastasse, nella vicenda, finisce pure la presidente uscente della Consulta Silvana Sciarra che lascia l’incarico fra una settimana, il prossimo 11 novembre. Ma i sette consiglieri laici del centrodestra, determinanti per numero, e con cui quasi sempre fa squadra il renziano Ernesto Carbone, storcono il naso e già fanno sapere che non vogliono votarla perché lei, nove anni fa, è stata eletta in quota Pd. Le “rimproverano” di aver presentato la domanda a settembre prim’ancora di lasciare la Corte. E sarebbe uno sgarbo grave nei confronti di Sciarra in quanto la storia della Scuola di Scandicci - lì c’è la sede principale, a Roma e Napoli quelle distaccate - finora ha visto al vertice ex presidenti della Corte, nell’ordine Gaetano Silvestri, Valerio Onida e Giorgio Lattanzi. Quest’ultimo tuttora in carica, scelto dall’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede a gennaio 2020. Mentre Silvestri e Onida furono votati dal Csm. Ma tutti e tre avevano già lasciato la Corte.
Ma se il nodo Sciarra è un problema, ad arroventare il clima al Csm e a scatenare una tempesta di messaggi nelle mailing list e nelle chat delle toghe, è la convocazione tra lunedì e martedì della sesta commissione che dovrà scegliere i sei togati. Il lavoro parte male perché le audizioni previste sono solo 29, e quindi non riguardano tutti gli 85 candidati, ma una ristretta rosa che è stata selezionata non si sa ancora con quale criterio. Un candidato che non è stato chiamato, ma che non vuole essere citato, già minaccia possibili ricorsi perché si sente già discriminato. Proprio nel consiglio direttivo che si scioglierà a fine dicembre un togato scelto dal Csm ha dovuto dimettersi perché il Tar aveva riconosciuto i requisiti maggiori di un altro concorrente che aveva fatto ricorso.
A incalzare la commissione - al vertice il presidente di Area Marcello Basilico, al posto di vice il costituzionalista Roberto Romboli designato dal Pd, e ancora i togati Maria Luisa Mazzola e Dario Scaletta di Magistratura indipendente, l’ex avvocato di Salvini Claudia Eccher in quota Lega e Roberto D’Auria di Unicost -, è il documento di tre consiglieri che da una settimana ha scatenato un durissimo confronto. Lo firmano tre togati, gli indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda, e Mimma Miele di Magistratura democratica. Chiedono che queste nomine siano fatte con criteri assolutamente scientifici, che non siano lottizzate, che non si respiri l’aria del correntismo. E proprio Mirenda ribadisce nella chat dell’Anm le regole imprescindibili per nomine corrette.
Soprattutto perché i sei posti sarebbero già stati attribuiti nella logica delle correnti, tre a Mi, due ad Area, uno a Unicost. E circolano anche i nomi dei possibili vincitori, tra cui Mariano Sciacca, presidente di sezione a Catania e già consigliere del Csm per Unicost, il pm di Roma Mario Palazzi e il presidente della corte d’Appello di Brescia Claudio Castelli (che sta per andare in pensione) per Area. A Mi verrebbe attribuita la candidatura di Tommaso Epidendio, ex assistente di studio alla Consulta e oggi procuratore generale in Cassazione.
E qui torniamo alla collera di Mirenda e dei due togati che si stanno battendo per le audizioni di tutti i candidati e per nomine che non siano frutto di “una ripartizione correntizia”, a causa di una procedura concorsuale “lontanissima da una trasparente valutazione meritocratica dei candidati“. Di qui lo “sconcerto“ e la “preoccupazione“. Pietra dello scandalo anche l’audizione di domani. Perché “già la prima selezione dei candidati appare fondata su criteri non agevolmente riconoscibili”. Andrea Mirenda, aspro fustigatore delle correnti, tant’è che si è candidato da solo al Csm, scrive che “prima si devono decidere in modo trasparente, mettendoli a verbale, i criteri di merito, a cominciare dall’individuazione delle specializzazioni che si intende privilegiare nella costruzione del direttivo e dei titoli relativi e poi, solo poi, si valutano i candidati“. Altrimenti, “se i criteri si costruiscono ex post siamo alla formula spartitoria tristemente resa nota nelle chat di Palamara“. Da qui l’appello firmato con i due colleghi “per la vita del diritto e per un Csm migliore di quelli che sin qui abbiamo avuto“.