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Premierato, dalla norma anti ribaltone al premio di maggioranza: cosa cambia con la riforma Meloni

Premierato, dalla norma anti ribaltone al premio di maggioranza: cosa cambia con la riforma Meloni
(fotogramma)

L’addio ai senatori a vita e ai governi tecnici. L’alt della Lega e i dubbi sul ballottaggio

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl sul premierato. Ecco i punti principali della riforma.

Cosa cambia

Il presidente del Consiglio viene eletto a suffragio universale e diretto e dura in carica 5 anni. L’elettore troverà nelle urne una unica scheda con la quale si elegge il premier e le Camere. Un sistema che non è stato adottato da altri Paesi europei, dove l’elezione diretta riguarda il presidente della Repubblica. La ministra Casellati spiega che anche il centrodestra pensava a un modello presidenzialista, ma ha ritenuto che il premierato raccogliesse maggiore consenso. Per le opposizioni, eccetto i renziani, è una riforma pericolosa: altera la parità di investitura tra presidente della Repubblica (eletto dal Parlamento) e presidente del Consiglio (eletto dal popolo), azzoppando il capo dello Stato.

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Norma anti ribaltone una volta sola

Entro dieci giorni dalla sua formazione il governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia. Ma se il premier eletto non riuscisse ad averla, allora potrà fare un altro tentativo: il presidente della Repubblica gli rinnoverà l’incarico. Se di nuovo non ce la fa, si va a votare. Se però il premier eletto scivola in seguito e fallisce la sua missione, è prevista la norma anti ribaltone voluta da Lega e Forza Italia. Il capo dello Stato infatti potrà affidare l’incarico a un “parlamentare che sia stato candidato in collegamento al presidente eletto” e per attuare il programma con cui il premier eletto si è presentato. La chance vale per una sola volta. Poi si torna alle urne.

Mai più governi tecnici

La norma anti ribaltone prevede infatti che l’incarico possa essere dato a “un parlamentare” che si è candidato con la maggioranza e che porti avanti il programma politico del premier eletto. E’ scritto nell’articolo 4 del ddl costituzionale, che modifica l’articolo 94 della Costituzione. Meloni avrebbe voluto percorrere un’altra strada, e cioè se il premier eletto cade, si va alle urne: “simul stabunt, simul cadent”. Ritiene una vittoria lo stop ai governi tecnici. I governi Ciampi, Monti, Draghi non potrebbero esserci con queste regole. Sul criterio anti ribaltone, per la presidente del Consiglio il Parlamento potrebbe ripensarci e, dice, “non sarei contraria”.

Premio di maggioranza ma sul ballottaggio si vedrà

Per blindare il premier eletto ci sarà una legge elettorale ad hoc. Nel ddl costituzionale viene anticipato che prevederà un premio che garantisca il 55% dei seggi a chi vince. Aperta però la questione se il premier sarà eletto a turno unico o col ballottaggio. Problema spinoso che spacca il centrodestra, la Lega è contraria. Sarà quindi la riforma del sistema elettorale a sciogliere il nodo. Per le opposizioni il ballottaggio è indispensabile. Casellati assicura che alla legge elettorale sta già lavorando.

Nessun limite di mandato

Non è previsto per il premier eletto alcun limite di mandato. Il Pd l’ha già definita la “deriva venezuelana” di un disegno di legge lacunoso e rischioso. Potrebbe essere però introdotto dal Parlamento. E’ l’articolo 2 del ddl a disciplinare l’elezione del premier e a tracciare i principi di massima del sistema elettorale. Modifica l’articolo 92 della Carta. Nel ddl Casellati cambia anche l’articolo 88 della Costituzione, dove si parla dello scioglimento di una sola Camera: non sarà più possibile. Abrogato il secondo comma dell’articolo 59 della Carta dove sono previsti i senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica tra i cittadini che “hanno illustrato la Patria”.

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Stop senatori a vita

Resteranno in carica gli attuali Liliana Segre, Mario Monti, Carlo Rubbia, Renzo Piano, Elena Cattaneo. In seguito saranno senatori a vita solo i presidenti emeriti della Repubblica. Perché? “Con la riduzione del numero di parlamentari si è ridotto il margine delle maggioranze”, afferma Casellati. I senatori a vita insomma potrebbero rappresentare una distorsione nelle maggioranze uscite dalle urne.

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