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Mattarella in Asia. La doppia missione del capo dello Stato per stringere rapporti geopolitici mentre la riforma della destra minaccia il suo ruolo

(ansa)
Quattro giorni tra Corea del Sud e Uzbekistan: “Un segno di attenzione verso un’area di grande interesse strategico”. Il presidente della Repubblica segna la rotta mentre in Italia si discute sul premierato
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“Un segno di attenzione verso un’area di grande interesse strategico”, così al Quirinale definiscono il viaggio in Corea del Sud e Uzbekistan che il presidente Sergio Mattarella affronterà la settimana prossima, il primo in Asia da sei anni a questa parte. L’ultima volta è stato in Cina nel 2017. Da allora il mondo è profondamente mutato, “e in peggio”, come ha sottolineato lo stesso capo dello Stato in un discorso dieci giorni fa. Due guerre infiammano il pianeta, a poche ore di aereo da casa nostra, e in Italia la destra progetta di degradare il presidente della Repubblica a taglianastri. In un simile contesto tessere relazioni, attivare le risorse della diplomazia, stringere amicizia è diventato ancora più stringente. Ed è con questo stato d’animo che Mattarella si appresta a partire martedì per un viaggio di quattro giorni, due tra Seul e Daegu, in Corea, e due tra Tashkent e Samarcanda, in Uzbekistan.

Prima tappa: Corea

Seul è diventato non da ora un crocevia del nostro immaginar…

“Un segno di attenzione verso un’area di grande interesse strategico”, così al Quirinale definiscono il viaggio in Corea del Sud e Uzbekistan che il presidente Sergio Mattarella affronterà la settimana prossima, il primo in Asia da sei anni a questa parte. L’ultima volta è stato in Cina nel 2017. Da allora il mondo è profondamente mutato, “e in peggio”, come ha sottolineato lo stesso capo dello Stato in un discorso dieci giorni fa. Due guerre infiammano il pianeta, a poche ore di aereo da casa nostra, e in Italia la destra progetta di degradare il presidente della Repubblica a taglianastri. In un simile contesto tessere relazioni, attivare le risorse della diplomazia, stringere amicizia è diventato ancora più stringente. Ed è con questo stato d’animo che Mattarella si appresta a partire martedì per un viaggio di quattro giorni, due tra Seul e Daegu, in Corea, e due tra Tashkent e Samarcanda, in Uzbekistan.

Prima tappa: Corea

Seul è diventato non da ora un crocevia del nostro immaginario. Film, serie tv, Korean Pop. Tutti abbiamo canticchiato Gangnam Style, visto Parasite al cinema, seguito Squid game su Netflix, usato i prodotti di bellezza del Korean Skincare, telefoniamo con gli smartphone Samsung, viaggiamo su Hyundai o Kia. Tutto è Corea. Seul, dieci milioni di abitanti, a undici ore di volo da Roma, è infatti la città che non dorme mai. Capitale di un motore della cultura globale, sette anni fa venne dichiarata addirittura la più felice al mondo.

È la quarta economia asiatica, dopo Cina, India, Giappone, la tredicesima al mondo, per noi è il primo partner pro capite in zona. Insomma, sta diventando il posto dove stare, con cui intrecciare relazioni, e infatti nel corso del viaggio saranno siglate delle intese commerciali, specie in ambito elettronico (semiconduttori e microchip) e spaziale. Un’economia la cui crescita ha delle assonanze con la nostra: anche i coreani erano poveri nel dopoguerra, la loro aspettativa di vita era di 52 anni nei primi anni Sessanta, e oggi è di 83 anni, come da noi. E ci tengono ai rapporti con l’Italia, come dimostra il sostegno offerto in estate per risolvere il problema del granchio blu: i coreani sono i maggiori consumatori al mondo di granchi. E tutti i giornali coreani hanno dato tutti la notizia dell’arrivo di Mattarella, come di una visita che vale.

L’ultima volta di un nostro capo di Stato a Seul avvenne con Giorgio Napolitano nel 2009. Mattarella vedrà il presidente di Corea, Yoon Suk-yeol, anche per cercare di saldare i rapporti in chiave geopolitica. La Corea ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca, Yoon è stato a Kiev a luglio, promettendo aiuti militari. Su questo c’è piena consonanza con l’Italia. Condividiamo posizioni comuni su molti dossier, a partire dalla riforma dell’Onu. Il presidente della Repubblica, mercoledì, visiterà anche il trentottesimo parallello, a cinquanta chilometri dalla capitale, il confine che divide il capitalismo dall’ultimo comunismo, la Corea del Sud da quella del Nord, la libertà da Kim Jong-Un. È in fondo l’ultimo residuo della guerra fredda e di un conflitto, avvenuto tra il 1950-1953, che provocò due milioni di morti, proprio mentre altre guerre non finiscono mai. Mattarella si avvicinerà alla linea Maginot tra totalitarismo e democrazia, un confine più tragico che mai.

Il viaggio è interessante per un’altra ragione: la città di Busan contende, insieme a Riad, a Roma la candidatura per Expo 2030. Un appuntamento a cui Mattarella tiene particolarmente, e per il quale si è speso pubblicamente, pure in Campidoglio. Siamo all’ultimo sprint di campagna elettorale, col governo coreano che ha mobilitato Samsung e Lg nella speranza di spuntarla su di noi nella votazione del 28 novembre.

Seconda tappa: Uzbeskistan

Sette ore di volo dividono Seul da Tashkent, la capitale dell’Uzbeskistan, Asia centrale, una delle tante repubbliche ex sovietiche. Un altro mondo ancora. È la seconda tappa del tour. Qui l’obiettivo è stringere forme di “partneriato strategico” e restituire la visita che a giugno il presidente Shavkat Mirziyoyev ha fatto al Quirinale lo scorso 8 giugno. Chiuso tra grandi colossi, come la Russia, di cui subisce l’influenza, e la Cina, anche l’Uzbekistan intende aprirsi all’Europa, e all’Italia specialmente. Sulla guerra in Ucraina si è sempre astenuta al Consiglio di sicurezza dell’Onu, “apprezzabile”, viene definita al Quirinale la posizione considerato il retaggio storico e culturale. È un paese giovane, in crescita, ricco di talenti nascosti, e sui vale la pena investire in amicizia. Lo dimostra l’apertura di una sede del Politecnico di Torino a Tahskent. Mattarella renderà omaggio all’ateneo e vi terrà un discorso giovedì. Anche qui saranno siglate intese commerciali. Poi Mattarella s’immergerà nella bellezza di Samarcanda.

Insomma, il viaggio cade in una congiuntura internazionale drammatica, e dentro un contesto inedito in Italia (mai la funzione della presidenza della Repubblica era stata così minacciata), una ragion in più per seguire la rotta che Sergio Mattarella indicherà.

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