Si dimette il giudice onorario che marciò per protesta: “Pagato a cottimo da vent’anni, stanco di essere preso in giro”
di Liana MilellaL'ultima udienza a Parma di Livio Cancelliere
ROMA - “Siccome non desidero continuare a farmi prendere in giro, esprimo così la mia ultima e più forte protesta abbandonando il campo in modo definitivo”. Lo dice a Repubblica il giudice onorario Livio Cancelliere che il 6 agosto 2021, dopo 250 chilometri percorsi a piedi, era stato ricevuto dall’ex Guardasigilli Marta Cartabia. E oggi ha vestito per l’ultima volta la toga in udienza a Parma. Dopo 20 anni da precario della giustizia getta la spugna.
Se la bontà della politica si misura dalle promesse mantenute, questa è la storia di molte promesse, anche dei parlamentari di Fratelli d’Italia, seguite da altrettante delusioni. L’ultima per mano del governo Meloni. Protagonisti, nell’ordine, i giudici di pace e i giudici e vice procuratori onorari. Parliamo di 4.300 anime. Con tanto di figli e famiglia. Sono dei lavoratori della giustizia, ma in realtà non lo sono, perché sono precari, li pagano a cottimo. E sono in battaglia da sempre. La Commissione europea ha dato ragione ai loro r…
ROMA - “Siccome non desidero continuare a farmi prendere in giro, esprimo così la mia ultima e più forte protesta abbandonando il campo in modo definitivo”. Lo dice a Repubblica il giudice onorario Livio Cancelliere che il 6 agosto 2021, dopo 250 chilometri percorsi a piedi, era stato ricevuto dall’ex Guardasigilli Marta Cartabia. E oggi ha vestito per l’ultima volta la toga in udienza a Parma. Dopo 20 anni da precario della giustizia getta la spugna.
Se la bontà della politica si misura dalle promesse mantenute, questa è la storia di molte promesse, anche dei parlamentari di Fratelli d’Italia, seguite da altrettante delusioni. L’ultima per mano del governo Meloni. Protagonisti, nell’ordine, i giudici di pace e i giudici e vice procuratori onorari. Parliamo di 4.300 anime. Con tanto di figli e famiglia. Sono dei lavoratori della giustizia, ma in realtà non lo sono, perché sono precari, li pagano a cottimo. E sono in battaglia da sempre. La Commissione europea ha dato ragione ai loro ricorsi. “Dovete metterli in regola” ha intimato all’Italia. I giudici del Lussemburgo hanno riconosciuti i loro diritti. Lo stesso ha fatto la nostra Corte costituzionale. Ma nella manovra che sta per andare davanti alle Camere, come ha scritto Repubblica, per loro ci sono i 180 milioni che bastano a confermare la Cartabia e nulla più. E il giudice onorario di Parma Livio Cancelliere, iscritto all’Assogot, ha deciso di gettare la spugna.
Davvero lascerà la toga?
“Dopo 20 anni purtroppo sì, perché continuo a non avere alcuna certezza né del lavoro che devo fare, né della mia retribuzione”.
La sua decisione è proprio definitiva?
“Sì, tant’è che il 9 novembre avrei dovuto sottopormi a un colloquio per la conferma del mio incarico come giudice e invece proprio lì leggerò una dichiarazione in cui rendo noto pubblicamente che lascio questo lavoro spiegando i motivi”.
Proprio ora che la giustizia rischia di perdere i fondi del Pnrr?
“Purtroppo dopo 20 anni da giudice onorario di tribunale pagato a cottimo sono deluso e profondamente amareggiato per uno Stato che non riconosce i diritti dei suoi lavoratori”.
Scusi, ma lei quanti anni ha?
“Ne ho 52, ho una famiglia e anche cinque figli”.
Pagato a cottimo, senza pensione, né malattie garantite?
“Nulla di tutto questo da quando ho iniziato questo lavoro a 32 anni”.
E come ce l’ha fatta a vivere?
“Solo perché fortunatamente faccio anche l’avvocato”.
Nell’intervista a Repubblica il 5 agosto di due anni fa, appena incontrata Cartabia, lei parlò come uno che non avrebbe mai rinunciato a fare questo lavoro che amava. Cos’è successo invece?
“Negli ultimi anni, io e i miei colleghi, le abbiamo provate tutte, arrivando anche a fare scioperi della fame. Non abbiamo escluso alcuna via politica, da sinistra a destra. Abbiamo ricevuto solo promesse, ma purtroppo niente fatti”.
In Parlamento molti discorsi di deputati e senatori anche di Fratelli d’Italia nella scorsa legislatura vi davano garanzie. Compreso l’attuale sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Non le hanno mantenute?
“Io ricordo un’intervista del 29 dicembre 2020 proprio di Delmastro in cui dichiarava testualmente: ‘Se governassimo noi il giorno dopo il nostro insediamento risolveremo il problema della magistratura onoraria’. E diceva che per tutti noi si sarebbe dovuta seguire la stessa strada percorsa nel 1974 con i pretori che sono entrati a pieno titolo a far parte della magistratura ordinaria. Ma le dico di più: Giorgia Meloni disse che ‘i magistrati onorari meritano di essere trattati come servitori dello Stato e non come servi di Stato’. Mi chiedo perché lei e Delmastro hanno cambiato idea”.
La delude il fatto che nella manovra non c’è niente per voi? E quindi la vostra vita precaria continua nonostante le promesse?
“Nella legge di bilancio è sparita la definizione di stipendio, manca del tutto il dettaglio di quanto guadagnerà il singolo magistrato. La decisione di rinviare proprio questo a un futuro collegato fiscale alla legge di bilancio è un campanello d’allarme che ci riporta indietro nel tempo”.
Siete di nuovo vittime di promesse mancate?
“Io guardo i fatti. Siamo vittime di promesse fatte prima delle elezioni che adesso, come sempre, non vengono mantenute”.
Dopo aver incontrato Cartabia perché questa volta non va da Nordio?
“Mi hanno detto che la struttura ministeriale composta da magistrati ordinari rema contro di noi. Si ripete un film già visto”.
Senza i vice procuratori onorari non si farebbero neppure i processi in aula.
“Carte alla mano, senza di noi si fermenterebbero i tribunali, perché da anni decidiamo oltre il 50% delle cause civili e penali, e rappresentiamo la pubblica accusa nel 90% dei giudizi monocratici”.
Se seguendo il suo esempio anche altri suoi colleghi dovessero andarsene la conseguenza sarà drammatica, l’Italia perderebbe i fondi del Pnrr.
“Guardi, sarà la totale paralisi della giustizia”.
La Commissione europea è stata tassativa, voi andate regolarizzati. L’Italia non rischia anche un procedura d’effrazione?
“Purtroppo le proroghe sono ammesse”.
E voi non potete aspettare?
“Si ricorda quel film di Totò che cercava di vendere la fontana di Trevi a Decio Cavallo? Io mi sento proprio come lui, preso in giro in modo grossolano. Per questo ho deciso di non andare oltre lavorando per uno Stato che non riconosce i miei diritti di lavoratore”.
Cosa le dà più fastidio, non avere uno stipendio fisso, oppure i “colleghi” magistrati che vi guardano dall’alto in basso?
“Con i giudici ho sempre lavorato bene, né ho mai notato atteggiamenti di sufficienza. Ma non accetto neppure una legge oscura che, dopo tanti anni di battaglie, non mette nero su bianco quali sono i nostri diritti e le tutele che ci spettano”.
Se non vi rispetta lo Stato come possono rispettarvi i cittadini?
“Non mi è mai capitato in aula di essere contestato anche perché quando mi alzo in aula per leggere una sentenza parlo a nome del popolo italiano”.
Pensa che altri seguiranno il suo esempio e se ne andranno?
“Qualcuno lo ha già fatto e so che altri lo faranno”.