Premierato, la mina sui poteri del Colle. E lo spettro delle dimissioni di Mattarella divide i costituzionalisti
di Giovanna CasadioROMA — La presentazione alle Camere del disegno di legge costituzionale sarà autorizzata nei prossimi giorni. Stop. È quanto si limitano a dire dal Quirinale in queste ore. A chi lo chiama in causa, Sergio Mattarella, che questa settimana sarà in Corea del Sud e Uzbekistan per una visita istituzionale, oppone un silenzio senza aggettivi: né gelido, né irritato, men che meno compiacente. Semplice silenzio, sulla riforma che assegnerà all’Italia l’inedito sistema di elezione diretta del premier e che, inevitabilmente, riguarda anche il Quirinale. Nonostante le rassicurazioni della ministra Elisabella Casellati - che afferma di avere usato il bisturi per non toccare i poteri del presidente della Repubblica - l’equilibrio dell’ordinamento disegnato dai padri costituenti, è saltato.
Se il premierato passasse in Parlamento con la maggioranza semplice, e non dei due terzi, di fronte a esito favorevole del conseguente referendum, cosa farà il presidente? Mattarella non si fa distrarre da…
ROMA — La presentazione alle Camere del disegno di legge costituzionale sarà autorizzata nei prossimi giorni. Stop. È quanto si limitano a dire dal Quirinale in queste ore. A chi lo chiama in causa, Sergio Mattarella, che questa settimana sarà in Corea del Sud e Uzbekistan per una visita istituzionale, oppone un silenzio senza aggettivi: né gelido, né irritato, men che meno compiacente. Semplice silenzio, sulla riforma che assegnerà all’Italia l’inedito sistema di elezione diretta del premier e che, inevitabilmente, riguarda anche il Quirinale. Nonostante le rassicurazioni della ministra Elisabella Casellati - che afferma di avere usato il bisturi per non toccare i poteri del presidente della Repubblica - l’equilibrio dell’ordinamento disegnato dai padri costituenti, è saltato.
Se il premierato passasse in Parlamento con la maggioranza semplice, e non dei due terzi, di fronte a esito favorevole del conseguente referendum, cosa farà il presidente? Mattarella non si fa distrarre dal dibattito. Ma timori e dubbi su sue possibili, future dimissioni a riforma approvata, agitano i partiti e dividono i costituzionalisti.
Un giurista molto vicino a Mattarella, il dem Stefano Ceccanti, taglia corto: «La battaglia e lo scontro sul premierato non è cosa che possa riguardare il Quirinale: è un problema delle forze politiche». Per Francesco Clementi, giurista molto critico sulla riforma costituzionale del governo Meloni, è evidente che il disegno di legge «mette all’angolo la figura del capo dello Stato, chiunque lui sia». Clementi osserva: «Il ddl sul premierato prevede un presidente della Repubblica passacarte, con le mani legate, che non può più intervenire né nelle emergenze politiche né nelle grandi crisi del Paese. Ma il nostro è un Paese che i costituenti hanno immaginato a doppio motore: i partiti politici e il presidente della Repubblica. Se si mette fuori uso il secondo motore, è un errore non da poco. Il ruolo e le funzioni del presidente della Repubblica, come sono scritte nella Carta, sono lo “stellone” che ha salvato l’Italia e che gli altri Paesi ci invidiano». Cautela da Andrea Giorgis, costituzionalista e capogruppo dem in commissione Affari costituzionali: «È una riforma talmente pasticciata che voglio vedere se arriverà all’approvazione prima alle Camere e poi nel referendum confermativo. Figuriamoci se adesso Mattarella deve finire in queste discussioni!». Ma Massimo Villone, presidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale, giurista che ha condotto la battaglia nel Comitato per il No alla riforma di Renzi, ammette “apertis verbis” che un problema si porrebbe per il presidente della Repubblica, dal momento che diventerebbe «il disoccupato del Quirinale». Detto in altre parole: «Il ddl sul premierato manda in pensione anticipata il capo dello Stato, nel senso che lo mette all’angolo. I poteri del presidente della Repubblica sono infatti sulla vita del governo, sulla nomina del presidente del Consiglio e, su sua proposta, dei ministri e sullo scioglimento anticipato. Sono svuotati da questa riforma». Resta decisivo il capo dello Stato nella norma anti ribaltone? Replica Villone: «La definirei norma del ribaltino, che codifica il tradimento dentro la coalizione. Salvini la applicherebbe il giorno dopo contro Meloni, a meno che non avessero già siglato un patto della staffetta».
E poi ci sono i tempi della riforma a tenere sulla corda chi teme un addio anticipato di Mattarella. L’articolo 5 del ddl recita: “la presente legge costituzionale si applica dalla data del primo scioglimento delle Camere successivo all’entrata in vigore dell’elezione diretta del premier”. A quel punto - e salvo elezioni anticipate - nel 2027, a due anni dalla fine del mandato di Sergio Mattarella, come si concilierà la popolarità che al presidente riconoscono gli italiani, con le nuove regole?