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La capogruppo Pd Chiara Braga: “La premier se perde deve lasciare. Uniti in Aula per il no”

Chiara Braga

 (fotogramma)
Intervista alla deputata che nel 2016 faceva parte della segreteria Renzi: “Si è dimostrato che mettere mano alla Costituzione richiede grande equilibrio. Proponiamo sfiducia costruttiva, voto a data certa dei decreti legge e stop a liste bloccate”
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ROMA — «Meloni si ricordi del precedente di Renzi». Chiara Braga parla con cognizione di causa. Oggi alla Camera è la capogruppo del Pd tendenza Schlein, ma nel 2016 era al Nazareno nella segreteria dell’ex rottamatore. «Dobbiamo guardare a quell’esperienza, al tentativo del 2016, con sguardo critico, per le forzature che vennero fatte. Si è dimostrato che mettere mano alla Costituzione richiede grande equilibrio, per avere consenso. La riforma dell’epoca non aveva nemmeno gli elementi di pericolosità che vediamo oggi, col premierato. E non aveva mai escluso il confronto con le opposizioni».

Se Meloni va al referendum rimarrà “scornata”, come profetizza Conte?

«Questa riforma ha talmente tante contraddizioni e messaggi sbagliati che troverà una forte opposizione nel Parlamento ma soprattutto nel Paese. Uno dei punti più critici, indigeribili, è l’attacco al presidente della Repubblica. Si svuota il ruolo di garanzia che la Costituzione gli affida, togliendogli due poteri fondamen…

ROMA — «Meloni si ricordi del precedente di Renzi». Chiara Braga parla con cognizione di causa. Oggi alla Camera è la capogruppo del Pd tendenza Schlein, ma nel 2016 era al Nazareno nella segreteria dell’ex rottamatore. «Dobbiamo guardare a quell’esperienza, al tentativo del 2016, con sguardo critico, per le forzature che vennero fatte. Si è dimostrato che mettere mano alla Costituzione richiede grande equilibrio, per avere consenso. La riforma dell’epoca non aveva nemmeno gli elementi di pericolosità che vediamo oggi, col premierato. E non aveva mai escluso il confronto con le opposizioni».

Se Meloni va al referendum rimarrà “scornata”, come profetizza Conte?

«Questa riforma ha talmente tante contraddizioni e messaggi sbagliati che troverà una forte opposizione nel Parlamento ma soprattutto nel Paese. Uno dei punti più critici, indigeribili, è l’attacco al presidente della Repubblica. Si svuota il ruolo di garanzia che la Costituzione gli affida, togliendogli due poteri fondamentali: il conferimento dell’incarico al presidente del Consiglio e la possibilità di sciogliere le Camere. Tutti sappiamo che il presidente della Repubblica è la figura più apprezzata dai cittadini, un riferimento che ha garantito la tenuta delle istituzioni nei momenti più difficili della storia recente della Repubblica».

Se perdesse il referendum, Meloni dovrebbe dimettersi?

«Ci sarebbero già motivi per farlo, ma sicuramente se definisci questa la “madre di tutte le riforme”, non puoi fischiettare e non trarne le conseguenze. Ma al di là di questo, vedo un modello rovinoso: l’uomo o la donna sola al comando. Sparisce il governo parlamentare, la forma stabilita dai padri costituenti. C’è un impianto ideologico e culturale che ha l’obiettivo di costruire una nuova Repubblica in cui la pregiudiziale antifascista non c’è più».

Sarebbe una riforma che smantella l’antifascismo?

«Noto la smania della destra di accreditarsi con una nuova forma di governo che fa vacillare questo presupposto. È innegabile che ci sia l’accentramento di potere in un’unica figura, senza pesi e contrappesi. È il colpo di grazia al Parlamento, già mortificato da 47 decreti legge in un anno, spesso approvati con la fiducia, e dal diktat imposto alla maggioranza di non fare emendamenti alla legge di Bilancio».

Anche la sinistra negli anni ‘90 parlava di premierato.

«Oggi dobbiamo guardare a questa riforma, a come è nata, alle critiche che arrivano in modo univoco da costituzionalisti e giuristi, anche da esponenti del centrodestra, come Marcello Pera. È una riforma scritta male e in modo pericoloso. Serve ad addomesticare i partiti di maggioranza e ad offrire a Salvini lo scambio con l’autonomia differenziata».

Con la norma anti-ribaltone, il premier subentrante avrebbe più potere rispetto a quello eletto direttamente? In caso di dimissioni o sfiducia le Camere sarebbero sciolte.

«Lo dicono tanti osservatori: il principio dell’elezione diretta del premier crolla. È ancora peggio, l’elemento più pasticciato».

Il Pd che riforma propone?

«Sfiducia costruttiva, voto a data certa dei decreti legge, forme di partecipazione popolare, stop alle liste bloccate. Ma in questo disegno di legge non ce n’è traccia».

Farete l’Aventino o proverete a dialogare con la maggioranza in Parlamento?

«Ma noi queste proposte le abbiamo presentate a Meloni sei mesi fa. Poi è sparita. Non mi sembra ci sia la volontà di un confronto vero».

Allora già preparate i comitati per il no al referendum?

«Mi sembra chiaro che l’opposizione non si farà solo in Parlamento, ma nel Paese».

Riuscirete a fare una battaglia comune con le altre opposizioni, da Conte a Calenda?

«È doveroso, oltre che utile, unire le forze. Su questo tema, come sulla finanziaria. Questa riforma viene buttata sul tavolo adesso per mascherare una manovra che non aiuta la crescita, taglia su sanità e scuola, sulle pensioni, penalizza le donne. Noi ci opporremo in Parlamento. E saremo in piazza sabato anche per questo, per difendere le istituzioni. E per la pace».

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