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“Migranti trasferiti nei centri in Albania”. Accordo Roma-Tirana

Il patto siglato da Meloni con ilcollega Edi Rama. Due strutture verranno realizzate nel suo Paese. La premier: “Ogni anno ne porteremo 39 mila”. Salvini tace. Le opposizioni: “È la nostra Guantanamo”
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“Altro che aperitivi...”. Con un coup de théâtre Palazzo Chigi dà una nuova luce alla discussa vacanza di Ferragosto di Giorgia Meloni in Albania. Un viaggio in traghetto da Brindisi a Valona, all’improvviso, con tutto il nucleo familiare (la sorella Arianna, il cognato ministro Lollobrigida, l’ex compagno Andrea Giambruno). Di quella trasferta anomala, avvolta dalle polemiche per uno spot al turismo di un Paese concorrente, non sono circolate testimonianze fotografiche, in realtà. Ma ciò che si sa, dalle 15,30 di ieri, è che in quell’occasione sono state poste le basi per un patto sui migranti destinato a far discutere. Che è anzi tornato a infiammare il dibattito. L’Italia “dirotterà” sull’Albania una cospicua parte di immigrati intercettati dalle sue navi militari. In due aree diverse, il porto di Shengjin e Gjader, il nostro governo realizzerà, a proprie spese, altrettante strutture di ingresso e accoglienza temporanea degli immigrati salvati in mare, che potranno accogliere fino …

“Altro che aperitivi...”. Con un coup de théâtre Palazzo Chigi dà una nuova luce alla discussa vacanza di Ferragosto di Giorgia Meloni in Albania. Un viaggio in traghetto da Brindisi a Valona, all’improvviso, con tutto il nucleo familiare (la sorella Arianna, il cognato ministro Lollobrigida, l’ex compagno Andrea Giambruno). Di quella trasferta anomala, avvolta dalle polemiche per uno spot al turismo di un Paese concorrente, non sono circolate testimonianze fotografiche, in realtà. Ma ciò che si sa, dalle 15,30 di ieri, è che in quell’occasione sono state poste le basi per un patto sui migranti destinato a far discutere. Che è anzi tornato a infiammare il dibattito. L’Italia “dirotterà” sull’Albania una cospicua parte di immigrati intercettati dalle sue navi militari. In due aree diverse, il porto di Shengjin e Gjader, il nostro governo realizzerà, a proprie spese, altrettante strutture di ingresso e accoglienza temporanea degli immigrati salvati in mare, che potranno accogliere fino a tremila persone, 39 mila in un anno, per espletare celermente le procedure di trattazione delle domande di asilo o eventuale rimpatrio.

La presidenza del Consiglio fornisce i dettagli del protocollo d’intesa, che dovrebbe essere attuato dalla prossima primavera: la giurisdizione dei centri sarà italiana. A Shengjin l’Italia si occuperà delle procedure di sbarco e identificazione. A Gjader realizzerà una struttura sul modello dei Cpr (centri per il rimpatrio) per l’accoglienza temporanea dei migrati salvati in mare “Non minori, donne in gravidanza e altri soggetti vulnerabili”, precisa Meloni. L’Albania collaborerà con le sue forze di polizia per la sicurezza e sorveglianza.

I dettagli sono stati forniti dopo un incontro fra Meloni e il premier albanese Edi Rama che si è tenuto, a sorpresa, nel primo pomeriggio di ieri. L’annuncio, e la successiva convocazione dei giornalisti per le dichiarazioni dei due leader, sono avvenuti solo tre ore prima. L’incontro con la stampa ha confermato il feeling: Rama parla in italiano e dice che “questo accordo non sarebbe stato possibile con nessun altro Stato Ue”. Poi ricorda il “debito impagabile” del suo popolo verso l’Italia, con riferimento all’esodo dei profughi albanesi negli anni ‘90: “Non sta a noi giudicare il merito politico di decisioni qui e in altre istituzioni, a noi sta dire “presente” quando si tratta di dare una mano. Quando l’Italia chiama — scandisce Rama — l’Albania risponde”.

Palazzo Chigi nega qualsiasi contropartita economica all’Albania: “Noi non diamo fondi se non quelli per l’organizzazione e la gestione dei centri”, dicono fonti della presidenza. Per ora, Meloni sottolinea un aspetto politico: l’Italia sosterrà con forza l’ingresso del Paese delle Aquile nell’Unione europea. “L’Albania — dice la premier — si conferma una nazione amica e nonostante non sia ancora parte dell’Unione si comporta come se fosse un Paese membro: questa è una delle ragioni per cui sono fiera che l’Italia sia da sempre uno dei paesi sostenitori dell’allargamento ai Balcani occidentali”. Sullo sfondo restano comunque forti rapporti commerciali (gas, infrastrutture) per un interscambio che vale il 20 per cento del Pil dell’Albania.

Rimangono i dubbi di Bruxelles sull’operazione: l’Ue, in attesa dei dettagli, si raccomanda “sul pieno rispetto del diritto comunitario e internazionale”. Una questione che riguarda soprattutto la concessione del diritto d’asilo: “Le leggi sull’asilo dell’Ue — dice un portavoce della commissione riferendosi al piano dell’inglese Sunak di portare i migranti in Rwanda — si applicano solo alle domande presentate sul territorio di uno Stato membro, ma non al di fuori di esso”.

Nella maggioranza il ministro degli Esteri Antonio Tajani spazza via ogni perplessità: “Questa novità rafforza il nostro ruolo da protagonista in Europa”. Colpisce, a sera, il silenzio di Matteo Salvini. Il leader della Lega, dopo il boom di sbarchi, aveva criticato le politiche del governo sull’immigrazione. E dall’opposizione è un fuoco di fila: “Nel migliore dei casi un pasticcio, nel peggiore una violazione di diritti”, dice Peppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del Pd. Centristi e sinistra uniti nella critica: «Il governo ha alzato bandiera bianca in Europa e trova rifugio in Albania», la tesi di Azione. Sarcastico il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni: “Ci mancava solo la delocalizzazione in Albania dei naufraghi salvati”. Fino al giudizio definitivo di Riccardo Magi (+Europa): “Si crea una Guantanamo italiana”.

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