In Albania solo uomini maggiorenni: tutte le falle dell’accordo sui migranti con Tirana
Sbarchi selettivi, respingimenti in un Paese terzo, trattenimenti arbitrari, garanzie e diritti negati. L’accordo bilaterale con l’Albania, da dovunque lo si guardi, appare come una mostruosità giuridica che viola norme italiane e convenzioni internazionali facendo perno su una sorta di extraterritorialità di fatto non prevista da nessuna legge. Un accordo che, tanto per cominciare, dovrebbe essere ratificato dal Parlamento. Fermo restando che diritto internazionale e Costituzione restano sovraordinati.
A farne le spese sarebbero i migranti salvati da motovedette della Guardia costiera o della Finanza, navi militari italiane a cui potrà essere ordinato di sbarcare direttamente nel porto albanese di Shengjin. Non quelli soccorsi dalle Ong che il Viminale continuerà a spedire nei porti italiani più lontani possibile.
Una strategia partorita per evitare che Lampedusa, così come avvenuto quest’anno con 100.000 sbarchi su un totale di 145.000, venga presa d’assalto e che i porti di Sicilia…
Sbarchi selettivi, respingimenti in un Paese terzo, trattenimenti arbitrari, garanzie e diritti negati. L’accordo bilaterale con l’Albania, da dovunque lo si guardi, appare come una mostruosità giuridica che viola norme italiane e convenzioni internazionali facendo perno su una sorta di extraterritorialità di fatto non prevista da nessuna legge. Un accordo che, tanto per cominciare, dovrebbe essere ratificato dal Parlamento. Fermo restando che diritto internazionale e Costituzione restano sovraordinati.
A farne le spese sarebbero i migranti salvati da motovedette della Guardia costiera o della Finanza, navi militari italiane a cui potrà essere ordinato di sbarcare direttamente nel porto albanese di Shengjin. Non quelli soccorsi dalle Ong che il Viminale continuerà a spedire nei porti italiani più lontani possibile.
Una strategia partorita per evitare che Lampedusa, così come avvenuto quest’anno con 100.000 sbarchi su un totale di 145.000, venga presa d’assalto e che i porti di Sicilia e Calabria, dove approdano le navi italiane, debbano sopportare l’onere più pesante dell’accoglienza.
Dal Mediterraneo a Shengjin
I più a rischio saranno i migranti soccorsi dai mezzi italiani sulla rotta turca o in arrivo dalla Libia sulle coste ioniche. Facile immaginare che essendo le zone più vicine all’altra costa dell’Adriatico saranno quelle le navi a cui verrà dato l’ordine di dirigere verso l’Albania. Senza passare dall’Italia, senza alcuna preventiva identificazione. Una forma di respingimento – secondo i giudici che si occupano di immigrazione – visto che l’Albania è un Paese terzo ( per altro non europeo) e che qualsiasi forma di extraterritorialità non è prevista da alcuna normativa. In altre parole, perché l’Italia possa esercitare la sua giurisdizione lì, l’Albania dovrebbe cedere un pezzo del suo territorio.
Chi potrà finire in Albania
Solo uomini e maggiorenni. Bambini, donne e persone con vulnerabilità non saranno fatti scendere su suolo albanese, rimarranno sulle navi italiane che li porteranno comunque in Italia. Ritorna dunque il concetto di sbarco selettivo, concepito un anno fa dal ministro Piantedosi in occasione di un soccorso della Ong tedesca Humanity 1 e subito bocciato dai giudici. La selezione verrà fatta direttamente a bordo. Indipendentemente dalla loro nazionalità, gli uomini potranno essere portati in Albania e lì, in un centro realizzato e gestito dall’Italia, potranno chiedere asilo. Ma il solo fatto che questo trattamento venga riservato agli uomini maggiorenni rende evidente che l’Italia non intende garantire loro i diritti previsti per tutti i richiedenti asilo.
Il trattenimento nei centri
L’idea del governo, ovviamente, è quella di trattenere nel centro che verrà realizzato a spese dell’Italia, controllato da forze dell’ordine italiane e gestito non si sa bene da chi, i richiedenti asilo. Ma il trattenimento deve essere disposto da un questore italiano (e motivato come ricordano le recenti sentenze, da Apostolico a seguire) e confermato da un giudice italiano entro 48 ore. Ma quale giudice e sulla base di cosa dovrebbe valutare il trattenimento dei migranti? La deroga alla competenza non è prevista da alcuna norma e la giurisdizione degli Stati è regolata dalle convenzioni internazionali, appunto sovraordinate al diritto nazionale.
La richiesta di asilo
La decisione spetta ad una commissione territoriale italiana, dopo l’audizione del migrante. Ma quale e dove? Il progetto prevede il trasferimento di una commissione in territorio albanese? E il diritto alla difesa e l’eventuale ricorso al giudice italiano contro un eventuale diniego come potrebbe mai essere garantito?
I rifugiati
Se tutti gli uomini salvati da navi italiane verranno portati in Albania e solo lì verranno identificati e potranno chiedere asilo, cosa succederà a chi ha diritto alla protezione internazionale? Verrà comunque trattenuto e poi, se otterrà l’asilo, mandato in Italia?
I Cpr e il rimpatrio
E infine la detenzione amministrativa nel secondo centro che l’Italia intende realizzare in territorio albanese, destinato ad ospitare i migranti da rimpatriare. Anche qui impossibile esercitare il diritto al ricorso. E in più il migrante che poi dovesse essere rilasciato si troverebbe in territorio extraeuropeo. O l’Albania, a quel punto, ce li rimanderebbe indietro?