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L’ascesa dei Pro Vita dietro al caso Indi Gregory: col governo Meloni i leader del movimento entrano nei ministeri

L’approdo a palazzo Chigi di Fratelli d’Italia ha aperto le porte ai promotori delle battaglie contro aborto ed eutanasia. A partire da Gandolfini e Morresi
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Dai consultori locali a Palazzo Chigi, il legame ormai è stretto. Candidati comuni, leader nei ministeri e promesse mantenute. Un’alleanza, quella tra i movimento pro-vita e Giorgia Meloni, che ha inizio ufficialmente nel 2019. Anno delle elezioni europee quando, da prima leader politica a firmare il loro manifesto, l’attuale premier non dimenticava di fare da megafono alle campagne pro-life. Con Fratelli d’Italia al governo è il turno però di incassare le prime vittorie e la cittadinanza italiana alla bambina inglese Indi Gregory è solo l’ultimo caso.

A poche ore di distanza dall’interruzione delle cure, fissata in precedenza dai tribunali di Londra, il governo italiano viene incontro alle richieste dei genitori della piccola, affetta da una rara malattia genetica. Un consiglio dei ministri straordinario le concede la cittadinanza italiana e la possibilità di ricevere nuove cure all’ospedale Bambin Gesù di Roma. “Un’ottima notizia ed è encomiabile il Governo Meloni per averla co…

Dai consultori locali a Palazzo Chigi, il legame ormai è stretto. Candidati comuni, leader nei ministeri e promesse mantenute. Un’alleanza, quella tra i movimento pro-vita e Giorgia Meloni, che ha inizio ufficialmente nel 2019. Anno delle elezioni europee quando, da prima leader politica a firmare il loro manifesto, l’attuale premier non dimenticava di fare da megafono alle campagne pro-life. Con Fratelli d’Italia al governo è il turno però di incassare le prime vittorie e la cittadinanza italiana alla bambina inglese Indi Gregory è solo l’ultimo caso.

A poche ore di distanza dall’interruzione delle cure, fissata in precedenza dai tribunali di Londra, il governo italiano viene incontro alle richieste dei genitori della piccola, affetta da una rara malattia genetica. Un consiglio dei ministri straordinario le concede la cittadinanza italiana e la possibilità di ricevere nuove cure all’ospedale Bambin Gesù di Roma. “Un’ottima notizia ed è encomiabile il Governo Meloni per averla concessa”, festeggia l’organizzazione Pro Vita e Famiglia, che da giorni chiedeva attenzione sul caso.

Una mobilitazione rapida garantita, dalle elezioni in poi e dal nuovo governo, da un intreccio di interessi e di nomine. Ne è testimone la firma dei leader politici della maggioranza sulla “Carta dei principi” Pro-vita, un testo che si impegna a combattere la liberalizzazione delle droghe, l’eutanasia e l’aborto. All’alba dell’esecutivo Meloni ritorna anche sulle scene Massimo Gandolfini, storico fondatore del Family Day nominato ora consulente per le politiche anti-droga. A spingere per la sua scelta il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, membro di spicco delle fila meloniane e personalità che, essendone promotore, il Family Day lo conosce bene.

Alla lista non poteva mancare il ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia che, sotto la guida di Eugenia Roccella, coinvolge Assunta Morresi: vice-capo di gabinetto della ministra e sua portavoce negli incontri con le associazioni LGBT, la funzionaria ha militato nel 2007 all’interno del Family Day e nel 2013 a Milano partecipò ai convegni fondativi del movimento anti-gender. Idee confluite anche nel libro scritto a quattro mani con la ministra, “La favola dell’aborto facile. Miti e realta? della pillola abortiva Ru486”. Sfuma invece la tentata candidatura nel Lazio tra le proposte meloniane di Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo dell’associazione Pro Vita e Famiglia.

Dopo quasi un anno di sodalizio, tra il partito di Giorgia Meloni e il movimento pro life è l’ora dei riconoscimenti. Nell’estate romana di piazza Vittorio, l’evento di FdI “Piazza Italia” ne rappresenta la giusta occasione. Dal palco il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e la senatrice Lavinia Mennuni consegnano un premio a Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, di cui lui stesso spiega il significato. “Un riconoscimento che conferma, e questo ci fa piacere, la volontà del partito oggi al Governo con il resto del centrodestra di mettere in primo piano la Vita, la Famiglia e la libertà educativa”.

Se il governo traccia la linea è poi nelle regioni che gli interessi si intrecciano. È così che, meno di un mese dopo le elezioni, il consiglio regionale del Piemonte, a guida del forzista Alberto Cirio, approva un finanziamento di 400 mila euro alle associazioni pro vita. Un sostegno, secondo l’assessore alle Politiche sociali di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, per aiutare anche economicamente le donne affinché scelgano di non abortire. Indenne alle polemiche, il consiglio regionale riesce poi, nel marzo del 2023, a intervenire sui fondi. Una somma che si alza fino a raggiungere un milione di euro.

È nella stessa regione del Nord-Ovest che appaiono per la prima volta nei consultori le “stanze dell’ascolto”, luoghi utili “a far superare le cause che potrebbero indurre alla interruzione della gravidanza”. Un’iniziativa che Marrone condivide con il Movimento per la Vita, associazione pro-life gemellata con l’americana Heartbeat International, famosa alla cronaca per i suoi metodi intimidatori contro le donne, l’uso di fake news sull’aborto e una recente indagine del Senato degli Stati Uniti a suo carico.

Nel dibattito delle associazioni, il governo non nasconde la sua preferenza. Un presa di posizione che si manifesta negli stessi minuti in cui l’attrice Sibilla Barbieri, dopo anni di cure oncologiche, effettua il suicidio assistito in Svizzera, accompagnata dal figlio e dal presidente dell’Associazione Luca Coscioni Marco Cappato. Evento che, secondo Pro Vita e Famiglia, testimonia “la volontà dei Radicali di imporre allo Stato di fornire la morte alle persone”. “Sono orgoglioso perché la vita viene prima di tutto e quindi tentare di salvare una vita vale un Consiglio dei ministri convocato d'urgenza”, ribatte nel frattempo il leader leghista Matteo Salvini festeggiando per la bambina inglese. E mentre in Parlamento riposa dalla scorsa legislatura una proposta di legge già approvata dalla Camera sul suicidio assistito, l’esecutivo sembra aver già dato la sua risposta.

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