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"Non si diventa Bellocchio o Ginzburg per decreto”: al Nazareno intellettuali e artisti rispondono all’assalto della destra

Nicola Lagioia

 
Incontro convocato dal Pd per riallacciare il dialogo con il mondo della cultura. L’ironia di Nicola Lagioia: “Nuova egemonia culturale? Possiamo stare tranquilli”. E Bebo Guidetti denuncia lo sfruttamento dei lavoratori dello spettacolo da parte delle piattaforme
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La destra lancia l’assalto a quello che considera l’ultimo fortino della sinistra, il mondo della cultura si ribella e il Pd prova a intercettarne il malessere, chiamando a raccolta decine di associazioni, operatori, produttori, cineasti, scrittori e musicisti furibondi contro i tagli e le scelte del governo. “Senza cultura non c’è futuro” è il titolo dell’happening organizzato al Nazareno. Obiettivo sottinteso: riallacciare il filo del dialogo con gli intellettuali, che negli anni di Palazzo Chigi s’era un po’ perso, e adesso dev’essere ripreso. Tre ore di interventi, cinque minuti ciascuno, per provare a fare il punto, avanzare proposte, censurare il ministro Gennaro Sangiuliano che “si è accanito” contro di loro. Ed Elly Schlein lì ad ascoltare: “Un metodo nuovo”, lo chiama la leader dem, molto a suo agio in questo humus, che in chiusura promette “un secondo appuntamento per proseguire la riflessione” perché il tempo dell’opposizione “è un lungo lavoro di semina” e oggi è solo “l’i…

La destra lancia l’assalto a quello che considera l’ultimo fortino della sinistra, il mondo della cultura si ribella e il Pd prova a intercettarne il malessere, chiamando a raccolta decine di associazioni, operatori, produttori, cineasti, scrittori e musicisti furibondi contro i tagli e le scelte del governo. “Senza cultura non c’è futuro” è il titolo dell’happening organizzato al Nazareno. Obiettivo sottinteso: riallacciare il filo del dialogo con gli intellettuali, che negli anni di Palazzo Chigi s’era un po’ perso, e adesso dev’essere ripreso. Tre ore di interventi, cinque minuti ciascuno, per provare a fare il punto, avanzare proposte, censurare il ministro Gennaro Sangiuliano che “si è accanito” contro di loro. Ed Elly Schlein lì ad ascoltare: “Un metodo nuovo”, lo chiama la leader dem, molto a suo agio in questo humus, che in chiusura promette “un secondo appuntamento per proseguire la riflessione” perché il tempo dell’opposizione “è un lungo lavoro di semina” e oggi è solo “l’inizio”. “Dopo la sonora sconfitta alle Politiche”, osserva la segretaria, “il Pd si è rimesso in discussione, c’è una nuova dirigenza e la necessità di riaprire dei luoghi di confronto”.

L’attacco di Schlein

Un discorso tutto all’attacco, che riprende molti dei temi sollevati durante il dibattito – “mi è piaciuto molto il concetto della cultura come strumento di lotta politica”– per poi affondare il colpo: “La cultura non è un settore qualsiasi: dalla sua qualità dipende la qualità della democrazia”. Messa ora a rischio dall’azione “dissennata” di un governo che sta portando avanti “una occupazione militare della cultura e del pubblico sevizio”. Mentre servirebbe costruire “percorsi di inclusione e di accesso ai luoghi della cultura anche nell’ottica di diminuire le diseguaglianze”. È la direzione che le hanno indicato in tanti, nella Sala intitolata a David Sassoli, andata presto in overbooking. Colta da ilarità generale quando sul podio si affaccia lo scrittore Nicola Lagioia: “Si fa un gran parlare di egemonia culturale, ma possiamo star tranquilli”, esordisce con un sorriso l’ex direttore del Salone del libro. “Per quanto il ministro si possa adoperare non è per decreto che si può trasformare Giulio Base in un regista più importante di Marco Bellocchio o Marcello Veneziani in Carlo Ginzburg”.

Le critiche

Anche Schlein è divertita, va ad abbracciare la sua amica Chiara Valerio, parlotta con Marino Sinibaldi, fa un cenno di saluto a Francesco Rutelli, non si perde una parola di Bebo Guidetti de Lo Stato Sociale assai critico verso “le piattaforme che sfruttano i lavoratori dello spettacolo facendo profitti stellari”. Prende appunti, la segretaria del Pd, scrive e scrive sul suo pc. Attentissima allorché Francesca Comencini, neo-presidente dell’associazione Centoautori (registi e sceneggiatori) dice che “quando si pensa al nostro mestiere bisogna immaginarlo come un Iceberg: il novanta per cento è un corpo sommerso di lavoratrici e lavoratori senza diritti: senza maternità, senza disoccupazione. Vogliamo che il nostro venga considerato un lavoro, che sia rispettato e a cui si riconoscano i diritti”. Quelli che neppure il centrosinistra, ricorda Paolo Fresu, è riuscito a tutelare: “Durante il Covid abbiamo molto discusso sul momento complesso che stavamo vivendo e da cui speravamo di uscire con una legge precisa sui lavoratori dello spettacolo. Purtroppo non è accaduto e adesso ci ritroviamo col governo Meloni che è lontanissimo dal garantirli”. Colpe che a sinistra rinfaccia anche il regista Giuseppe Piccioni: “Se il cinema smette di essere libero non è più cinema. In passato anche voi avete colpevolizzato le opinioni. Per questo mi sono allontanato. Ora, se questa è la casa che accetta il dissenso, allora ho ritrovato una casa”.

Il nuovo inizio

C’è rammarico per le occasioni perdute, ma anche tanta preoccupazione per il futuro. A cui però non bisogna rassegnarsi. Lo dice chiaro l’ex ministro Dario Franceschini, collegato da remoto a causa di un precedente impegno: “Non limitiamoci a difendere le cose fatte, dobbiamo proporre cose nuove, sfidare la destra sui contenuti. Ciò che va assolutamente evitato è che la cultura torni a essere marginale nel dibattito politico”. E mentre Giovanna Barni, presidente di Coop Culture, denuncia il “ritardo bestiale” nell’affrontare “il degrado culturale e il degrado educativo, la siccità culturale che imperversa in alcune zone del Paese”, Matteo Orfini – fra i promotori dell’iniziativa – assicura: “Con oggi si insedia un lavoro più lungo, occorre ritessere il rapporto tra politica e intellettuali, tra politica e creatività. Come da troppo tempo non si faceva qua dentro”. E dunque va bene l’attacco frontale all’esecutivo che, “ossessionato dall'egemonia culturale della sinistra, ha tagliato, occupato e non ha dato alcuna prospettiva a questo settore", rimarca nella relazione introduttiva Sandro Ruotolo. Ma poi ci sono loro, la gente del cinema, della musica, dell’editoria: “I mondi che rappresentate sono un riferimento indispensabile per la storia della sinistra e la storia di questo partito”, conclude in una sorta d’appello il responsabile Cultura del Pd, “noi abbiamo smesso di volare alto, ci siamo inariditi quando abbiamo smesso di dialogare con il vostro mondo". Un errore da non ripetere.

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