Mattarella a Seul, una distanza (anche geografica) dalla riforma di Meloni
dal nostro inviato Concetto VecchioSEUL – Sergio Mattarella si aggira per gli ampi saloni del Museo nazionale della Corea, tra vasi, collane e statuette di Buddha. Seul è sprofondata nel buio e viene da chiedersi, osservandolo, se c’è un nesso simbolico con quel che sta avvenendo in Italia, dove la destra pensa di trasformare la presidenza della Repubblica in una figura museale. È come se avesse voluto mettere una distanza con Roma. Una lontananza geografica (undici ore di volo dividono le due capitali), ma anche morale. E naturalmente questo viaggio in Asia è stato programmato da tempo, ma la suggestione rimane. Come restano ineludibili le polemiche sul merito del disegno meloniano e i pronostici su cui almanaccano i giuristi, ovvero se e quando il presidente dovrà dimettersi in caso di approvazione, se mai ciò avverrà.
Nel Paese si levano finora più critiche che sostegni, e anche questo non è sfuggito al Colle. Il referendum – lo pensano in tanti – sarà un cimento sull’attuale inquilino al Colle, che gode di una…
SEUL – Sergio Mattarella si aggira per gli ampi saloni del Museo nazionale della Corea, tra vasi, collane e statuette di Buddha. Seul è sprofondata nel buio e viene da chiedersi, osservandolo, se c’è un nesso simbolico con quel che sta avvenendo in Italia, dove la destra pensa di trasformare la presidenza della Repubblica in una figura museale. È come se avesse voluto mettere una distanza con Roma. Una lontananza geografica (undici ore di volo dividono le due capitali), ma anche morale. E naturalmente questo viaggio in Asia è stato programmato da tempo, ma la suggestione rimane. Come restano ineludibili le polemiche sul merito del disegno meloniano e i pronostici su cui almanaccano i giuristi, ovvero se e quando il presidente dovrà dimettersi in caso di approvazione, se mai ciò avverrà.
Nel Paese si levano finora più critiche che sostegni, e anche questo non è sfuggito al Colle. Il referendum – lo pensano in tanti – sarà un cimento sull’attuale inquilino al Colle, che gode di una popolarità larga perché ritenuto il custode della Costituzione, un valore molto più largo dei partiti.
Il governo non ha ancora inviato al Quirinale il disegno di legge. Solo a quel punto, col testo sottomano, Mattarella potrà autorizzarne la presentazione alle Camere. E lo farà, va da sé, anche se questo atto, insieme alla “interlocuzione” vantata pubblicamente dalla premier Meloni, non significa affatto avallo, ma semplicemente rispetto delle regole del gioco costituzionale.
La visita in Asia mira a saldare relazioni geopolitiche, fili invisibili che poi hanno il loro peso. Mattarella oggi andrà al 38 esimo parallelo, a cinquanta chilometri da Seul, che rimane l’ultima vestigia delle guerra fredda, la frontiera tra comunismo e democrazia, tra totalitarismo e libertà. La guerra di Corea, tra il 1950 e il 1953, fece due milioni di morti, ed è un memoria che riaffiora proprio mentre altre due guerre divampano non lontano da casa nostra. Poi nel pomeriggio vedrà il presidente della Repubblica di Corea, Yoon Su-yeol, un uomo culturalmente di destra, che guida una nazione in grande spolvero in un regime semipresidenziale. I coreani erano poveri, come noi, e ora sono la quarta economia asiatica, la tredicesima al mondo. E sognano di trovare un posticino nel G7, e l’Italia come sponda rimane più importante di quel pensiamo.
Nel palazzo presidenziale saranno firmate intese sul piano aerospaziali e tecnologico, qui sono leader nella produzione dei semiconduttori. La Corea del Sud ha appoggiato l’Ucraina, mentre quella del Nord sostiene attivamente Putin. C’è sintonia col nostro Capo dello Stato. Tutto cose che non conteranno più se passerà la riforma che degrada il presidente della Repubblica a taglia nastri e il Parlamento a un guscio vuoto. Si apre una partita mortale. Ma da Mattarella non sentirete una sola parola.
Com’è la Corea? Confucio e grattacieli. Samsung e divieti, mail bloccate, vietato fumare per strada. Prevale il gusto per il formale, decorazioni di fiori finti, inchini, un fare cerimonioso che viene a noia. Erano poveri, oggi invece è il posto dove stare. Parasite, K-pop, Gangnam Style: l’immaginario è diventato Oriente. Ma poi il reale si uniforma. Sono tutti chini sui propri smartphone, come noi. Pur tra tanti progressi resta una società patriarcale, molto di più di quanto pensiamo.
Nel traffico tentacolare di Seul, dieci milioni di abitanti, è un correre senza fare rumore. E’ una capitale iper competitiva Al mercato di Gwanjang i venditori non strillano, sorridono, tre vecchi mangiano silenziosi una salsiccia di intestino di maiale, due ragazze registrano un video per Tik Tok. La radio suona Perfect di Ed Sheeran e Bocelli, si canta in italiano. “Roma pizza, Sicilia mafia” ridacchia il tassista.
Mattarella, uscendo dal museo, scrive di suo pugno il ringraziamento nel libro degli ospiti. “Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica italiana”, si firma. Sono parole che pesano di più di altre volte, e infatti non sono vergate lì a caso.