Dodici domande per indagare lo stato d’animo delle e dei giovani ebrei in Italia dopo ciò che è accaduto lo scorso 7 ottobre. Quesiti come: “Quanto spesso ti senti giudicato solo perché sei ebreo/a?”; “Pensi che le manifestazioni pro-palestinesi impattino l'ordine pubblico e la sicurezza dei luoghi ebraici?”. Il governo italiano, attraverso il prefetto Giuseppe Pecoraro, coordinatore nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, ha chiesto all’Ugei, la giovanile ebraica italiana, di diffondere un sondaggio interno alle varie comunità. Lunedì è previsto un incontro in una riunione straordinaria indetta proprio da Pecoraro, dove verranno presentati i risultati.
Il documento finale "ha l'intento di chiarire ed esternare il problema dell'antisemitismo in Italia e di come questo influenzi la vita dei giovani ebrei in ogni angolo della nazione”, è spiegato nel form, destinato agli under 35. Viene chiesto se si è cambiato abitudini per sentirsi più sicuri, se ci si sente giudicati per la propria appartenenza religiosa, se gli episodi di discriminazione eventualmente vissuti erano “direttamente collegati alla demonizzazione di Israele”. Domanda finale: “Quali aggettivi meglio descrivono la tua salute mentale dal 7 ottobre ad oggi?”.
Al di là del conflitto in Medioriente e delle posizioni anche diverse all’interno del mondo ebraico, la sensazione diffusa e condivisa è che ci si trovi di fronte a un riemergere di un antisemitismo più o meno consapevole. Gli eventi recenti – pietre d’inciampo imbrattate, scritte sui muri – ne sono solo la dimostrazione più evidente e smaccata.