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Migranti in Albania, Fazzolari corregge Piantedosi: “Possono essere trattenuti fino a 18 mesi”

(ansa)

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L’intervento del sottosegretario a Porta a Porta. Per il Viminale il limite era 28 giorni. La giudice Albano: “Piano difficile da attuare”
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Visto che sulla lista dei Cpr da realizzare in Italia la quadra è ancora assai lontana, adesso la tentazione del governo è quella di un centro per i rimpatri da migliaia di posti fuori dall’Italia. Dove rinchiudere i migranti pericolosi nella speranza di riuscire a rimandarli a casa rendendo magari più difficile i ricorsi all’autorità giudiziaria italiana che spesso vanificano i rimpatri. Un’idea maturata nelle ultime ore a Palazzo Chigi e tirata fuori dal cilindro dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che a “Porta a porta” ha reso noto l’upgrade dell’accordo Italia-Albania a cui pensa il governo: rinchiudere lì, fino a 18 mesi, come prevede il decreto Cutro, i migranti da rimpatriare. Uomini, ma anche donne, come ha invece specificato il premier albanese Edi Rama spiegando che solo minori e donne incinte resterebbero fuori dall’accordo.

A quattro giorni dall’annuncio a sorpresa di Giorgia Meloni, appare chiaro che il protocollo firmato dai premier di Italia e Albania è so…

Visto che sulla lista dei Cpr da realizzare in Italia la quadra è ancora assai lontana, adesso la tentazione del governo è quella di un centro per i rimpatri da migliaia di posti fuori dall’Italia. Dove rinchiudere i migranti pericolosi nella speranza di riuscire a rimandarli a casa rendendo magari più difficile i ricorsi all’autorità giudiziaria italiana che spesso vanificano i rimpatri. Un’idea maturata nelle ultime ore a Palazzo Chigi e tirata fuori dal cilindro dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che a “Porta a porta” ha reso noto l’upgrade dell’accordo Italia-Albania a cui pensa il governo: rinchiudere lì, fino a 18 mesi, come prevede il decreto Cutro, i migranti da rimpatriare. Uomini, ma anche donne, come ha invece specificato il premier albanese Edi Rama spiegando che solo minori e donne incinte resterebbero fuori dall’accordo.

A quattro giorni dall’annuncio a sorpresa di Giorgia Meloni, appare chiaro che il protocollo firmato dai premier di Italia e Albania è solo una cornice ma la tela su cui si vorrebbe dipingere un capolavoro innovativo in tema di delocalizzazione delle richieste di asilo fuori dall’Europa è al momento niente più che uno scarabocchio.

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Che cosa verrà realizzato in Albania? Un centro per il trattenimento dei richiedenti asilo e dunque destinato ad ospitare il rapido passaggio (28 giorni) di chi arriva da Paesi sicuri come aveva spiegato qualche giorno fa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi o un Cpr dove rinchiudere (fino a 18 mesi) stranieri già espulsi, con precedenti penali, ritenuti socialmente pericolosi, in attesa di essere rimpatriati e non sicuramente quelli soccorsi in mare e portati direttamente in Albania? Due cose assai distanti e soprattutto che presuppongono percorsi assai differenti regolati da norme diversissime su cui il governo non sembra avere le idee chiare, anche se la realizzazione di Cpr è un vecchio pallino di Piantedosi.

Domande la cui risposta (ormai è evidente nonostante quanto detto dal ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani) potrà arrivare solo quando il governo metterà mano a una legge di ratifica di un protocollo che, diversamente, rischia di diventare carta straccia. Come spiega Silvia Albano, giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma, che probabilmente sarà il foro competente a trattare l’applicazione dell’accordo. “Così com’è il protocollo mi pare difficile possa essere attuato. Occorre una legge di ratifica da parte del Parlamento. Immagino che ci sarà una pioggia di ricorsi su cui dovremo pronunciarci. E se non ci sarà una legge di ratifica che definisca le deroghe al quadro normativo nazionale previste da questo protocollo non potremo che prenderne atto. L’articolo 80 della Costituzione prevede che le Camere debbano autorizzare con legge di ratifica i trattati internazionali che comportino oneri alle finanze dello Stato e modifiche alle norme nazionali. E questo protocollo prevede sia oneri che modifiche”.

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