✕

Tra i migranti pronti a imbarcarsi per l’Italia: “L’Albania? Meglio finire lì che restare intrappolati in Tunisia”

Il porticciolo di Le Kram, nei pressi di Tunisi

 
L’accordo siglato tra Meloni e Rama non fa paura: “L’obiettivo è partire per l’Europa, poi troveremo il modo di spostarci”
3 minuti di lettura

TUNISI – In un bar a due passi dalla stazione ferroviaria del Kram, nella periferia di Tunisi, si discute già di Albania. “Se una volta preso il mare verso Lampedusa, ci ritroveremo lì, non importa. L’obiettivo è partire dalla Tunisia, che è diventata uno schifo. Dall’Albania troveremo il modo di andare in Italia o in altri Paesi europei”. Iskander, 27 anni, sa di quello che parla. È già emigrato illegalmente in Francia, ma poi espulso un anno fa. Agli inizi di ottobre ci ha riprovato, mostra le foto di una notte ancora afosa e agitata, torsi nudi nel buio, “con un gruppo di marocchini che erano venuti qui, perché dalle loro coste verso la Spagna ormai è impossibile partire. Ma al largo ci aveva fermato una pattuglia della guardia nazionale tunisina, ci hanno riportato a riva”. Iskander ora è “in lista d’attesa”, come dice lui, “i passeur devono contattarmi, in genere lo fanno la sera prima. Ma questo è un periodo difficile, hanno intensificato i controlli in mare. Basta avere pazienz…

TUNISI – In un bar a due passi dalla stazione ferroviaria del Kram, nella periferia di Tunisi, si discute già di Albania. “Se una volta preso il mare verso Lampedusa, ci ritroveremo lì, non importa. L’obiettivo è partire dalla Tunisia, che è diventata uno schifo. Dall’Albania troveremo il modo di andare in Italia o in altri Paesi europei”. Iskander, 27 anni, sa di quello che parla. È già emigrato illegalmente in Francia, ma poi espulso un anno fa. Agli inizi di ottobre ci ha riprovato, mostra le foto di una notte ancora afosa e agitata, torsi nudi nel buio, “con un gruppo di marocchini che erano venuti qui, perché dalle loro coste verso la Spagna ormai è impossibile partire. Ma al largo ci aveva fermato una pattuglia della guardia nazionale tunisina, ci hanno riportato a riva”. Iskander ora è “in lista d’attesa”, come dice lui, “i passeur devono contattarmi, in genere lo fanno la sera prima. Ma questo è un periodo difficile, hanno intensificato i controlli in mare. Basta avere pazienza, arriverà il momento”.

A due passi, scorre via il Tgm, il trenino che collega il centro di Tunisi alla periferia nord. Convogli degli anni Settanta, ormai scalcinati e puzzolenti, che sobbalzano, mentre bande di ragazzini esaltati galoppano sopra, sul treno in corsa. Passa tra il Kram e la Goletta, zone popolate da un ceto medio, che in Tunisia fino a una decina d’anni fa viveva decentemente, ma che oggi scivola ormai ai margini della povertà. Al panificio vicino, per acquistare una “baguette” si aspetta anche un’ora (lo Stato tunisino, sul bordo del default, non ha liquidità per comprare il grano all’estero). Dal verduraio i prezzi gonfiano a causa dell’inflazione e le arance costano più che in Sicilia. Ma qui lo stipendio medio mensile di un lavoratore dipendente è di mille dinari, circa 300 euro. Niente frutta e basta. Tutti hanno un parente malato in difficoltà, perché in Tunisia, se hai un tumore, capita sempre più che non ci sia la chemioterapia disponibile e semplicemente crepi. La situazione sta degenerando.

Al bar del Kram, sulla nuova iniziativa di Giorgia Meloni sanno già tutto, basta guadare sui social. Ci si chiede cosa sia quest’Albania, con un po’ di diffidenza (“c’è un sacco di mafia, è vero?). Hakim ha 23 anni. Frequenta la scuola della Federazione nazionale di kickboxing, la sua grande passione “e so che in Europa hanno bisogno di istruttori”. “Io sulla barca per Lampedusa non ci voglio salire – dice -: troppo pericoloso e poi per cosa, diventare un clandestino? Voglio diplomarmi e andarci in aereo, con il visto. Ma non critico nessuno: lo fanno per disperazione. Non è la prospettiva di ritrovarsi in Albania che li frenerà. Partiranno anche se dovessero passare dal Camerun”. Hakim, nel bar, è uno dei pochi giovani che dà fiducia al presidente Kais Saied, all’origine di una svolta autoritaria e di un braccio di ferro con l’Europa, “ma ci metterà chissà quanti anni per cambiare qualcosa. Io non ho tempo, non voglio aspettare”. Scappa via. Fa il pony express per mantenersi e pagarsi gli studi.

Anche Aymen, suo amico, 25 anni, lavora per pagarsi la scuola di videogiochi. È un tecnico 3D, lavora già a distanza per alcune imprese europee. Spera di evitarsi il passaggio in mare, “vorrei emigrare dopo la laurea, meglio se negli Stati Uniti”. “Ho una sorella in Francia, ma i francesi sono troppo razzisti. Quando faccio le gare online di videogiochi e i concorrenti francesi scoprono che sono tunisino, iniziano a chiamarmi maiale e a insultarmi”. La Francia è diventata l’origine di tutti i mali, responsabile anche del conflitto tra arabi e palestinesi. Tutti ricordano articoli letti sui social, in particolare da quando la guerra è iniziata. Iskander ci ha vissuto un anno a Marsiglia, prima di essere espulso. E conferma che “lì sono razzisti. Quando ritornerò in Europa, ho degli amici a Torino e mi hanno detto che mi aiuteranno a trovare un lavoro. Sono pasticcere”.

L’altra passione di Iskander è la pesca subacquea e il mare, che si trova a un centinaio di metri dal bar. Negli ultimi giorni ha venduto un po’ di pesce, per tirare su qualche soldo. Dalla spiaggia del Kram, piena di plastica e rifiuti, si vede il traghetto in arrivo da Palermo. A lungo, fino al secondo dopoguerra, pescatori siciliani arrivavano qui con le barche a remi, in fuga dalla miseria verso l’eldorado di una nuova vita in Tunisia. In tanti s’insediarono alla Goletta, che inizia alla fine della spiaggia. Se ne andarono via dopo l’indipendenza (nel 1956). Oggi si fugge nell’altro senso, con i barchini a motore. In ottobre a Lampedusa, tra tunisini e subsahariani, sono arrivati in 10mila, una frenata al confronto con il boom dell’estate (e anche rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, quando nell’isola erano sbarcati più di 13.500). Le intercettazioni in mare sono repentinamente aumentate. Come indicano rappresentanti delle Ong, “Saied, dopo aver aperto il rubinetto, ora lo richiude. Vuole mostrare il suo potere, per sbloccare i finanziamenti europei previsti per il paese”. Ma Iskander è sicuro che arriverà il suo momento. La chiamata del passeur e le onde che s’increspano al largo, verso la Sicilia. “Anche se finissi in Albania, ne varrà la pena”.

Leggi i commenti