Camera, Pagano (FI): “Ci avevo messo il cuore ad avere subito il premierato nella mia commissione. Partirà dal Senato per non rallentare i lavori”
di Giovanna CasadioNazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera
“Sì, ci avevo messo il cuore sul premierato. Sono un appassionato della materia, la insegno all’università. Pensavo arrivasse subito nella commissione che presiedo. Ma mandare la riforma a Palazzo Madama come primo passo non penso sia uno sgarbo ai deputati, risponde piuttosto all’esigenza di efficienza e velocità”. Nazario Pagano, il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, è un forzista tenace e diplomatico.
Presidente Pagano, la riforma costituzionale per l’elezione diretta del premier sarà in prima lettura al Senato e non alla Camera, come si prevedeva. Le opposizioni parlano di sgarbo ai deputati, e lei?
“No, non è uno sgarbo. Dobbiamo capirne le ragioni. Abbiamo inoltre l’abitudine di considerare monocamerale il nostro sistema democratico, perché affrontiamo quasi sempre il dibattito parlamentare occupandoci di decreti legge, dove è fondamentale la prima lettura, dal momento che in 60 giorni vanno convertiti in legge. Ma qui stiamo parlando di una rif…
“Sì, ci avevo messo il cuore sul premierato. Sono un appassionato della materia, la insegno all’università. Pensavo arrivasse subito nella commissione che presiedo. Ma mandare la riforma a Palazzo Madama come primo passo non penso sia uno sgarbo ai deputati, risponde piuttosto all’esigenza di efficienza e velocità”. Nazario Pagano, il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, è un forzista tenace e diplomatico.
Presidente Pagano, la riforma costituzionale per l’elezione diretta del premier sarà in prima lettura al Senato e non alla Camera, come si prevedeva. Le opposizioni parlano di sgarbo ai deputati, e lei?
“No, non è uno sgarbo. Dobbiamo capirne le ragioni. Abbiamo inoltre l’abitudine di considerare monocamerale il nostro sistema democratico, perché affrontiamo quasi sempre il dibattito parlamentare occupandoci di decreti legge, dove è fondamentale la prima lettura, dal momento che in 60 giorni vanno convertiti in legge. Ma qui stiamo parlando di una riforma costituzionale che ha bisogno di ben quattro letture. Dopo la prima a Palazzo Madama, arriverà a Montecitorio e sarà un’altra prima lettura. Sgombrerei il campo dall’idea che di questa riforma si occuperà solo il ramo del Parlamento dove approda ora”.
Comunque lei quale idea si è fatta: perché parte dal Senato?
“Credo dipenda dal fatto che l’autonomia differenziata è quasi giunta a conclusione in commissione al Senato e che, una volta approvata in aula, passerà qui da noi alla Camera, nella nostra commissione. Quindi ci sarebbe stato il rischio concreto di avere il premierato e anche l’autonomia differenziata in seconda lettura nella nostra commissione. Tradotto: l’autonomia sarebbe stata rallentata”.
E la Lega sarebbe andata su tutte le furie.
“Questa è una sua valutazione, però immagino di sì. E il Senato non avrebbe lavorato su alcuna riforma istituzionale mentre noi ne avremmo avute due da esaminare”.
Dica la verità, ci aveva messo il cuore ad avere subito il premierato nella “sua” commissione?
“Sì, ammetto. Pensavo che l’autonomia differenziata a Palazzo Madama avesse bisogno di più tempo. Invece sta già concludendo i lavori in Affari costituzionali. Mi avrebbe fatto piacere esaminare subito il premierato. Sono un appassionato della materia, la insegno all’università. Ma ce ne occuperemo dopo e posso garantire che la seguirò come se fosse la prima lettura”.
Non ritiene questa scelta del governo una umiliazione della Camera, come sostengono Pd e sinistra?
“Non condivido questo giudizio. Per i motivi che ho appena detto, è un fatto di efficienza”.
Forse Giorgia Meloni ha voluto “blindare” la riforma del premierato, visto che il presidente di commissione al Senato, Alberto Balboni è un meloniano e il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, pure?
“Davvero non credo. Sono convinto di godere della stima del governo. Né ritengo che Fratelli d’Italia pensi a una riforma “in house”. Ne sono certo”.
A lei il premierato piace?
“Ho sempre creduto da buon berlusconiano che il sistema attuale non dia stabilità al governo e non dia autorevolezza, o ne dia di meno, al presidente del Consiglio sul palcoscenico internazionale. Ma soprattutto questa riforma valorizza il voto degli italiani e farà da argine al fenomeno dell’astensionismo. L’astensionismo è in grande parte legato al fatto che il voto dell’elettore non conta nulla. Invece con il premierato si sceglie la maggioranza e la premiership. Aggiungo che il valore del Parlamento resta, perché se viene meno il premier eletto direttamente nelle urne, sarà possibile scegliere un altro premier, ma solo tra i parlamentari di maggioranza”.
Ci saranno modifiche?
“La possibilità di modifiche c’è, certamente. Altrimenti si svilirebbe il ruolo del Parlamento, togliendo ai parlamentari, e in particolare ai componenti della commissione Affari costituzionali, di incidere sulla Carta. Il potere esecutivo ha svolto la sua parte, cioè ha fatto una proposta di riforma costituzionale. Adesso il potere legislativo, ovvero il Parlamento, potrà stabilire se la proposta è giusta o va modificata. Le opposizioni diranno la loro: le regole del gioco sarebbe bene scriverle insieme. Deve essere almeno esperito il tentativo di coinvolgimento delle opposizioni”.
Contemporaneamente bisogna discutere di una nuova legge elettorale?
“È assolutamente necessario, andava fatto da tempo. Vista ora la previsione, nel ddl costituzionale, che chi vince avrà il 55% dei seggi, ben venga una iniziativa di legge elettorale, magari parlamentare”.
Presentata da lei? E di che tipo?
“Non mi spingo oltre”.