Elly Schlein: “Meloni ha già fallito. Costruiamo l’alternativa per battere le destre”
di Francesco BeiOggi Piazza del Popolo si riempirà per la prima manifestazione nazionale convocata dal Pd di Elly Schlein. Una piazza contro la manovra economica e contro il progetto costituzionale della destra, per denunciare l’assenza di politiche per l’emergenza climatica e per combattere le diseguaglianze. Ma anche contro la guerra e il terrorismo, per chiedere la protezione della popolazione civile a Gaza e la liberazione degli ostaggi. Mentre si imbarca per il vertice del Pse a Malaga, la segretaria del Pd spiega qual è il messaggio politico che verrà lanciato oggi da Roma: «Meloni ha fallito e noi sentiamo la responsabilità di costruire un’alternativa credibile e vincente».
Segretaria, c’è un filo che tiene unite tutte queste lotte?
«La piazza del popolo per la pace e la giustizia sociale. Abbiamo lanciato la manifestazione con lo slogan “per un futuro più giusto” per le persone e per il pianeta. Quello che tiene insieme tutto è l’idea di eguaglianza e la difesa dei più deboli. Siamo in piazza…
Oggi Piazza del Popolo si riempirà per la prima manifestazione nazionale convocata dal Pd di Elly Schlein. Una piazza contro la manovra economica e contro il progetto costituzionale della destra, per denunciare l’assenza di politiche per l’emergenza climatica e per combattere le diseguaglianze. Ma anche contro la guerra e il terrorismo, per chiedere la protezione della popolazione civile a Gaza e la liberazione degli ostaggi. Mentre si imbarca per il vertice del Pse a Malaga, la segretaria del Pd spiega qual è il messaggio politico che verrà lanciato oggi da Roma: «Meloni ha fallito e noi sentiamo la responsabilità di costruire un’alternativa credibile e vincente».
Segretaria, c’è un filo che tiene unite tutte queste lotte?
«La piazza del popolo per la pace e la giustizia sociale. Abbiamo lanciato la manifestazione con lo slogan “per un futuro più giusto” per le persone e per il pianeta. Quello che tiene insieme tutto è l’idea di eguaglianza e la difesa dei più deboli. Siamo in piazza per la giustizia sociale, contro la precarietà e lo sfruttamento che sono favoriti dalle politiche di questo governo. Per dire basta alle discriminazioni contro le donne, contro le persone migranti, le persone Lgbtq+, ma anche per la giustizia sociale, contro la precarietà e lo sfruttamento che sono favoriti dalle politiche di questo governo».
Non rischiate di annacquare il messaggio con una piattaforma di rivendicazioni così ampia?
«Mi fanno spesso questa obiezione, ma io rispondo: no, non si può ragionare a compartimenti stagni. Le persone non decidono di avere un solo problema. E spesso i più colpiti dalle diseguaglianze, dai tagli alla sanità e alle pensioni, dall’assenza di politiche per il cambiamento climatico sono sempre gli stessi: i più deboli».
Questa mobilitazione cade mentre inizia in Parlamento l’esame della prima, vera, legge di bilancio del governo Meloni. Una manovra con scarse risorse che tradisce molte promesse elettorali delle destre. Ma, a prima vista, concentra tutto sul taglio del cuneo per i redditi più bassi. Una scelta che dovrebbe vedervi d’accordo, o no?
«No, perché il taglio del cuneo non aumenta di un euro i salari nel 2024 e dura solo un anno, è uno spot per le Europee e poi chissà. La realtà è che questa manovra è profondamente iniqua e riesce a colpire tutte le generazioni. Le nonne e i nonni sulle pensioni e la sanità, colpisce le madri e i padri aumentando le tasse sui pannolini, sui prodotti per la prima infanzia e persino sugli assorbenti, tradisce la promessa sui nidi gratuiti e non migliora le condizioni di vita delle famiglie e delle donne. E, infine, colpisce anche le figlie e i figli, perché non c’è nulla sul diritto allo studio, sul diritto alla casa e sul clima».
Eppure, il governo è guidato da una donna…
«A cosa serve avere una presidente del Consiglio che non si batte, con le sue scelte, per migliorare le condizioni di vita delle donne? Siamo l’unico paese dell’Ocse in cui i redditi famigliari sono diminuiti e il governo non fa nulla per il caro vita, per il caro energia e il caro bollette. E questi sarebbero quelli a favore della famiglia?».
Ha letto l’ultimo studio di Itinerari previdenziali sull’evasione fiscale? Metà del Paese (47%) non dichiara nulla. Il 62% dell’Irpef è pagato dal 14% dei contribuenti. Ovvero il 14% di italiani onesti si carica sulle spalle una metà di italiani evasori totali. E Meloni ieri ha parlato di “evasione presunta”. Non sarebbe questa la principale bandiera da alzare per un partito di sinistra?
«È così. questo governo non solo sembra essersi arreso nel contrasto all’evasione, ma ha adottato misure che strizzano l’occhio a chi evade e danno una sberla a chi le tasse le paga, come i pensionati. Pensi che hanno persino rinunciato all’obiettivo da 15 miliardi del Pnrr legato al recupero dell’evasione».
Intanto la scorsa settimana è arrivato il progetto costituzionale di elezione diretta del premier, un unicum al mondo. Mi ha colpito quello che ha scritto Carlo Galli su Repubblica, ovvero l’idea di “democrazia d’investitura” che c’è dietro, la concezione della politica come delega totale al potere e poi…ci si rivede fra 5 anni. La piazza del Pd è anche su questo?
«Questo progetto è un fumogeno lanciato da Meloni per distrarre dalle promesse tradite sul terreno economico e sociale. Ma non per questo è meno pericoloso. Indebolisce ulteriormente il Parlamento e intacca le prerogative del Presidente della Repubblica, che non potrà più scegliere il capo del governo né decidere se e quando sciogliere le Camere. Comunque sono d’accordo con Galli, la democrazia non può risolversi nella chiamata del corpo elettorale ogni 5 anni. Ma la destra ha sempre sognato di smantellare la Repubblica parlamentare nel segno di un uomo (o una donna) solo al comando. In Italia l’abbiamo già sperimentato…e non è andata bene».
Giuseppe Conte, in una recente intervista al nostro giornale, si è detto disponibile a raccordarsi con le altre forze del centrosinistra in Parlamento per una battaglia comunque contro questa riforma. Lei che ne pensa?
«Si, concordo. Questo sarà lo sforzo del Pd. Lo abbiamo fatto e lo facciamo su altri temi, come il salario minimo e la sanità pubblica, figuriamoci per la difesa della Costituzione e dell’equilibrio dei poteri».
Vi accuseranno di conservatorismo costituzionale, lo sa?
«Siamo andati al confronto con il governo con le nostre proposte per rafforzare la stabilità dell’esecutivo, a partire dalla sfiducia costruttiva, e per affrontare la crisi grave della rappresentanza restituendo ai cittadini il potere di scelta degli eletti. Ma non hanno tenuto conto di nulla e puntano a mantenere questa legge elettorale, anzi a peggiorarla. Lo sa perché? Ci pensi bene. Sono tutti capi di partiti personali affezionati alle liste bloccate. Vogliono un Parlamento di schiaccia bottoni. Ma le dico una cosa: questa non sarà una legislatura costituente, stanno provando a calpestare le più elementari prerogative del Parlamento ma non ci riusciranno».
E tuttavia, nonostante le promesse tradite, il consenso ai partiti di governo non scende. Sarà per colpa vostra, intendo come opposizione, che non riuscite a costruire un’alternativa?
«La Meloni ha fallito e noi sentiamo la responsabilità di costruire un’alternativa credibile e vincente. Dobbiamo unire le forze ma sui temi concreti, come quelli che portiamo oggi in piazza, e non sulle formule».
Finora, nel Pd, siete riusciti a non dividervi su Gaza e sull’Ucraina. Teme che in piazza del Popolo ci saranno tensioni sulla guerra fra le varie anime della sinistra?
«No, davvero. Perché la posizione del Pd è molto chiara e chiede il cessate il fuoco umanitario per portare gli aiuti umanitari a Gaza, la protezione dei civili, il rilascio degli ostaggi e la ripresa del percorso di pace “due popoli, due Stati” con il sostegno della comunità internazionale. Siamo tutti d’accordo su questa piattaforma».
Giuseppe Provenzano, su Repubblica, ha lanciato dell’idea di una missione a Gaza come Unifil in Libano. L’Italia e l’Europa possono avere un ruolo?
«C’è questa speranza. È necessario che tutta la comunità internazionale lavori per evitare un allargamento del conflitto e promuovere una conferenza internazionale di pace. Auspico che il governo italiano, come fanno gli altri partner europei, spinga in questa direzione».
Prima la sconfitta della destra antieuropea in Spagna e poi in Polonia. Sta fallendo il progetto di Meloni di un’alleanza tra conservatori e popolari per emarginare il Pse in Europa?
«Quello di Meloni è un progetto naufragato prima di partire. Quanto avvenuto in Spagna e in Polonia dimostra che i sovranisti e le destre antieuropee si possono sconfiggere se solo le forze progressiste si uniscono e si riconnettono con i bisogni veri delle persone. Noi, a partire da oggi, offriamo il Pd come perno di una grande alleanza politica e sociale per battere le destre».