✕

Schlein riempie la piazza del Pd: “Basta col governo, ripartiamo da qui”

La leader raduna a Roma 50.000 persone. “Meloni ha tradito le promesse. A lei interessa solo comandare”. La premier: “Più potere ai cittadini”
2 minuti di lettura

ROMA — Non poteva che finire così, con Bella Ciao cantata a squarciagola sul palco, Elly Schlein allacciata a una trentina di ragazzi delle giovanili, «la piazza dell’orgoglio democratico» che in un freddo pomeriggio di novembre si ritrova in piazza del Popolo — proprio dove Giorgia Meloni scelse di chiudere la trionfale campagna per le Politiche — per dire una sola parola: «Basta. Basta con questo governo delle promesse tradite». E urlare a un Paese sfiancato e triste che «l’alternativa c’è, è qui davanti a noi», è il Pd con i suoi cinquantamila militanti assiepati in un tripudio di bandiere: bisogna solo crederci, «insieme», magari un po’ di più.

«Perché guardate» è l’unico modo per fermare una destra che «è sempre la stessa, se ne frega dei più deboli» e una premier che, complice la riforma costituzionale, «non vuol governare, vuol solo comandare», scandisce la segretaria in uno dei passaggi più applauditi. Talmente chiaro da arrivare dritto a Palazzo Chigi e scuotere i nervi di ch…

ROMA — Non poteva che finire così, con Bella Ciao cantata a squarciagola sul palco, Elly Schlein allacciata a una trentina di ragazzi delle giovanili, «la piazza dell’orgoglio democratico» che in un freddo pomeriggio di novembre si ritrova in piazza del Popolo — proprio dove Giorgia Meloni scelse di chiudere la trionfale campagna per le Politiche — per dire una sola parola: «Basta. Basta con questo governo delle promesse tradite». E urlare a un Paese sfiancato e triste che «l’alternativa c’è, è qui davanti a noi», è il Pd con i suoi cinquantamila militanti assiepati in un tripudio di bandiere: bisogna solo crederci, «insieme», magari un po’ di più.

«Perché guardate» è l’unico modo per fermare una destra che «è sempre la stessa, se ne frega dei più deboli» e una premier che, complice la riforma costituzionale, «non vuol governare, vuol solo comandare», scandisce la segretaria in uno dei passaggi più applauditi. Talmente chiaro da arrivare dritto a Palazzo Chigi e scuotere i nervi di chi lo abita: «Cara Elly», replica infatti a stretto giro la numero uno dell’esecutivo, «noi vogliamo solo che siano i cittadini ad avere più potere, dando maggior forza e stabilità all’Italia. Ciò che dovrebbe sostenere ogni sincero democratico».

Segno che la prova di forza del Pd è riuscita, come non succedeva da tanto: da cinque anni il principale partito progressista non “chiamava” in piazza il suo popolo. Notevole per dimensioni e partecipazione, grazie a una macchina organizzativa che sotto l’impulso di Igor Taruffi non ha fatto registrare sbavature: solo due vessilli pro-Palestina bucano il servizio d’ordine, per il resto svettano insegne dem e della pace. Un mare che riempie il catino ai piedi del Pincio fino a sera, d’altronde «Giove Pluvio ci ha fatto la grazia, fino a ieri pioveva e invece ecco, ora c’è il sole», indica il cielo Benedetta, 46 anni, approdata con le amiche da Bologna.

Non tutti però riescono ad arrivare in fondo. La ventina di interventi programmati per incarnare le battaglie che più stanno a cuore alla segretaria — tutti esterni al Pd, eccezion fatta per Stefano Bonaccini che è il presidente e un paio di sindache: anche questo è un messaggio — si trasformano in una maratona oratoria destinata a mettere a dura prova i militanti più convinti. Attivisti del clima e coppie arcobaleno, studenti ed esponenti del terzo settore, ci sono Paolo Berizzi, Chiara Valerio e Maurizio De Giovanni che definisce «super-porcata» l’autonomia differenziata; Acli e Arci in rappresentanza del Terzo settore, un medico, una pensionata, una disabile, un migrante: l’intero presepe dei diritti negati, sviliti dalla destra, a cui la leader dem intende restituire voce, facendone il cuore delle politiche del nuovo centrosinistra.

Una piattaforma di temi concreti — salario minimo, sanità e istruzione pubblica, sostegno alle donne e alle famiglie «tutte, non solo quella tradizionale che loro difendono ma non hanno», lotta alla precarietà, ai cambiamenti climatici, per il diritto alla casa: il contrario di quella attuata dal governo. «Nel Pd abbiamo aperto porte e finestre per farci riempire dalla vostra passione, dalla vostra sana incazzatura», incalza Schlein. «Da questa piazza parte una fase nuova, è un progetto di futuro per l’Italia. Noi continueremo a cercare convergenze con le altre forze di opposizione».

Parole che sono un monito per i possibili alleati, da Conte a Fratoianni e Bonelli, che hanno scelto di esserci, a differenza di Calenda: «Non abbiamo alcuna presunzione di autosufficienza, ma siamo la prima forza di opposizione, senza il Pd non si può costruire l’alternativa», avverte la leader. Lo aveva rimarcato anche Bonaccini, suscitando un’ovazione: «La luna di miele del governo con il Paese è finita ma non basta. Tutti quelli che si dicono alternativi a questa destra capiscano che senza il Pd non esiste centrosinistra che possa vincere».

Sotto il palco, le varie anime del partito — dai riformisti di Guerini ai cattodem di Franceschini — sembrano apprezzare. Pure la linea sulla guerra in Medio Oriente: «La brutalità di Hamas non giustifica altra brutalità sui civili palestinesi, serve un cessate il fuoco umanitario», invoca la segretaria, censurando i rigurgiti antisemiti che le fanno dire, con voce rotta, a Liliana Segre: «Non sei vissuta invano». È l’unico momento in cui Schlein cede all’emozione. Il resto è solo felicità pura per un successo inimmaginabile alla vigilia: «Il nostro è un grande partito, ma è andata oltre ogni aspettativa . Questa è la piazza dell’orgoglio Pd ritrovato».

Leggi i commenti