Elly Schlein, allargare il consenso e connettersi al Paese. La sfida della leader per battere le destre
di Stefano CappelliniROMA — Non sono stati facili, questi mesi da leader di partito, per Elly Schlein. La necessità di misurarsi con un mestiere nuovo e complicato. La difficoltà di rianimare un partito imploso e al tempo stesso tenerne a bada gli spiriti animali. La sfida con una rivale, Giorgia Meloni, più esperta e in genere più aggressiva. Non un merito in sé, ma talvolta un vantaggio nell’era della politica consumata sui social e nei peggiori bar. Forse anche per questo, per reazione agli umori meno buoni, nel giorno del suo battesimo da grande piazza il primo pensiero di giornata per Schlein è stato un moto di orgoglio per la strada fatta, e con che velocità: «Ci pensate? Pochi mesi fa a Roma eravamo in piazza a Testaccio», ha detto ai suoi collaboratori dopo aver visto piazza del Popolo piena di manifestanti. A Testaccio si era tenuto uno dei suoi comizi più affollati durante le primarie per la segreteria dem. C’era tanta gente quel giorno, nella piccola piazza dello storico popolare quartiere roma…
ROMA — Non sono stati facili, questi mesi da leader di partito, per Elly Schlein. La necessità di misurarsi con un mestiere nuovo e complicato. La difficoltà di rianimare un partito imploso e al tempo stesso tenerne a bada gli spiriti animali. La sfida con una rivale, Giorgia Meloni, più esperta e in genere più aggressiva. Non un merito in sé, ma talvolta un vantaggio nell’era della politica consumata sui social e nei peggiori bar. Forse anche per questo, per reazione agli umori meno buoni, nel giorno del suo battesimo da grande piazza il primo pensiero di giornata per Schlein è stato un moto di orgoglio per la strada fatta, e con che velocità: «Ci pensate? Pochi mesi fa a Roma eravamo in piazza a Testaccio», ha detto ai suoi collaboratori dopo aver visto piazza del Popolo piena di manifestanti. A Testaccio si era tenuto uno dei suoi comizi più affollati durante le primarie per la segreteria dem. C’era tanta gente quel giorno, nella piccola piazza dello storico popolare quartiere romano, ma imparagonabile rispetto a quella ben più grande e gremita ieri di militanti e bandiere del Pd.
La popolarità di Schlein resta alta nel popolo dem, su questo non c’è dubbio, anche se ancora dentro una bolla di consenso che andrebbe allargata e sfondata. A Roma si è radunato un popolo che, a dispetto di una celebre frase della leader dopo la vittoria nei gazebo, si vedeva arrivare, eccome. Non ci sono i delusi da Meloni, non ci sono i ritirati a vita privata. Sono facce dem, per storia, estrazione, età media. Una folla per la scuola pubblica, la sanità pubblica, la coesione, la solidarietà, l’inclusione, antirazzista, antifascista. Un’Italia degna e fiera dei suoi valori, che teme di vederli sempre più conculcati, che soffre nel sentirli sviliti. Non basta, ovviamente, e la stessa Schlein lo ricorda nel suo intervento: «Qui non ci sono gli astensionisti», dice consapevole che serve qualcosa di più e, soprattutto, qualcosa di diverso. Magari la luna di miele del governo con gli elettori è davvero finita, come ha detto dal palco l’ex rivale per la leadership, Stefano Bonaccini, ma è vero anche che il Pd non ha ancora ricreato una connessione sentimentale con quel pezzo di Paese che gli ha voltato le spalle.
La manifestazione è costruita secondo uno schema consolidato da anni nel Pd: prima di Schlein, ecco una sfilata di rappresentanti di ogni categoria, genere e minoranza possibile. La differenza rispetto al passato è che molti degli oratori non vengono da un casting: sono amici, compagni di strada, confidenti e consulenti di Schlein. Quasi un Elly&friends, per disegnare anche fisicamente una comunità la segretaria ha portato nella cabina di comando, e forse in parte nelle liste elettorali per le prossime Europee.
La segretaria sa che nel partito ci sono malumori per il suo modo di fare opposizione e per i risultati elettorali deludenti nelle poche prove affrontate. Schlein dice nel suo discorso che bisogna uscire dall’ossessione delle scadenze elettorali, per dotarsi di un progetto di lunga durata. Tuttavia, volente o nolente, sono i prossimi passaggi elettorali che daranno la spinta o lo stop alla nuova stagione. E quanto Schlein fosse determinata ieri a ricreare una aspettativa di vittoria, un refolo di speranza demoscopica, si capisce da alcuni dettagli nel disegno della scaletta degli ospiti sul palco. L’ultimo intervento prima di quello della segretaria è affidato, contro ogni regola di sceneggiatura e di arte oratoria, alla neosindaca di Foggia, fin qui unica vittoria del nuovo corso.
A piazza del Popolo Schlein voleva battere un colpo. Se era una prova di forza, è riuscita. Se voleva essere un segnale di rilancio, è arrivato. Se serviva a dire che il Pd è pronto a battere Meloni e prenderne il posto al governo, la strada è ancora lunga. Sul fronte delle alleanze, però, qualcosa si muove. La leader è soddisfatta delle visite nel retropalco. La presenza di Giuseppe Conte testimonia che i rapporti con il capo del Movimento 5 Stelle sono migliorati. «Bel colpo d’occhio», ha sussurrato l’ex presidente del Consiglio a Schlein dopo aver visto la folla. La scommessa di Meloni sul premierato è un aiuto nella costruzione di una coalizione di alternativa, perché l’ostilità al disegno di riforma costituzionale è forte e condivisa nella quasi totalità dell’opposizione; fa eccezione solo un predecessore di Schlein alla guida del Pd, Matteo Renzi. Ma è chiaro che si tratta di un’intesa tutta in negativo: la santa Alleanza degli anti Meloni. Forse può fermare il tentativo di scempio della Carta, più difficilmente servirà ad appianare le enormi distanze che restano su molte questioni. Su tutte, le guerre nel mondo e le scelte di politica estera, che ieri sono rimaste sullo sfondo, toccate appena.