Le mani del governo sull’Ambiente: una commissione per riscrivere le norme con professionisti vicini a compagnie petrolifere e aziende del cemento. Pd, 5 stelle e Verdi: “Un golpe”
di Antonio FraschillaIl governo Meloni vuole rivedere tutta la normativa in materia ambientale. Una missione di non poco conto e che tocca una materia delicatissima, che va dalle norme in materia di inquinamento alle tutele paesaggistiche per nuove costruzioni private e industriali: argomenti a dir poco sensibili e dagli interessi miliardari. Senza fare tanto clamore nei giorni scorsi i ministri all’Ambiente e alla Semplificazione normativa, Gilberto Pichetto Fratin ed Elisabetta Casellati, hanno nominato una mega commissione, con tanto di esperti, per “elaborare uno schema di legge per il riassetto delle normative vigenti in materia ambientale".
In tutto una cinquantina di ”esperti” e tecnici, tra i quali molti docenti universitari, ma anche nomi che già stanno facendo discutere, tra i soliti bocciati alle elezioni e avvocati e ingegneri che lavorano, o hanno lavorato, a stretto contatto con lobby importanti e sulle quali le norme andrebbero a impattare: legali vicini all’Eni, a grandi gruppi del cemento …
Il governo Meloni vuole rivedere tutta la normativa in materia ambientale. Una missione di non poco conto e che tocca una materia delicatissima, che va dalle norme in materia di inquinamento alle tutele paesaggistiche per nuove costruzioni private e industriali: argomenti a dir poco sensibili e dagli interessi miliardari. Senza fare tanto clamore nei giorni scorsi i ministri all’Ambiente e alla Semplificazione normativa, Gilberto Pichetto Fratin ed Elisabetta Casellati, hanno nominato una mega commissione, con tanto di esperti, per “elaborare uno schema di legge per il riassetto delle normative vigenti in materia ambientale".
In tutto una cinquantina di ”esperti” e tecnici, tra i quali molti docenti universitari, ma anche nomi che già stanno facendo discutere, tra i soliti bocciati alle elezioni e avvocati e ingegneri che lavorano, o hanno lavorato, a stretto contatto con lobby importanti e sulle quali le norme andrebbero a impattare: legali vicini all’Eni, a grandi gruppi del cemento come, ma anche vicini a compagnie leader nel settore del gas e del petrolio. Un paradosso, per il deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli, che parla di un “golpe all’ambiente” che starebbe preparando “il governo della destra” e annuncia una interrogazione parlamentare per chiedere con quali criteri sono stati scelti i componenti di questa delicata commissione: un organismo che dovrà riscrivere le norme in materia ambientale, anche se i componenti non riceveranno compenso e lo faranno a titolo gratuito. Una decisione, anche questa, abbastanza singolare: un compito così delicato a titolo gratuito?
Ma andiamo per ordine. Il decreto è stato appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. A presiedere la commissione è stato scelto il professore Eugenio Picozza, esperto di diritto amministrativo e docente a Tor Vergata. Insieme a lui altri docenti, come il professore e consulente della presidente Giorgia Meloni Francesco Saverio Marini, che ha scritto la riforma del premierato cara alla leader di Fratelli d’Italia. Nell’elenco anche generali della Guardia di finanza, esperti di aviazione e intelligenze, come Christian Tettamanti, e il magistrato militare Giuseppe Leotta. Ma non mancano alcune “curiosità”, diciamo così. Tra gli esperti della commissione c’è a esempio il professore Vincenzo Pepe, candidato alla Camera in Campania e non eletto nelle file della Lega, ma anche l’ex senatrice non ricandidata in Forza Italia Urania Papatheu, già consulente retribuita della ministra Casellati.
Poi ci sono una sfilza di avvocati legati al mondo delle imprese: come Maria Adele Prosperoni, responsabile ambiente ed energia di Confcooperative, il docente alla Luiss Aristide Police che, come si legge nel suo curriculum, “dal 2013 e? nel panel dei legali di Enel”. E, ancora, Teodora Marrocco, che per lo studio Gop ha lavorato con Snam. E dello stesso studio fa parte anche un’altra componente della commissione, Elisabetta Gardini, che per conto di Gop ha seguito vicende legali anche dell’Eni. Della commissione fa parte anche il professore Angelo Lalli dello studio Piselli & Parteners: studio che, come si legge sul sito, ha maturato “un’importante esperienza nel mercato dell’Oil & Gas” e che ha quindi molti clienti nel settore. I ministri hanno scelto poi come componente della commissione l’avvocato Pasquale Frisina già avvocato di diverse cause del gruppo Caltagirone, e Paolo Battiato e Pier Giorgio Falvo, che guidano due società di ingegneria a Catania e a Cosenza.
Perché i ministri hanno scelto loro e non altri non è dato sapere. Ed è questo il cuore dell’interrogazione che ha presentato il deputato di Alleanza verdi e sinistra Bonelli. “Il decreto intermisteriale Pichetto Fratin e Casellati - dice Bonelli - è un golpe contro l’ambiente . Vogliono smantellare la legislazione ambientale le renderla più morbida e vicina ad interessi costruttori e petrolieri. Viene nominata una commissione di esperti di cui una parte consistente lavora in studi legali che hanno avuto e hanno tutt’ora contatti con grandi imprese di costruzione e di società energetiche. Ci sono candidati della Lega e di Forza Italia non eletti che vengono messi nella commissione di esperti e ci sono titolari di società che si occupano di rifiuti. Pichetto dovrà venire in aula e spiegare questa vergogna”.
Dopo la pubblicazione della notizia su Repubblica intervengono Partito democratico e Movimento 5 stelle, chiedendo al governo di riferire subito in Parlamento: “Non basta un Governo che si ostina a negare l'emergenza climatica, ora il Governo Meloni punta a smantellare la legislazione ambientale chiamando a servizio numerosi professionisti privati e esperti tra cui spiccano diversi soggetti che hanno rapporti e legami strettissimi con aziende e lobby che da sempre frenano e ostacolano la transizione ecologica", dichiarano Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica della segreteria nazionale del Pd e i capigruppo delle commissioni Ambiente di Camera e Senato Marco Simiani e Nicola Irto. "Hanno ragione i colleghi di AVS - aggiungono - a denunciare questa decisione gravissima, assunta nel silenzio generale e, come al solito, senza chiarezza sui criteri utilizzati nella selezione. Chiederemo conto di questo al Ministro Pichetto, che una volta ogni tanto dovrebbe ricordarsi di essere il Ministro chiamato a guidare la transizione ecologica e a tutelare l'ambiente".
Dello stesso avviso Ilaria Fontana, capogruppo 5 stelle in commissione Ambiente: “Con questo atto emerge ancora una volta la superficialità di questo governo nel trattare temi strategici e delicati per il nostro Paese. Loro hanno tolto la transizione ecologica e nella nomina degli esperti si capiscono molte: per carità, molti sono tecnici, ma siamo dubbiosi sulla scelta. Perché una materia così complessa che va a trattare molti argomenti, non si può lasciare solo a tecnici e con certi profili. Con questa commissione il governo vuole esautorare il Parlamento, invece dovrebbe portare qui il dibattito. Sarebbe assurda una legge delega sul testo unico dell’ambiente. Il governo vuole carta bianca su questi temi e questo non è accettabile. Comunque al ministro deve riferire in Parlamento”.
Protestano anche le associazioni ambientaliste: "Il decreto per il riordino della materia ambientale è motivo di grande apprensione, non per pregiudizio, ma alla luce di quanto avvenuto nel primo anno di Governo e Parlamento, con decisioni estremamente negative per la natura e l'ambiente, nella sostanza e nei metodi assunti", dichiara la Lipu. "È di fondamentale importanza che non solo il ministro Pichetto Fratin, ma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni tengano a mente la situazione di crisi ambientale plurima che vive il nostro paese e l'intero pianeta - dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu -. Perdiamo biodiversità, consumiamo suolo, inquiniamo terra e mare, alteriamo il clima. E mentre i segni che giungono dall'Europa sono incoraggianti, con provvedimenti quali la nuova Strategia sulla biodiversità e la Restoration Law, la preoccupazione è che l'Italia voglia andare in direzione opposta. Sarebbe un gravissimo errore".