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Patuanelli: “Lavoriamo coi dem ma sull’Ucraina restiamo distanti”

Intervista all’ex ministro M5S: “In Parlamento c’è l’intesa su tanti argomenti. Non siamo gelosi della piazza di Schlein ma non siamo la stampella del Pd”
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«Non siamo la stampella del Pd. L’alleanza che costruiremo poggia anche sul rapporto tra Giuseppe Conte e Elly Schlein e sulla proposta di un progetto credibile per il Paese». Stefano Patuanelli è il capogruppo M5S al Senato. Punta a patti chiari e amicizia lunga.

Patuanelli, basterà l’incontro nella piazza del Pd, sabato, per fare decollare l’alleanza giallo-rossa?

«Si fanno veri passi avanti quando le forze che vogliono creare una alternativa alla destra, sciolgono i nodi politici. Non è solo con la presenza nelle piazze che si costruisce l’alternativa al governo Meloni».

E come si costruisce, allora?

«Proponendo al Paese un progetto credibile. Non solo in opposizione alla destra, ma con proposte di governo che rispondano alle esigenze dei cittadini. Due gli elementi a mio avviso: rendere lo Stato vicino alle persone più deboli e cogliere le opportunità della transizione ecologica».

Quale è la prima condizione?

«La pari dignità delle forze politiche dell’alleanza. C’è stata una fase…

«Non siamo la stampella del Pd. L’alleanza che costruiremo poggia anche sul rapporto tra Giuseppe Conte e Elly Schlein e sulla proposta di un progetto credibile per il Paese». Stefano Patuanelli è il capogruppo M5S al Senato. Punta a patti chiari e amicizia lunga.

Patuanelli, basterà l’incontro nella piazza del Pd, sabato, per fare decollare l’alleanza giallo-rossa?

«Si fanno veri passi avanti quando le forze che vogliono creare una alternativa alla destra, sciolgono i nodi politici. Non è solo con la presenza nelle piazze che si costruisce l’alternativa al governo Meloni».

E come si costruisce, allora?

«Proponendo al Paese un progetto credibile. Non solo in opposizione alla destra, ma con proposte di governo che rispondano alle esigenze dei cittadini. Due gli elementi a mio avviso: rendere lo Stato vicino alle persone più deboli e cogliere le opportunità della transizione ecologica».

Quale è la prima condizione?

«La pari dignità delle forze politiche dell’alleanza. C’è stata una fase con la segreteria di Enrico Letta, in cui il Pd voleva il M5S come stampella. Ancora oggi, non per volontà del Pd, ma per colpa di una narrazione mediatica, ogni volta che ci permettiamo di dire la nostra, sembra quasi un reato di lesa maestà».

Ma voi 5S temete di essere succursale dei Dem?

«Proprio perché non vogliamo avere questo timore, riteniamo che ciascuna forza di una alleanza progressista debba avere pari dignità e mettere sul tavolo le proprie posizioni per trovare una sintesi».

Pensate a un’alleanza strutturale?

«Più che strutturale, strutturata perché poggia sul rapporto tra Giuseppe e Elly. In Parlamento poi, l’intesa c’è su tanti argomenti, su cui lavoriamo insieme. Ad esempio al Senato nelle ultime settimane, la distanza tra maggioranza e opposizione è stata di pochissimi voti, a dimostrazione che le opposizioni si stanno coordinando anche alle Camere».

Quali sono le sfide concrete da condurre con il Pd?

«Il salario minimo, che deve continuare ad essere la grande battaglia comune. Poi la crescita e per realizzarla occorre sostenere le imprese, cosa che questa manovretta non fa. Poi tutela della salute e rafforzamento del sistema sanitario».

Il Movimento rimprovera al Pd di non avere voluto il salario minimo quando Conte era al governo?

«Quando era ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, una parte del Pd non volle il salario minimo e la spuntò. Ma ora è uno dei temi di massima unità del campo progressista».

Quale è il punto di maggiore distanza tra M5S e Pd?

«Le guerre e, in particolare, il conflitto in Ucraina . Manca una spinta di coraggio nel Pd che porti a dire “basta all’invio di armi a Kiev”».

Al voto per le Europee, quando ci sarà il tutti contro tutti, si riaccenderà la competizione e tornerete ad essere avversari?

«Competizione sì, ma con lo spirito, almeno da parte nostra, con cui stiamo dialogando in questi giorni. C’è una necessità evidente di mantenere l’identità di partito sia nelle elezioni proporzionali, come le Europee, sia in quelle in cui c’è l’alleanza. Andare divisi non significa mandarsi a quel paese, anzi è giusto dirsi le cose in faccia».

Tuttavia tenterete di sorpassare i Dem?

«Cercheremo il risultato migliore possibile, nell’interesse dell’opposizione».

Non c’era nella piazza del Pd, ma quale effetto le ha fatto?

«Non abbiamo gelosie, siamo felici che la piazza fosse piena. Non mi ha stupito che il popolo dem, il sindacato, le associazioni che manifestavano, mostrassero affetto per Conte e chiedessero unità. La stagione in cui abbiamo governato con il Pd, in piena emergenza sanitaria, ha rappresentato il momento di massima vicinanza tra istituzioni e cittadini. E questo viene riconosciuto».

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