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“Rosatellum incostituzionale”, +Europa presenta ricorso alla Corte europea dei diritti umani

IL segretario di +Europa, Riccardo Magi

 
Il segretario Magi: “Chiediamo alla Cedu di riconoscere che c’è stata una violazione del diritto dei cittadini”
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A causa di un ricorso che punta ad arrivare fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, il Rosatellum - attuale legge elettorale - potrebbe presto incamminarsi sulla strada dell’incostituzionalità. Il percorso è ancora lungo, ma se accadesse sarebbe la terza bocciatura nel giro di pochi anni. Il capofila della contesa, come accaduto per le due leggi precedenti, è ancora una volta l’avvocato Felice Besostri, ex parlamentare dei Ds e fautore dei ricorsi che hanno portato alle sentenze con cui la Corte ha demolito prima il Porcellum e poi l’Italicum. Ora, però, serve un passaggio intermedio, che vede nella Corte europea dei diritti dell’uomo il principale mezzo per arrivare all’incostituzionalità del tanto odiato Rosatellum. La sponda politica dell'operazione è rappresentata da +Europa che, insieme al segretario Riccardo Magi, è tra i più acerrimi contestatori dell’attuale legge, soprattutto per via della soglia di sbarramento - fissata al 3 per cento - che impedisce l’ingresso in par…

A causa di un ricorso che punta ad arrivare fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, il Rosatellum - attuale legge elettorale - potrebbe presto incamminarsi sulla strada dell’incostituzionalità. Il percorso è ancora lungo, ma se accadesse sarebbe la terza bocciatura nel giro di pochi anni. Il capofila della contesa, come accaduto per le due leggi precedenti, è ancora una volta l’avvocato Felice Besostri, ex parlamentare dei Ds e fautore dei ricorsi che hanno portato alle sentenze con cui la Corte ha demolito prima il Porcellum e poi l’Italicum. Ora, però, serve un passaggio intermedio, che vede nella Corte europea dei diritti dell’uomo il principale mezzo per arrivare all’incostituzionalità del tanto odiato Rosatellum. La sponda politica dell'operazione è rappresentata da +Europa che, insieme al segretario Riccardo Magi, è tra i più acerrimi contestatori dell’attuale legge, soprattutto per via della soglia di sbarramento - fissata al 3 per cento - che impedisce l’ingresso in parlamento ai partiti minori.

Riavvolgendo il nastro, la questione risale all’indomani del voto del 25 settembre del 2022. +Europa, insieme ad un gruppo di cittadini, ha deciso di presentare un centinaio di ricorsi alla Giunta per le elezioni del Senato, l’organo parlamentare a cui spetta l’impugnazione della proclamazione degli eletti. L’obiettivo è duplice: contestare gli effetti distorsivi del Rosatellum e le parti ritenute in conflitto con la Costituzione, per varie ragioni. La prima è che secondo i ricorrenti sarebbe illegittima la parte che prevede che il voto dato solamente ad una lista venga trasferito automaticamente anche al candidato singolo dell’uninominale. Quest’ultimo - contestano i ricorrenti - risulta eletto anche grazie ai voti delle liste collegate. E questo sarebbe in contrasto con l’articolo 56 della Costituzione, secondo cui il parlamentare è eletto a suffragio diretto.

La seconda questione riguarda le tanto odiate liste bloccate, tra i tratti più distintivi del Rosatellum e che secondo gli autori del ricorso porterebbero all’elezione di un parlamento nominato dai partiti e non dagli elettori. La terza ha a che fare con la ripartizione dei voti dati alle liste che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. La legge prevede che le preferenze ottenute da un partito che non ha superato il tre per cento vengano reindirizzate verso le liste coalizzate; il tutto - obiettano i ricorrenti - contro la volontà degli elettori che hanno optato per un altro partito. La quarta e ultima questione riguarda l'estensione del voto dall’uninominale alle liste collegate, senza che venga data all’elettore la possibilità di votare in maniera disgiunta, cioè votando un candidato diverso dalla lista associata.

Tutte obiezioni che sono state fatte recapitare alla Giunta delle elezioni del Senato, con la richiesta esplicita, da parte di chi ha presentato i ricorsi, di sottoporre la questione al giudizio della Corte Costituzionale. Niente da fare. Lo scorso maggio la Giunta ha optato per il rigetto, rifiutandosi di portare il Rosatellum al cospetto della Consulta. Una decisione che ha fatto piovere sull'organo di Palazzo Madama accuse di conflitto di interessi, in quanto tra i suoi membri siedono alcuni eletti messi nel mirino proprio dei ricorsi. Si tratta del senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, della 5 stelle Ada Lopreiato e di Salvatore Salemi, sempre di FdI. Tutti e tre - sostengono i ricorrenti - grazie al meccanismo distorsivo del Rosatellum, sarebbero stati eletti pur avendo preso meno voti dei secondi arrivati. Salemi sarebbe addirittura arrivato terzo.

“La Convenzione europea dei diritti dell’uomo dice che ci deve essere una possibilità di ricorso in sede giurisdizionale e noi in Italia abbiamo solo la Giunta per le elezioni, che però è un organo politico”, spiega Magi. “Noi chiediamo alla Cedu di riconoscere che c’è stata una violazione del diritto dei cittadini e che la Giunta, al contrario di quanto è accaduto, avrebbe dovuto occuparsi dei ricorsi”. La partita delle legge elettorale, tra le altre cose, è destinata ad intrecciarsi con quella della riforma costituzionale. Secondo Magi “l’eventuale incostituzionalità del Rosatellum per forza di cose entrerebbe nel dibattito sul premierato”. L’obiettivo, in sostanza, è che la nuova legge elettorale - indispensabile in vista del possibile passaggio all'elezione diretta del presidente del consiglio - tenga conto dei vizi del meccanismo attuale, soprattutto per quanto riguarda le liste bloccate.

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