Prescrizione per abusi su minori, sospesa e trasferita la pm Sinatra: è la magistrata che denunciò molestie dal procuratore
di Liana MilellaLa magistrata Angela Sinatra
ROMA - Inerzie ed estremo ritardo nella definizione di inchieste su violenze ed abusi sessuali, con minori vittime in alcune vicende, che avrebbero provocato in più di un caso la prescrizione dei reati. E’ con queste motivazioni che il Csm usa, ancora una volta, la mano severa nei riguardi della pm di Palermo Alessia Sinatra. Sì, proprio lei, che già a febbraio si era vista cadere addosso una “censura” per aver parlato con Luca Palamara delle molestie subite dall’ex procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. L’aveva chiamato più volte “porco”, non voleva che diventasse capo della procura di Roma, ma anche se si sfogava con un amico e non aveva certo potere per influire su quella nomina, ha pagato per questo. Punita lei, dunque. E un buffetto, solo la perdita di anzianità di due mesi toccò a lui nel dicembre 2021, l’ex capo dell’ufficio che l’aveva molestata, anche se lui ha sempre negato di averlo fatto.
Ma il duro verdetto per Sinatra, da sempre pm che si occupa proprio dei reati del C…
ROMA - Inerzie ed estremo ritardo nella definizione di inchieste su violenze ed abusi sessuali, con minori vittime in alcune vicende, che avrebbero provocato in più di un caso la prescrizione dei reati. E’ con queste motivazioni che il Csm usa, ancora una volta, la mano severa nei riguardi della pm di Palermo Alessia Sinatra. Sì, proprio lei, che già a febbraio si era vista cadere addosso una “censura” per aver parlato con Luca Palamara delle molestie subite dall’ex procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. L’aveva chiamato più volte “porco”, non voleva che diventasse capo della procura di Roma, ma anche se si sfogava con un amico e non aveva certo potere per influire su quella nomina, ha pagato per questo. Punita lei, dunque. E un buffetto, solo la perdita di anzianità di due mesi toccò a lui nel dicembre 2021, l’ex capo dell’ufficio che l’aveva molestata, anche se lui ha sempre negato di averlo fatto.
Ma il duro verdetto per Sinatra, da sempre pm che si occupa proprio dei reati del Codice rosso, non finisce qui. Perché adesso arriva sulla sua testa un’altra sentenza choc. La decide di nuovo la sezione disciplinare del Csm, presieduta dal vice presidente, l’avvocato indicato dalla Lega Fabio Pinelli. E che nel collegio vede presenti l’avvocata di Paternò Rosanna Natoli laica di Fdi, Paola D’Ovidio di Magistratura indipendente, Geno Chiarelli giudice di Area, Antonino Laganà di Unicost e il pm indipendente Roberto Fontana.
Una decisione durissima, che arriva dopo una breve camera di consiglio. In cui non pare che ci siano state forti contrapposizioni nel decidere la colpevolezza di Sinatra. La pena è di quelle davvero pesanti. La difesa attacca: “Sentenza mai vista, addirittura più severa della richiesta della procura generale”. Tuttavia dal Csm si lascia intendere che è stata rispettata la linea di rigore fissata proprio per quei casi in cui ci si trovi di fronte ad una sentenza penale passata in giudicato per un reato accertato con l’elemento del dolo: ancorché prescritto. In gioco c’era infatti l’accertamento delle responsabilità di fronte a casi di violenze su minori: fatti su cui la giustizia non può permettersi gravi ritardi ed inefficienze.
Sei mesi di sospensione, dunque, e il trasferimento dal penale al civile, dopo una vita passata a fare il pubblico ministero, e per giunta con il trasferimento da Palermo (dove Sinatra vive con una madre che sta poco bene) a Caltanissetta. Dunque due pene in una sola sentenza: la sospensione e il trasferimento. La colpa? Aver trattato con estremo ritardo, fino all’archiviazione, alcuni casi di violenza su minori, negli ultimi vent’anni.
Ma che cosa aveva chiesto la pubblica accusa? La sostituta procuratrice generale della Cassazione Mariella De Masellis, magistrata di lunga esperienza, aveva chiesto invece solo la perdita di anzianità di tre mesi, pur senza negare che dei ritardi nella conduzione delle inchieste ci sono stati. Ed è evidente che tra la richiesta e la sentenza siamo di fronte a una differenza abissale.
Tant’è che l’avvocato difensore di Alessia Sinatra, il civilista Mario Serio, ex laico dello stesso Csm, e quindi assai esperto delle dinamiche di palazzo dei Marescialli, appena scelto dall’attuale maggioranza come componente dell’ufficio del Garante delle persone private della libertà, reagisce indignato: “Per Alessia questa è una condanna senza precedenti, più grave perfino di quelle decise per i fatti dell’hotel Champagne. Mai vista una cosa simile”. E ancora, quasi non volesse credere alla decisione che sta leggendo: “Non si ricorda a memoria d'uomo una sentenza così pesante per incolpazioni di questo tipo, che supera di gran lunga ancora una volta la richiesta della procura generale della Cassazione”
E a chi lo chiama per cercare un ulteriore commento, Mario Serio non nega le sue forti preoccupazioni per la salute stessa della sua assistita, già duramente provata dal caso Creazzo, non solo dai fatti in sé, ma da quella che lei considerò la “brutalità” sia della Procura generale della Cassazione che poi del Csm nell’affrontare le ragioni del suo caso.
E mentre Sinatra, sconvolta dalla sentenza vola da Roma a Palermo senza parlare con nessuno, ecco un ulteriore commento strappato al suo legale che l’ha seguita in tutta la penosa e dolorosa vicenda del procuratore Creazzo: “Non nascondo che temo per la salute di Alessia, che in questi anni ha vissuto momenti personali molto difficili, e adesso si trova anche in una situazione familiare che rende complessa la sua esistenza. Questa sentenza l’ha distrutta”.
Sia lei che il suo difensore non si aspettavano un esito simile. Ma al Csm invece non hanno dubbi. Il capo di imputazione che il suo “tribunale” le ha contestato è esplicito: "Negligenza inescusabile, grave e ingiustificato ritardo nel compimento di atti relativi alle sue funzioni in inchieste su abusi e violenze sessuali, anche in danno di minori, fino ad arrivare in alcuni casi alla prescrizione dei reati”. Segue, in vari punti, un elenco dei singoli casi di violenze in famiglia, in cui la pm Sinatra avrebbe atteso troppo a lungo per giungere alle conclusioni determinando poi le archiviazioni.
Ma, come spiega lo stesso Serio, la versione dell’accusata è stata differente. Lei avrebbe fatto immediatamente accuratissime indagini che però non avrebbero consentito di stabilire con certezza le responsabilità penali per via di racconti contraddittori e incongrui delle parti offese, come gli stessi periti avrebbero affermato nei loro rapporti. Da qui la strategia di non giungere subito a una conclusione processuale, ma attendere invece eventuali sviluppi. Prima di archiviare e in attesa di possibili elementi nuovi, Sinatra ha preferito accantonare i fascicoli per occuparsi di altri più urgenti, che peraltro erano moltissimi. Dopo tempo ha ripreso i fascicoli precedenti e avendo constatato che non vi erano elementi nuovi capaci di giustificare una richiesta di rinvio a giudizio, ha chiesto una motivata archiviazione. A suo avviso senza arrecare danno a nessuno.
Ma se questa è stata la sua linea di difesa, è evidente che la sezione disciplinare ha interpretato il suo modo di condurre le indagini in modo diverso ed è andata diritta verso la contestazione disciplinare. L’avvocato Serio ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione, e saranno dunque le Sezioni unite a decide il destino professionale di Alessia Sinatra.