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Il limbo dei migranti Lgbtq+, associazioni gay in allarme: “Sicurezza a rischio in Albania per leggi omofobe e diritti non tutelati”

(fotogramma)
Dal Circolo Mario Mieli a Arcigay: a Tirana discriminazioni per accesso a cure e istruzione. Nel 2019 il primo richiamo: “Non è un paese sicuro”
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La fuga da un paese a rischio per poi, dopo l’accordo tra Italia e Albania, ritrovarsi in un altro. E per i migranti Lgbt è punto e a capo. L’approdo sulle coste della penisola obbliga ora i profughi, compresi quelli appartenenti alla comunità gay, a un secondo viaggio. Questa volta verso gli hotspot di Tirana, dove però i diritti delle minoranze non sono tutelati.

Da Palazzo Chigi, fianco a fianco con il premier albanese Edi Rama, Giorgia Meloni festeggiava l'intesa. “È un accordo di respiro europeo. Dimostra che si può collaborare sul fronte della gestione dei flussi – dichiarava la presidente – L'Albania darà la possibilità di utilizzare alcune aree del territorio albanese con l'Italia che potrà allestire centri”. Due hotspot per un totale di 3 mila persone, fino a 39 mila l’anno. Le polemiche portano poi a una seconda precisazione: in direzione Tirana solo uomini maggiorenni.

Maggiore età o meno, alle prime parole dell’accordo, dal Circolo Mario Mieli di Roma ad Arcigay le as…

La fuga da un paese a rischio per poi, dopo l’accordo tra Italia e Albania, ritrovarsi in un altro. E per i migranti Lgbt è punto e a capo. L’approdo sulle coste della penisola obbliga ora i profughi, compresi quelli appartenenti alla comunità gay, a un secondo viaggio. Questa volta verso gli hotspot di Tirana, dove però i diritti delle minoranze non sono tutelati.

Da Palazzo Chigi, fianco a fianco con il premier albanese Edi Rama, Giorgia Meloni festeggiava l'intesa. “È un accordo di respiro europeo. Dimostra che si può collaborare sul fronte della gestione dei flussi – dichiarava la presidente – L'Albania darà la possibilità di utilizzare alcune aree del territorio albanese con l'Italia che potrà allestire centri”. Due hotspot per un totale di 3 mila persone, fino a 39 mila l’anno. Le polemiche portano poi a una seconda precisazione: in direzione Tirana solo uomini maggiorenni.

Maggiore età o meno, alle prime parole dell’accordo, dal Circolo Mario Mieli di Roma ad Arcigay le associazioni Lgbt lanciano l’allarme. “Per il governo i migranti Lgbtqia+ non hanno diritto a essere protetti, ma possono subire lo stesso ‘dirottamento’, iniquo a prescindere, riservato ai migranti uomini maggiorenni”, scrive in un comunicato l’associazione romana. “Uno spostamento, peraltro, in un Paese al di fuori dall’UE e che non deve rispettare le normative europee e che, per quanto civile, nel proprio codice penale discrimina ancora le persone Lgbtqia+”.

A rischio la salvaguardia dei migranti che fuggono dai paesi d’origine perseguitati per il loro orientamento sessuale e di genere perché, a Tirana, di tutele ce ne sono poche. Nel codice penale vigente in Albania ancora 21 articoli applicano la distinzione tra eterosessuale e omosessuale. Differenziazione che, per l’avvocata ed esperta dei diritti umani Dea Nini, non porta alcun vantaggio, ma “rafforza i problemi e le lacune che ci troviamo ad affrontare nella sezione dei crimini sessuali”.

Al ministero della giustizia di Tirana i lavori per un nuovo ordinamento hanno preso avvio lo scorso febbraio. Per ora la situazione rimane però invariata rispetto agli scorsi anni, quando nel 2022 la stessa Commissione europea avvertiva l’Albania sul pericolo per la comunità Lgbt. “Nella società albanese, la discriminazione contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer è ancora molto diffusa, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla giustizia, all’occupazione e all’alloggio”, ammoniva Bruxelles.

L’allarme non giunge inaspettato perché, già nel 2019 in occasione del decreto Paesi Sicuri, le associazioni alzarono il tono. Nel testo l’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese inseriva l’Albania tra, appunto, i paesi sicuri, nazioni rispettose dei diritti umani per cui era previsto il rimpatrio del migrante. “Si ritiri il decreto e si provveda subito alla scrittura di un nuovo testo che tenga meticolosamente conto delle legislazioni locali e delle relative categorie ad alta esposizione di rischio in caso di rimpatrio”, recitavano 51 organizzazioni per i diritti riunite in un appello, poi trasformato dal segretario di +Europa Riccardo Magi in un’interrogazione parlamentare. In Albania, dichiarava in Aula il deputato, “i pregiudizi contro le minoranze sessuali si traducono in frequenti discriminazioni e atti di violenza”. Dal Viminale però una risposta è ancora in attesa.

Rischi o no, per i migranti Lgbt in Italia la situazione non è nuova. Già a gennaio dal comparto leghista di Matteo Salvini un emendamento chiedeva l’eliminazione della protezione speciale per motivi sessuali o di genere. Uno stop di Fratelli d’Italia concedeva più tempo alla forma di tutela, ridotta poi nel decreto Cutro a soli casi eccezionali. E ora, l’Albania. “In questi hot spot saranno presenti funzionari italiani”, puntualizza Fabrizio Marrazzo, Portavoce Partito Gay Lgbtq+, ma “la sicurezza sarà in capo alla polizia albanese. Il rischio è che si voglia usare l'Albania per rimpatriarli in Paesi non sicuri come la Tunisia, dove gli Lgbtq+ ed i dissidenti politici sono a rischio di vita”. “Chiediamo che l’Unione Europea vigili su questa mossa dell’Italia perché il nostro Paese non può diventare come l’Ungheria e la Polonia”, commenta Mario Colamarino, portavoce del Circolo Mario Mieli. “Nel corso dei meeting internazionali delle associazioni Lgbtqia+ si percepisce una grande paura per la sorte dell’Italia rispetto al tema dei diritti civili. Questo è il risultato di un anno di governo Meloni”.

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