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Niente ritorno alla leva: la nuova riserva militare composta da diecimila volontari già addestrati

Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Difesa

 
Introdotta nella precedente legislatura subito prima delle elezioni: al governo Meloni la delega per concretizzarla nella riforma della Difesa. Previsto anche un incremento degli organici. Il capo di Stato maggiore: “In Medio Oriente impegno gravoso e di lunga durata”
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Il testo è stato definitivamente approvato un anno fa dalle Camere già sciolte: un voto alle soglie di Ferragosto e nel cuore della campagna elettorale che ha portato alla vittoria del centrodestra. Per questo pochi si sono accorti che esiste ed è in vigore una legge sulla riforma delle forze armate, inclusa la creazione di una riserva con 10 mila uomini e donne da mobilitare in caso di guerra o di grande emergenza.
Il governo Draghi ha lasciato in eredità all’esecutivo Meloni la delega per concretizzare la trasformazione della Difesa tracciata dall’allora ministro Lorenzo Guerini. Ma, come ha sottolineato il suo successore Guido Crosetto, quelle misure sono in parte già superate dagli avvenimenti che richiedono un ulteriore aumento del numero di militari. Lo ha ribadito ieri il capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presentando alle Commissioni parlamentari i piani di investimento, mirati anche a «recuperare la capacità di conflitto convenzionale, intensivo, conti…

Il testo è stato definitivamente approvato un anno fa dalle Camere già sciolte: un voto alle soglie di Ferragosto e nel cuore della campagna elettorale che ha portato alla vittoria del centrodestra. Per questo pochi si sono accorti che esiste ed è in vigore una legge sulla riforma delle forze armate, inclusa la creazione di una riserva con 10 mila uomini e donne da mobilitare in caso di guerra o di grande emergenza.
Il governo Draghi ha lasciato in eredità all’esecutivo Meloni la delega per concretizzare la trasformazione della Difesa tracciata dall’allora ministro Lorenzo Guerini. Ma, come ha sottolineato il suo successore Guido Crosetto, quelle misure sono in parte già superate dagli avvenimenti che richiedono un ulteriore aumento del numero di militari. Lo ha ribadito ieri il capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presentando alle Commissioni parlamentari i piani di investimento, mirati anche a «recuperare la capacità di conflitto convenzionale, intensivo, continuativo e prolungato», insomma a una vera guerra come quella in Ucraina. Cavo Dragone ha pure messo in guardia sull’effetto degli «eventi tragici in Medio Oriente», a partire dall’operazione umanitaria già iniziata con l’invio di due navi in grado di schierare ospedali da campo: «Sappiamo che sarà un impegno gravoso e di lunga durata, che richiederà impiego di personale e mezzi su scala ampia. Non saremo soli perché altri Paesi si stanno unendo e coordinando con noi, ma dovremo essere in grado di sostenere gli impegni presi e fare la nostra parte con l’efficacia che ci ha sempre contraddistinto».
Anche per questo, non basterà l’incremento dell’organico deciso nel 2022 con 10 mila persone da arruolare in più rispetto alle 150 mila attuali: «Il modello a 160mila militari è ampiamente superato dalla realtà – ha dichiarato il capo di Stato maggiore - e realisticamente dobbiamo considerare almeno 10mila unità aggiuntive per il futuro». La Difesa sta inoltre valutando la «progressiva attivazione di una riserva ausiliaria dello Stato, costituita da personale proveniente dal mondo civile e da pregressa esperienza militare». La legge entrata in vigore il 28 agosto 2022 prevede fino a 10 mila riservisti, organizzati su base regionale, da richiamare in caso di guerra o di emergenze nazionali come calamità naturali.
Non è un ritorno alla leva: quelli della riserva saranno volontari, con un precedente addestramento e possibilmente professionalità particolari. Francia e Germania l’hanno introdotta con la sospensione del servizio obbligatorio mentre la Gran Bretagna e gli Stati Uniti l’hanno sempre avuta: sono ex militari, che vengono richiamati ogni anno per un breve aggiornamento e restano disponibili a indossare l’uniforme per cinque-dieci anni. Parigi e Londra ne hanno circa 40 mila; Berlino 31 mila che potrebbero essere presto raddoppiati. Il loro compito è permettere di potenziare rapidamente i reparti, soprattutto dell’Esercito, nei momenti di crisi.
Il disegno elaborato dal governo Draghi si muoveva sul solco di questi modelli, per rinforzare le forze terrestri. Il progetto era quello di abbassare l’età media dei soldati – oggi solo un terzo dell’Esercito ha meno di 30 anni – con arruolamenti in ferma breve dopo i quali si passava alla riserva, come avviene negli altri Paesi. Adesso non è chiaro come Crosetto voglia sviluppare la delega. Il ministro otto giorni fa ha fatto riferimento a Israele e alla Svizzera, che però mantengono la leva e hanno centinaia di migliaia di riservisti. E ha ipotizzato di usare il personale delle forze dell’ordine.
L’ammiraglio Cavo Dragone ieri ha precisato che sono previsti «periodi di addestramento non invasivi, che gli consentano di essere un elemento di aumento delle capacità operative, un valore aggiunto. I riservisti potrebbero non essere mandati in prima linea, ma se si alimentano le seconde linee ci sono più militari di professione che possono essere impiegati nelle zone più a rischio». E in questa aliquota, ha osservato, «perché non pensare, come ha detto il ministro Crosetto, alle forze di polizia, che hanno un addestramento sicuramente vicino a quello delle forze armate e quindi il gap eventualmente da colmare sarebbe residuale?».
Il dibattito è aperto e sarà il Parlamento a decidere. Resta un problema di fondo: attualmente non ci sono risorse economiche né per l’ulteriore aumento delle truppe, né per creare la riserva.

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