Schlein dice no all'invito di Meloni, non sarà alla festa di FdI "Atreju": il confronto si fa in Parlamento
di Lorenzo De CiccoROMA — Dentro FdI speravano nel colpaccio: Elly Schlein alla festa di Atreju. E il sorriso impenetrabile della leader del Pd durante la chiacchierata in Transatlantico con Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione dei Fratelli d’Italia, in veste di ambasciatore di Giorgia Meloni, aveva lasciato ben sperare, nel quartier generale di via della Scrofa. Invece no. «Elly ci ha pensato qualche giorno e ha deciso di non andare», è la risposta, anticipata ieri da Repubblica, che il Nazareno ha recapitato ai piani alti di FdI in mattinata. Prima che Schlein, ospite ieri sera a Piazza Pulita, ci mettesse il carico: «Il confronto si fa in Parlamento, è Meloni che fugge, come sul salario minimo». Segue battuta-citazione di Fiorello: «Peraltro non avrei niente di nero da mettermi...».
Dentro il corpaccione del partito democratico, tutti, a microfoni aperti, difendono la scelta della segretaria. Perfino chi in passato ad Atreju un salto lo aveva fatto. Ma erano altri tempi, viene spiegato. «…
ROMA — Dentro FdI speravano nel colpaccio: Elly Schlein alla festa di Atreju. E il sorriso impenetrabile della leader del Pd durante la chiacchierata in Transatlantico con Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione dei Fratelli d’Italia, in veste di ambasciatore di Giorgia Meloni, aveva lasciato ben sperare, nel quartier generale di via della Scrofa. Invece no. «Elly ci ha pensato qualche giorno e ha deciso di non andare», è la risposta, anticipata ieri da Repubblica, che il Nazareno ha recapitato ai piani alti di FdI in mattinata. Prima che Schlein, ospite ieri sera a Piazza Pulita, ci mettesse il carico: «Il confronto si fa in Parlamento, è Meloni che fugge, come sul salario minimo». Segue battuta-citazione di Fiorello: «Peraltro non avrei niente di nero da mettermi...».
Dentro il corpaccione del partito democratico, tutti, a microfoni aperti, difendono la scelta della segretaria. Perfino chi in passato ad Atreju un salto lo aveva fatto. Ma erano altri tempi, viene spiegato. «Va tenuto in conto il contesto, non c’era la contrapposizione di oggi», dice in un corridoio della Camera Piero Fassino, che dagli archivi risulta avere partecipato a un’iniziativa nel settembre 2008. «Ma io nemmeno me lo ricordo, sono passati quindici anni». Per Matteo Orfini, che nel 2015 partecipò ad Atreju a una chiacchierata, oggi si direbbe “panel”, col gran capo dei Gabbiani Fabio Rampelli, oltre al contesto politico, va considerata la differenza di gerarchie: «I dibattiti con politici di schieramenti avversi alle feste di partito si sono sempre fatti. Ma un confronto fra i due leader è cosa diversa, Elly ha fatto bene a non andare».
Perfino a microfoni “off”, in pochi, nel Pd, biasimano la segretaria. Qualcuno azzarda un «io ci sarei andato», ma nessuno vuole montarci su una polemica, anche perché nel Pd regge la tregua fino alle Europee. Gli schleiniani di ferro invece brindano per come la segretaria ne è uscita. «Io non avevo dubbi: era la cosa giusta da fare», sorride Marco Furfaro, con cui Schlein si è consultata. Al di là della riflessione politica - era impraticabile andare alla festa di Meloni a dicembre, nel pieno della discussione sulla manovra che per il Pd «affama i poveri» - al Nazareno c’è chi è rimasto indispettito anche per la forma. Per due ragioni. La prima: non è stata Meloni a chiamare direttamente Schlein, ma ha mandato Donzelli. Seconda: l’indiscrezione sull’invito è trapelata prima che la segretaria dei democratici avesse dato una risposta.
Di sicuro la mossa di Schlein ha mandato in fibrillazione FdI. Prima che il Pd facesse sapere del diniego, il ministro Luca Ciriani aveva benedetto l’invito su Rai3. Quando il no della segretaria dem è diventato di dominio pubblico, Donzelli invece ha smentito che un invito formale fosse partito (mentre dal Nazareno confermano la richiesta a voce), per poi aggiungere una punzecchiata: «Solo chi non si sente forte delle proprie idee fugge dal confronto». Fallito il colpaccio Schlein, a via della Scrofa ci si chiede: che fare? Perché l’obiettivo è un parterre più largo del recinto della destra. Carlo Calenda potrebbe esserci, mentre Matteo Renzi non è stato invitato e in ogni caso i rapporti con Meloni sono gelidi da mesi. Per questo tra i colonnelli di FdI c’è chi azzarda: invitiamo Giuseppe Conte, sempre che accetti. Ma non tutti, visto il precedente di Schlein, sono convinti.