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Meloni a Zagabria per difendere gli accordi con Albania e Tunisia sui migranti

Meloni a Zagabria con Moraviecki e Plenkovic

 (ansa)
Dopo il ridimensionamento da parte di Bruxelles, incontra il presidente del Consiglio europeo Michel e i premier di Croazia, Polonia e Malta
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ZAGABRIA – A cena, lontana da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni difende il patto sui migranti con l’Albania appena siglato. E sceglie di farlo nonostante il fatto che quello stesso patto, poche ore prima, è stato pesantemente circoscritto e ridimensionato da Bruxelles. Per l’Europa, infatti, il trasferimento potrà valere soltanto per chi viene soccorso in acque internazionali e non varrà invece per chi si trova già in acque italiane. Ad ascoltarla, nella capitale croata, c’è Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo. A lui e ad altri tre leader continentali presenti (oltre al croato, il polacco e il maltese), la presidente del Consiglio illustra il “jolly” albanese. Sa bene che esiste il rischio che il progetto parta gravemente depotenziato, ma è pronta ad assicurare – come trapelava alla vigilia da Palazzo Chigi – che si tratta comunque di una “soluzione innovativa” che può diventare “un modello per il futuro”. Dunque replicabile anche da altri partner e in altri Paesi extra-europ…

ZAGABRIA – A cena, lontana da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni difende il patto sui migranti con l’Albania appena siglato. E sceglie di farlo nonostante il fatto che quello stesso patto, poche ore prima, è stato pesantemente circoscritto e ridimensionato da Bruxelles. Per l’Europa, infatti, il trasferimento potrà valere soltanto per chi viene soccorso in acque internazionali e non varrà invece per chi si trova già in acque italiane. Ad ascoltarla, nella capitale croata, c’è Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo. A lui e ad altri tre leader continentali presenti (oltre al croato, il polacco e il maltese), la presidente del Consiglio illustra il “jolly” albanese. Sa bene che esiste il rischio che il progetto parta gravemente depotenziato, ma è pronta ad assicurare – come trapelava alla vigilia da Palazzo Chigi – che si tratta comunque di una “soluzione innovativa” che può diventare “un modello per il futuro”. Dunque replicabile anche da altri partner e in altri Paesi extra-europei, sembra suggerire la presidente del Consiglio.

Meloni parla molto di Europa. L'Unione, sostiene, deve diventare ''un gigante politico e non burocratico''. A tavola siede come detto il premier uscente polacco Mateusz Morawiecki e quello maltese Robert Abela. Il primo è un alleato conservatore di Meloni, ma è anche il leader che più si è speso per frenare ogni soluzione vantaggiosa per l’Italia in sede europea (e che, in ogni caso, è destinato a cedere presto lo scettro del governo all’avversario popolare Danald Tusk, che ha vinto le elezioni). Meloni, comunque, sostiene in Croazia un meccanismo che giudica ingegnoso. E sponsorizza anche un altro potenziale fallimento, quel Memorandum tra Unione europea e Tunisia, ancora (e chissà per quanto) incompiuto e congelato a causa delle resistenze del tunisino Saied. La leader di Fratelli d’Italia difende comunque l’accordo con Edi Rama, che giudica uno dei pilastri fondamentali di quella “dimensione esterna” che serve a migliorare la gestione dell’emergenza migratoria.

Emergenza, in effetti, non è definizione scelta a caso. Gli ultimi dati in possesso dell’esecutivo sono a dir poco impietosi: nel corso del 2023 – numeri aggiornati al 16 novembre – sono giunti in Italia 149.579 migranti (nel 2022 erano 93.488, l’anno prima 59.458). Di questi, 17.831 sono cittadini della Guinea, 16.760 tunisini e 15.834 provengono dalla Costa d’Avorio. Le partenze si registrano soprattutto dalla Tunisia: sono ben 94.808 i migranti che si sono imbarcati da questo Paese del Nord Africa, con un incremento del 244% rispetto al 2022. A parziale consolazione, si è passati dagli oltre 25 mila arrivi di agosto ai 10.332 di ottobre e ai 5495 dei primi quindici giorni di novembre (ma è anche iniziata la stagione fredda e di mare mosso). Il numero annuale complessivo di migranti in arrivo dalla Tunisia vanifica in ogni caso lo sforzo di contenimento delle partenze da tutti gli altri Paesi.

Oggi Meloni avrà anche un bilaterale con il premier croato Andrej Plenkovic. Un’occasione anche per ragionare della rotta migratoria balcanica, che ha spinto Roma a sospendere la circolazione garantita da Schengen, con effetti a cascata anche su Zagabria: poco dopo lo stop italiano, infatti, pure gli sloveni hanno adottato le stesse misure di “contenimento” nei confronti di Croazia e Ungheria. Il risultato è il prevedibile aumento degli irregolari sul territorio croato, impossibilitati a procedere verso il Nord e l’Ovest del Continente.

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