Hanno tutti ragione | Dopo Vox e i polacchi Meloni punta tutto su Sunak, l'unico premier in carica che è già un ex
di Stefano CappelliniGiorgia Meloni con Rishi Sunak
Questo è il numero di venerdì 17 novembre 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Lo scherzo telefonico dei comici russi è l’inciampo che Giorgia Meloni ha vissuto peggio in questo anno abbondante a Palazzo Chigi, perché ha sfregiato la narrazione alla quale la presidente del Consiglio tiene di più: il presunto riconquistato prestigio internazionale dell’Italia e della sua politica estera. Un castello di finzioni che Meloni ha addobbato con poche e improvvisate luminarie: uno scatto fotografico alla Casa Bianca con Joe Biden, il fantomatico piano Mattei per l’Africa, le card social di Fratelli d’Italia che salutano ogni Consiglio europeo come fosse una svolta epocale grazie al nuovo atteggiamento della Nazione, sempre maiuscola. A Meloni va riconosciuto di aver tenuto una linea ferma sulla guerra in Ucraina, cosa non scontata visti precedenti e alleati. Ma per il resto, ben prima dello scherzo russo, non c’è terre…
Questo è il numero di venerdì 17 novembre 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Lo scherzo telefonico dei comici russi è l’inciampo che Giorgia Meloni ha vissuto peggio in questo anno abbondante a Palazzo Chigi, perché ha sfregiato la narrazione alla quale la presidente del Consiglio tiene di più: il presunto riconquistato prestigio internazionale dell’Italia e della sua politica estera. Un castello di finzioni che Meloni ha addobbato con poche e improvvisate luminarie: uno scatto fotografico alla Casa Bianca con Joe Biden, il fantomatico piano Mattei per l’Africa, le card social di Fratelli d’Italia che salutano ogni Consiglio europeo come fosse una svolta epocale grazie al nuovo atteggiamento della Nazione, sempre maiuscola. A Meloni va riconosciuto di aver tenuto una linea ferma sulla guerra in Ucraina, cosa non scontata visti precedenti e alleati. Ma per il resto, ben prima dello scherzo russo, non c’è terreno sul quale il bilancio di Meloni appaia così povero e disperante: se la politica estera del governo fosse valutata da agenzie di rating come lo stato dei conti pubblici, l’outlook non sarebbe incoraggiante e nemmeno stabile. La prova che le previsioni sono negative ha un nome e cognome: Rishi Sunak.
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Meloni ha da tempo costruito un rapporto molto solido con il premier britannico, ora anche omaggiato di un invito alla festa di Atreju, l’annuale appuntamento con cui la generazione Fronte della Gioventù si cala per qualche giorno nella placenta delle proprie ascendenze mezzo fantasy mezzo celtiche. Prima o poi il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ci finanzierà un'altra mostra, dopo quella su Tolkien, in qualche disgraziato museo. Da Sunak, Meloni ha mutuato l’idea della delocalizzazione dei migranti sostituendo al Ruanda, meta individuata dal governo dei Tories, la più vicina Albania. Non un grande affare: la sentenza della Corte costituzionale britannica che ieri all’unanimità ha bocciato il provvedimento somiglia a un passo falso anche per Meloni. Meloni ha adottato contromisure rispetto a Sunak: ai migranti deportati dal mare in Albania si applicherà il diritto italiano, una sorta di extraterritorialità dei centri gestiti e finanziati dall'Italia oltre Adriatico. Si vedrà se sarà sufficiente a evitare inceppi giuridici.
Resta il monito, dato che la presidente del Consiglio pensava addirittura di procedere nell’iniziativa con l’Albania, così solennemente cassata oltre Manica, senza nemmeno passare dal Parlamento.
Dunque: tutto su Sunak. Lasciamo stare un elemento che pure non sarebbe proprio marginale e cioè che, di tutti i Paesi europei di peso, Meloni ha trovato il modo di costruire un asse con l’unico che è fuori dalla Ue ed è dunque ininfluente sui dossier che più interessano l’Italia, a cominciare dalla riforma del Patto di Stabilità. Succede così che il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier spagnolo Pedro Sanchez cenino insieme e ne esca blindata la candidatura della spagnola Nadia Calviño alla presidenza della Banca europea per gli investimenti (Bei). Da Sunak ospite d'onore ad Atreju ha invece poco da beneficiare il candidato italiano alla Bei surclassato dalla spagnola, l'ex ministro dell’Economia Daniele Franco.
C'è però una questione ancora più rilevante, e strettamente politica, e riguarda le capacità strategiche del gruppo di lavoro meloniano sugli Esteri, dopo la non esaltante prova di quelle logistiche. Difficile capire il perché, al di là del feeling personale, o dell’eventuale mancanza di alternative, Meloni abbia scelto di insistere nel coltivare un rapporto speciale con l’unico capo di governo che è, di fatto, già un ex capo di governo. Le possibilità che Sunak resti a Downing Street dopo le elezioni previste tra pochi mesi, sempre che il governo conservatore non cada prima, sono praticamente nulle. Forse Meloni ritiene che il rapporto con Sunak rafforzi la sua immagine di leader del conservatorismo europeo – che qualcuno tuttora traduce con la surreale definizione di “nuova Thatcher” – tuttavia è più facile che di questa relazione le resti addosso solo l’immagine di un altro partner politico travolto dalle urne, dopo il naufragio dei neofranchisti di Vox e la sconfitta del governo polacco guidato dal Pis, due partiti membri della famiglia europea di cui fa parte FdI. Famiglia già di fatto sfasciata, e che ancora di più rischia di sfasciarsi dopo le Europee della prossima primavera, quando è molto probabile che voti in ordine sparso sulla prossima Commissione Ue. Il bilancio delle relazioni speciali di Meloni in Europa: ha patrocinato la disfatta elettorale dell'impresentabile Santiago Abascal e si è inimicata il governo spagnolo, che si aggiunge a quelli francese e tedesco; ha visto accompagnare all'uscio del governo polacco il collega Mateusz Morawiecki; e ora regala a Sunak qualche momento felice ad Atreju prima che a Londra tornino a governare i laburisti.